La sinistra fascista ha vinto il referendum

Giorgia Meloni ha così commentato il risultato referendario: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia. La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza”.

Quelli italiani, così, hanno confermato l’unione delle carriere tra magistrature inquirente e giudicate voluta dal regime fascista nel 1941. Secondo Dino Grandi la separazione delle carriere: “Determinerebbe la formazione di veri e propri compartimenti stagni nell’organismo della magistratura”. Pertanto: “La formazione e intelligenza professionale del magistrato, lungi dall’esser turbata, è, invece, avvantaggiata dall’esercizio di entrambe le funzioni, che offre il modo di perfezionarsi in tutti i campi del diritto”. Queste parole risalgono al 30 gennaio 1941 e sono contenute nella relazione dell’allora ministro della Giustizia fascista, Dino Grandi. Egli accompagnava la riforma dell’ordinamento giudiziario del regime. Essa eliminò la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, introdotta nell’età liberale (1865). Previde, invece la carriera unica per le due categorie. Nella sua relazione alla riforma dell’ordinamento giudiziario, Dino Grandi sostenne che l’unitarietà delle carriere è l’unica scelta compatibile con il regime fascista.

È innegabile che la separazione delle carriere finirebbe per condurre alla configurazione di un corpo di circa 2.500-3.000 magistrati fortemente arroccati all’interno del ruolo funzionale del Pm. Un corpo di magistrati requirenti in qualche modo autoreferenziali, cui sarebbe preclusa ogni possibilità di scambio di cultura e di esperienze con gli ambienti dei magistrati assegnati alla funzione giudicante”. Dino Grandi? No, Debora Serracchiani, deputata del Pd e responsabile giustizia dei “democratici”, il 16 gennaio 2025.

L’unicità della magistratura è valore fondante del nostro associazionismo: tale sua caratteristica ontologica è incompatibile con ogni possibilità di mediazione e trattativa sugli specifici contenuti delle riforme”. Relazione di Dino Grandi? No, mozione approvata dall’Associazione nazionale magistrati al termine del suo congresso nazionale del 2024.

Col No alla riforma di Carlo Nordio, già giovane liberale dimessosi dal Pli allorquando superò il concorso per entrare in magistratura, nel nome dell’apoliticità della funzione, ha vinto la sinistra fascista contro la destra conservatrice e liberale. Perché se Giorgia Meloni è evoluta con le letture di Giuseppe Prezzolini, Roger Scruton, J. R. R. Tolkien e Michael Ende, la sinistra invece si è involuta nel fascismo, perché prigioniera di un ordine inquirente e giudicante figlio del Dino Grandi del 1941.

Aggiornato il 25 marzo 2026 alle ore 11:12