Mentre il Medio Oriente esplodeva sotto i colpi dell’operazione “Ruggito del Leone” ˗ l’attacco congiunto Usa-Israele che ha portato all’uccisione dell’Ayatollah Khamenei ˗ il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, si trovava bloccato a Dubai. Non in una missione diplomatica d’urgenza, ma in un viaggio privato per riprendere la famiglia. Il paradosso è servito: l’uomo a capo della nostra sicurezza nazionale è rimasto “ostaggio” del caos aereo e dei droni iraniani, isolato proprio mentre il mondo entrava nella fase più instabile del secolo. Ecco cosa è successo davvero e perché dovremmo preoccuparci.
LA CRONACA DEL CAOS: PERCHÉ DUBAI?
Guido Crosetto era arrivato negli Emirati Arabi Uniti con un volo civile il 27 febbraio 2026. L’obiettivo dichiarato era strettamente personale: recuperare i propri familiari. Poche ore dopo, il mondo è cambiato. L’attacco americano in Iran ha scatenato la rappresaglia di Teheran, che ha colpito con droni e missili proprio gli Emirati (obiettivi a Dubai e Abu Dhabi), causando la chiusura immediata degli spazi aerei e il blocco di oltre 1.800 voli.
LO SCHIAFFO DEGLI ALLEATI: L’ITALIA NON SAPEVA?
Il punto più critico non è la presenza fisica del ministro a Dubai, ma il deficit informativo. Se gli Stati Uniti e Israele stavano pianificando un attacco di tale portata ˗ definito dall’Idf come frutto di “mesi di pianificazione” ˗ com’è possibile che il ministro della Difesa di un alleato chiave della Nato non fosse stato allertato in tempo per evitare di trovarsi in una “zona calda”?
Mentre Crosetto partecipava in videoconferenza al vertice d’urgenza a Palazzo Chigi da un hotel di Dubai, l’opposizione (Conte e Schlein) sollevava il dubbio atroce: l’amicizia con Trump non ha garantito all’Italia nemmeno una telefonata di preavviso. Un ministro della Difesa bloccato in un territorio sotto attacco missilistico è un bersaglio o, nel migliore dei casi, un uomo vulnerabile. La sua sicurezza è stata messa a rischio da un corto circuito di comunicazione tra alleati.
LO SCENARIO IRANIANO: COSA RISCHIAMO REALMENTE?
L’attacco americano ha decapitato il regime iraniano, ma la reazione di Teheran non è finita. Gli attacchi a Dubai e alle basi in Kuwait (dove sono presenti soldati italiani) dimostrano che l’Iran considera complici tutti i Paesi che ospitano infrastrutture occidentali. Il Viminale ha già innalzato l’allerta massima per gli obiettivi sensibili negli Usa e in Israele sul territorio italiano. Il rischio di “lupi solitari” o cellule dormienti è la preoccupazione principale della nostra Intelligence. Il blocco dello Stretto di Hormuz è la “bomba atomica” economica che Teheran può ancora sganciare, con conseguenze devastanti per i prezzi dell'energia in Italia.
FUORI DAL CORO: LA DIFESA DI CROSETTO E IL “PREZZO DELLO STATO”
Crosetto ha reagito con durezza alle polemiche, annunciando che rientrerà con un volo militare pagandolo di tasca propria il triplo della tariffa standard, pur di non pesare sulle casse pubbliche e per ridurre i rischi per altri passeggeri civili. “La mia presenza qui è stata utile nei rapporti con gli Emirati”, ha dichiarato il Ministro. Ma resta una domanda di fondo: in un’epoca di guerra ibrida e tensioni globali, un ministro della Difesa può permettersi il lusso di essere “scollegato” dalla realtà operativa degli alleati? La vicenda solleva interrogativi profondi sulla nostra sovranità informativa all’interno della Nato. Se l’Italia viene tenuta all’oscuro di operazioni che cambiano i confini del mondo, il problema non è dove si trovi Crosetto, ma quanto conti davvero l’Italia al tavolo dei grandi.
Aggiornato il 02 marzo 2026 alle ore 11:55
