In occasione della presentazione del libro Il mercato del ventre. Il caso della maternità surrogata, in programma il oggi alle ore 18 alla libreria Mondadori in Galleria Alberto Sordi di Roma, abbiamo intervistato l’autore, Giuseppe Cricenti, giudice della Corte di Cassazione, per approfondire uno dei temi più controversi del dibattito contemporaneo: la gestazione per altri, tra diritto, etica e mercato. L’autore de Il mercato del ventre, il caso della maternità surrogata, invita a una riflessione sulla pratica della surrogazione di maternità. “La maternità surrogata a pagamento è un business da miliardi di dollari; ogni pratica costa anche più di 100mila dollari. Soldi che in buona parte finiscono nelle casse delle agenzie cui le coppie si affidano per trovare il gamete giusto e l’utero preferito”.

La donna che “affitta” l’utero è di solito diversa da quella che dona il gamete, ed entrambe sono estranee alla coppia che vuole il bambino. Un escamotage introdotto per impedire rivendicazioni di sorta da parte della gestante?
“Esatto. La coppia committente si rivolge alla banca dei gameti, ed ha la possibilità di scegliere la donatrice con determinate caratteristiche fisiche o di genealogia, o che sia immune da malattie. Inoltre, va considerato che se la Gpa nasce come rimedio alla infertilità, niente vieta di ricorrervi per evitare i disagi della gravidanza, o per evitare che la gravidanza influisca sulla carriera lavorativa. Un processo di commodification, di mercificazione, che ha trasformato in oggetto di mercato i gameti, l’utero e persino il bambino”.
Quali sono i rischi maggiori di questa forma di procreazione?
“Rispetto ad ogni altro tipo di fecondazione artificiale, la Gpa più di tutte espone il bambino all’abbandono. Se in quei 9 mesi la coppia committente si separa o ci ripensa o magari si scoprono malformazioni, i contratti prevedono che la coppia abbia il diritto di recesso. Poiché neanche la gestante vuole il bambino, essendosi obbligata a consegnarlo alla coppia, l’esito è quasi sempre, in questi casi, l’abbandono”.
La procreazione non è più esclusivamente quella biologica o naturale, e dunque la Gpa dovrebbe considerarsi al pari di ogni forma di fecondazione artificiale?
“A sostegno della Gpa si invoca proprio la circostanza che la maternità oggi non è solo un fatto naturale, ma sociale. Il che è vero sul piano descrittivo, ma ciò non significa che ogni forma di maternità debba, sul piano normativo, essere per ciò stesso ammessa senza limiti. La Gpa costituisce una forma di compravendita del bambino, almeno nei casi in cui è previsto un corrispettivo, e comporta uno sfruttamento della donna gestante che nella quasi totalità dei casi è una donna povera originaria di un Paese povero, e lo fa per motivi economici. A lei però arriva solo un decimo di quanto guadagna l’agenzia. Dunque va distinto il piano descrittivo da quelle prescrittivo”.
Ma questi inconvenienti potrebbero essere evitati dalla surrogazione solidale?
“In astratto è possibile ma perché sia altruistica occorre la totale assenza di compenso della donna che “affitta” l’utero, e nessun rimborso spese. Da parte di costei inoltre dovrebbe esserci la sincera intenzione di aiutare la coppia infertile. Cosa che nei Paesi in cui è ammessa, come il Regno Unito, avviene solo nell’1 per cento dei casi. Peraltro, quando non trovano una donna solidale, gli inglesi vanno all’estero a fare quella a pagamento”.
Dunque qual è la posizione delle femministe davanti a una gestazione che da un lato consente la procreazione e per altro verso pone pericoli di sfruttamento della donna?
“La situazione è un po’ più complessa. Proprio perché la surrogazione a pagamento comporta uno sfruttamento della gestante sono contrarie anche molte femministe di sinistra. Le ideologie conservatrici, in generale, si oppongono anche perché vedono nella surrogazione una deviazione dal modello naturale di procreazione ritenuto come l’unico accettabile. Infine molte femministe liberali ritengono che la donna debba avere la libera disponibilità del proprio corpo”.
Molti bambini, tuttavia, nascono nel mondo con questa forma di gestazione. Qual è la situazione attuale?
“All’estero sono in migliaia. In Italia la situazione è diversa. Prima si poteva andare all’estero e poi far riconoscere la filiazione in Italia. Ora questo escamotage è impedito dal fatto che la Gpa è stata resa reato universale, ossia rato anche se commesso all’estero. In Italia fino ad ora ci sono circa 200 persone nate con la Gpa”.
La Gpa è spesso affermata in nome del diritto di procreare, e come questo diritto interferisce con quello del bambino?
“Il diritto di procreare sì è ormai affermato come diritto individuale secondo la logica per cui i diritti individuali servono a realizzarsi pienamente come persona e sono strumentali alla realizzazione di sé. La stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, così come la nostra Corte costituzionale, nel fare bilanciamento tra i diritti del nascituro e quelli della madre o dei genitori, accordano prevalenza a questi ultimi, e in particolare al diritto di procreare. Ormai, in nome dei diritti individuali si consente qualunque forma di procreazione senza particolare attenzione ai diritti di chi nasce con quel metodo procreativo”.
(*) Giuseppe Cricenti, Il mercato del ventre. Il caso della maternità surrogata, Rubbettino, 2025, 168 pagine, 16 euro
Aggiornato il 23 febbraio 2026 alle ore 10:58
