Baldassarre: “La riforma della giustizia è necessaria”

“Così com’è il Csm non è quello che volevano i nostri padri costituenti”. Antonio Baldassarre ne è assolutamente convinto. In un’intervista a La Stampa, il presidente emerito della Corte costituzionale, motiva il al referendum che modifica la giustizia nel nostro Paese. “La riforma – sostiene – non è soltanto utile, ma necessaria. La separazione delle carriere è il corollario del processo accusatorio, tipico delle democrazie, antitesi dell’altro modello, quello inquisitorio, tipico invece dei regimi autoritari. Ed è quanto volevano i padri costituenti”. Come sottolinea Baldassarre, “la Settima disposizione transitoria della Costituzione stabiliva che entro cinque anni si dovesse passare a un processo accusatorio. E ci arrivammo soltanto nel 1989”. Non ci sono alternative alla separazione delle carriere?

“Il processo accusatorio vi si associa necessariamente – prosegue Baldassarre – come diceva già Giuliano Vassalli in una famosa intervista al Financial Times. Senza, non può funzionare. È una verità oggettiva. Di certo, così com’è il Consiglio superiore della magistratura, non è quello che volevano i nostri padri costituenti. Non volevano che fosse un organo di autogoverno politico della magistratura. Ricordo Renzo Laconi, il consulente giuridico del Pci: Attenti – diceva della magistratura – che stiamo creando un potere autoreferenziale che può diventare incontrollabile. Purtroppo questo è diventato. Pietro Nenni diceva che l’indipendenza della magistratura va assumendo forme che fanno di quest’ultima il solo vero potere. Un potere insindacabile, incontrollabile, e a volte irresponsabile. Ed era il 1960”.

Il Csm non rispetta la Costituzione? “No – afferma ancora – perché da organo di alta amministrazione si è trasformato in para-politico. Non gli spetta la rappresentanza dei magistrati, che l’Anm difende attraverso il sistema elettivo”. Che pensa del sorteggio tra magistrati per accedere al Csm? “Lo sopporto a malapena”. D’altro canto, Baldassarre non condivide le altre riforme sui si sta spendendo il Governo Meloni. A suo avviso, il premierato e la legge elettorale prefigura un accentramento eccessivo di poteri. “Sul premierato sono stato audito in Parlamento e mi ripeto: sono contrario. Sulla legge elettorale, dico subito che il premio di maggioranza è eccessivo e non rispetta le prescrizioni della Corte costituzionale. Il paletto è chiaro: il premio non deve superare il 55 per cento dei seggi”.

Aggiornato il 04 marzo 2026 alle ore 14:56