Povera Europa! Non bastavano due guerre alle porte di casa, visto che nelle policrisi del mondo occidentale europeo ci si sono messe anche le piazze in subbuglio di Spagna e Francia. Come al solito, la violenza dei giovani francesi (soprattutto degli immigrati di seconda e terza generazione) pensa di risolvere alla sessantottina le profonde contraddizioni di una scuola che non funziona, soprattutto per colpa della demeritocrazia dilagante, favorita dai fallimentari progetti di inclusione-integrazione della propaganda progressista. Gli studenti francesi ricordano i loro omologhi di molto tempo fa che lottavano per il voto politico, oggi in netta contraddizione con un lavoro sempre più skillato e una crescente disoccupazione culturale (che diverrà presto una vera e propria epidemia), causata dall’ingresso impetuoso dell’AI (Artificial Intelligence) in tutti i settori delle attività umane. Le Costituzioni dicono che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini le stesse condizioni di partenza, e poi ognuno arriverà dove lo porteranno i suoi meriti individuali. Invece, da decenni il metodo pedagogico (woke) imperante ha implicitamente stabilito che tutti quelli che partono debbano comunque arrivare assieme agli altri, vanificando così ogni criterio ragionevole di selezione. Quale è dunque la parola d’ordine dei casseur feignants, i pigri scassa tutto, i cui insediamenti scolastici cadono a pezzi soprattutto grazie al disprezzo dei suoi utenti per l’istituzione scolastica?
Semplice e chiara: “Morte alla piattaforma digitale Parcoursup!”. E chi sarà mai questo mostro digital-burocratico contro cui protestano centinaia di migliaia di studenti francesi, professori compresi? In pratica, si tratta di uno strumento informatico più o meno sofisticato, utilizzato dal competente Ministero francese per gestire l’orientamento e le iscrizioni al primo anno dell’università e degli altri istituti di istruzione superiore. La sua storia è, molto in sintesi, la seguente. Parcoursup è stata introdotta nel 2018 dal governo francese in sostituzione del precedente sistema (Admission Post-Bac). Praticamente, la piattaforma centralizza l’accesso a migliaia di corsi post-diploma, venendo utilizzata ogni anno da circa 900mila studenti, inclusi i candidati stranieri che desiderano studiare in Francia. Il funzionamento del sistema prevede tre fasi separate: esplorazione (da dicembre), in cui gli studenti consultano le schede informative dei corsi, i requisiti di ammissione e i criteri di selezione; scelta delle preferenze (gennaio-marzo), per la compilazione di un fascicolo unico telematico, in cui è possibile specificare fino a un massimo di 10 preferenze (vœux) non gerarchizzate (più eventuali sotto-preferenze); valutazione e risposte (da giugno), che corrisponde alla fase più critica e meritocratica, in cui le singole università e scuole superiori valutano i dossier dei candidati (voti, lettere di motivazione).
A partire da giugno, gli studenti iniziano a ricevere le risposte (ammissione, rifiuto o lista d’attesa) e devono confermare la propria scelta entro scadenze precise. La piattaforma copre quasi la totalità dei percorsi formativi, tra cui le università pubbliche, le classes préparatoires (i corsi biennali selettivi per accedere alle grandi scuole d’élite), i percorsi tecnici e professionalizzanti e diverse scuole specializzate. Parcoursup, pur essendo nata per armonizzare i percorsi e ridurre le disuguaglianze legate al luogo di residenza, è universalmente odiata (sia dai mediocri che dai capaci) e contestata da studenti, genitori e sindacati della scuola per aver introdotto una selezione occulta e meritocratica all’ingresso delle università pubbliche, rimuovendo il principio storico dell’accesso universale all’istruzione superiore per chiunque abbia una maturità (baccalauréat). Quest’ultimo sistema, tuttora vigente in Italia, è responsabile del fenomeno della disoccupazione intellettuale di massa dei laureati. In merito, come suggerito qualche tempo fa dalle pagine de L’Opinione (“Da Daddy alla Dad, Scuola senza futuro”; “Laureati a perdere: per un recovery a costo zero”) esistono ben altre strade per recuperare il tempo perduto, sfruttando le enormi potenzialità dell’AI (Intelligenza Artificiale), purché si abbia sufficiente intelligenza politica per percorrerle.
In sintesi, l’algoritmo non sarebbe altro che uno strumento opaco inteso ad alimentare le disuguaglianze, come dimostra il fatto che la medio-alta borghesia investe una parte non indifferente del suo reddito per iscrivere i figli nei licei più rinomati della Capitale, perché privilegiati nella selezione di Parcoursup. Inizialmente, la protesta degli studenti nasce per contestare i tagli al bilancio, la carenza di docenti e il sovraffollamento delle classi, ma è degenerata rapidamente in guerriglia urbana in diverse città francesi, grazie ai violenti delle banlieu che hanno cercato in ogni modo gli scontri di piazza con la polizia, danneggiando la proprietà privata e gli edifici scolastici. Destra e sinistra, in vista delle elezioni presidenziali del 2027, sfruttano politicamente l’occasione dei moti studenteschi, prendendosela con motivazioni opposte con lo Stato che non funziona. Le destre, infatti, pensano che la matrice delle violenze sia un problema strutturale di mancata integrazione, e di rifiuto delle istituzioni repubblicane da parte di determinati settori giovanili, residenti soprattutto nelle periferie (banlieues) degradate. In tal senso, le proteste rappresentano un attacco ai simboli dello Stato, prendendo di mira proprio la scuola republicaine, che nasce tradizionalmente come luogo di emancipazione e integrazione della Repubblica francese.
I disordini attuali, pertanto, sarebbero da attribuire al crescente radicalismo e “separatismo” che caratterizza larghe fasce di popolazione immigrata (di seconda e terza generazione) che, come dimostrato in più occasioni e in approfonditi studi di settore, vivono in una condizione di parziale scollamento dai valori culturali ed educativi laici della Francia. Da qui, l’infiltrazione delle proteste studentesche da parte di estremisti appartenenti a frange violente esterne, inclusi attivisti anarchici (i cosiddetti black bloc) e giovani delle periferie dediti al vandalismo. Ovviamente, vista da sinistra e dai sociologi di area, la prospettiva è completamente ribaltata, in quanto le cause sono da ricercare nelle disuguaglianze e nella ghettizzazione dei quartieri periferici ad alta densità di popolazione immigrata, dovute alla mancanza di investimenti pubblici, con scuole sotto finanziate, tassi di disoccupazione più elevati e minori opportunità di mobilità sociale. Di fatto, è vero che gli istituti scolastici delle banlieues soffrono la carenza cronica di insegnanti (in fuga per motivi di sicurezza dalle violenze scolastiche) e il degrado strutturale, generando un malcontento giovanile che da sempre si indirizza in manifestazioni violente contro le forze di polizia. Insomma, un Sessantotto senile, quello di un’Europa invecchiata, che non passa mai!
Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 10:30
