In Germania la sinistra radicale spiana la strada all’estrema destra
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L’elezione del trentacinquenne Tobias Rausch dell’Alternative für Deutschland (AfD) alla presidenza del parlamento regionale della Sassonia-Anhalt rappresenta uno spartiacque storico e drammatico per le istituzioni democratiche in Germania e nell’intero continente europeo. Per la prima volta dalla nascita della Repubblica Federale, la carica istituzionale più alta di un consiglio regionale viene affidata a un esponente della destra radicale ed estrema, un evento che infrange ufficialmente e definitivamente il cosiddetto Brandmauer, la barriera protettiva e il cordone sanitario ideato dai partiti tradizionali per isolare le forze antisistema. Tuttavia, ciò che rende questo momento istituzionale una lezione politica universale, valida tanto per Berlino quanto per le dinamiche politiche dell’Italia e dell’Unione europea, è la genesi dell’accordo parlamentare che ha spalancato le porte a questa nomina.

L’ascesa di Rausch alla presidenza del Landtag non si è consumata in un vuoto politico né attraverso una vittoria isolata, ma è stata resa possibile dal sostegno strategico decisivo e preannunciato del Bsw, la formazione di estrema sinistra fondata da Sahra Wagenknecht, a cui si sono aggiunti perfino i franchi tiratori e le crepe all’interno delle forze della Cdu. Questo evento disintegra definitivamente la narrazione consolatoria che descriveva l’estrema destra e la sinistra radicale come entità irriconciliabili e politicamente incompatibili. La realtà emersa dalle urne di Magdeburgo dimostra che la convergenza tra la sinistra rossobruna e l’ultradestra non è un mero espediente tattico o un’opportunità elettorale d’occasione, ma l’espressione concreta di una profonda e strutturale saldatura ideologica.

I due estremi dello spettro politico si ritrovano oggi perfettamente allineati sui grandi nodi strategici della modernità: una virulenta avversione al modello economico capitalistico e di mercato, una tenace opposizione all’allargamento e all’integrazione dell’Unione europea, una sistematica convergenza verso le narrazioni geopolitiche dei regimi autoritari quali la Russia e la Cina, e un ostinato rifiuto dell’architettura democratica e geopolitica occidentale, esteso fino a un’aperta ostilità verso la visione democratica e la sicurezza dello Stato d’Israele.

Le cronache della stampa tedesca confermano come il pragmatismo di facciata sbandierato dai protagonisti celi in verità una sinergia profonda, capace di saldare l’antioccidentalismo radicale e l’antiliberalismo in un unico blocco politico d’azione. Ciò che finora era stato derubricato a mera ossessione analitica dei liberali coerenti trova oggi una verifica empirica e inoppugnabile. Votare le forze della sinistra radicale e populista equivale ormai nei fatti a spianare la strada al potere e alla legittimazione dell’estrema destra. La caduta del cordone sanitario in Sassonia-Anhalt dimostra che quando la democrazia liberale viene attaccata dalle sue estremità, le opposizioni ideologiche di facciata sfumano rapidamente per lasciare spazio a un’alleanza tattica e culturale che ha come obiettivo finale lo smantellamento del consenso europeista e atlantico.

Il mito della diversità morale tra totalitarismi e populismi di matrice opposta crolla di fronte alle dinamiche d’aula e alle alleanze d’interesse. Estremismi apparentemente antitetici si riscoprono facce della stessa medaglia, speculari nelle premesse e perfettamente sovrapponibili negli esiti. Dalla Germania giunge così un monito inequivocabile a tutte le democrazie occidentali. La convergenza politico-istituzionale tra estrema destra e sinistra rossobruna non è più una minaccia teorica, ma una realtà politica compiuta con cui l’Europa dovrà fare i conti.

Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 13:07