“O tempora o mores”: con queste parole il sommo Cicerone indicava la decadenza del suo tempo. Questa espressione è pienamente applicabile anche all’Italia di oggi. Raramente la politica ha offerto uno spettacolo così deprimente. Nelle esternazioni di esponenti di tutti i partiti è dato ravvisare non ragionamenti logici e rispettosi, ma ad un latrare reciproco ben lontano dagli interessi del Paese. Il riferimento riguarda in modo particolare la sinistra, per la quale ogni discorso ogni azione non è altro che l’aggressione alla destra e, soprattutto alla sua massima rappresentante. Essa non ha mai perdonato a Meloni di aver vinto le elezioni e perciò non desiste dalla denigrazione e dalle aprioristiche contrapposizioni.
Per la sinistra ancora, quando non è al potere, tutto è relativo e opinabile, perfino la legge. I fatti dimostrano questa affermazione. Il governo fa una legge sui rave party che sono raduni illegali in quanto effettuati su proprietà altrui ed è aspramente criticato.
Viene varato il decreto sicurezza che punisce i blocchi stradali e le occupazioni abusive di immobili e fioccano critiche di ogni specie. Vengono effettuate manifestazioni che si concludono sistematicamente con atti vandalici e aggressioni alle forze dell’ordine e si giustifica il tutto come diritto al dissenso, quando, la costituzione all’articolo 17 stabilisce che per la legittimità, ogni manifestazione deve avvenire in maniera pacifica e senza armi. E quando associazioni di magistrati violano le norme sul loro comportamento la sinistra tace.
In Italia la legge vieta l’iscrizione dei magistrati a partiti politici, ma questo divieto viene aggirato nei comportamenti: l’Associazione nazionale magistrati è essa stessa un partito politico che proclama lo sciopero e fa opposizione all’attività del parlamento senza alcuna conseguenza: i magistrati si considerano depositari di un potere assoluto, come dimostrato dal fatto che qualcuno di loro si permette di affermare in televisione che il ministro di giustizia, titolare dell’azione disciplinare verso di lui, sbaglia. Su tutto questo la sinistra è silente, anzi se ne fa sostenitrice.
Perfino un referendum, quale quello sulla separazione delle carriere dei magistrati, viene sfruttato per dare uno scossone al governo con motivazioni peraltro del tutto prive di fondamento, quali l’incostituzionalità, che la riforma non risolve il problema della durata dei processi, la sottoposizione del pubblico ministero al controllo dell’esecutivo.
In quest’opera per nulla costruttiva si distinguono la segretaria del Partito democratico ed i parlamentari del Movimento 5 stelle tutti tarati allo stesso modo: verbosità violenta, sovrapposizione ai discorsi degli altri, conclusioni sistematiche sulla inadeguatezza del governo Meloni. Il loro leader aggiunge, come traspare dai suoi interventi, il risentimento per non essere a palazzo Chigi che le è stato regalato e che difficilmente rioccuperà nel futuro, considerata la forza elettorale del Pd. Il medesimo discorso si può fare per i rappresentati di Avs. La riforma della giustizia riguarda solo aspetti organizzativi: non c’è una virgola che sia incostituzionale o che attenti all’autonomia della magistratura. La verità che si deve riscontrare è che, questa, pur essendo un ordine, si atteggia come un potere che non ammette alcuna forma di controllo; eppure, la Costituzione non prevede la categoria degli intoccabili. Nessuno può perfino toccare l’indipendenza dei magistrati, ma è ineludibile stabilire anche per essi la responsabilità civile, come hanno deciso i cittadini italiani con un referendum rimasto inattuato.
Quanto al governo, bene ha fatto a porre nel suo programma il problema dell’immigrazione clandestina, finora, però, non ha raggiunto i risultati promessi, perché non si è dotato di strumenti normativi adeguati. Non è sufficiente sostenere che l’attività di contrasto è vanificata da magistrati politicizzati. Il problema della migrazione clandestina non può essere oggetto di propaganda politica, per gli effetti importanti sulla vita dei cittadini; esso va affrontato con la responsabilità sia della destra che della sinistra con una normativa chiara che consenta la sua applicazione senza possibilità di interpretazioni discrezionali. La politica finanziaria è corretta come dimostrato dalla stabilità dei conti pubblici e dalla approvazione anche delle agenzie di rating. Nella politica estera il governo ispira la sua azione al pragmatismo. Deve però adottare molta cautela nei confronti degli Stati Uniti la cui politica è nelle mani di un presidente assolutamente imprevedibile e che agisce sempre con assoluta unilateralità. Anche i rapporti con Israele devono essere visti con grande prudenza e tenendo conto dei diritti inalienabili del popolo palestinese. La situazione italiana è comunque sconfortante. Manca la concordia ordinum che è la base fondamentale di ogni processo civile ed economico. I partiti e le maggioranze passano, il Paese rimane.
Aggiornato il 24 marzo 2026 alle ore 11:57
