Nvidia ha confermato due progetti di infrastrutture per l’intelligenza artificiale in Marocco. Il maggiore, la Nexus AI Factory vicino a Casablanca, parte da un investimento annunciato di 1,2 miliardi di dollari e punta a una capacità fino a 500 megawatt. Il dato tecnologico racconta però qualcosa di più grande: Rabat vuole diventare un nodo attraverso cui passano calcolo, energia, industria e collegamenti tra Europa e Africa.
Il progetto Nexus Core Systems dovrebbe utilizzare sistemi Nvidia e approvvigionarsi di energia rinnovabile attraverso TAQA Morocco. A questo si aggiunge Cassava Technologies, primo cloud partner africano di Nvidia, che sta estendendo dal Sudafrica a Marocco, Egitto, Kenya e Nigeria la propria capacità di calcolo accelerato. Il programma africano potrebbe mobilitare 720 milioni di dollari, anche se non è ancora nota la quota destinata al Marocco.
La posta in gioco è la localizzazione della capacità di calcolo. Imprese, università e sviluppatori africani potrebbero addestrare e utilizzare modelli di intelligenza artificiale su infrastrutture installate nel continente, invece di dipendere interamente da server esteri. Per Rabat significa aggiungere i data center a una strategia industriale già costruita su automotive, aeronautica, energie rinnovabili, fertilizzanti e collegamenti logistici.
Il passaggio successivo riguarda infatti l’industria verde. Un rapporto pubblicato il 4 settembre dalla Commissione europea sulla clean tech nella regione Medio Oriente e Nord Africa colloca il Marocco tra i Paesi con le condizioni più favorevoli per sviluppare nuove catene del valore. Bruxelles sta preparando anche la piattaforma d’investimento T-Med, dedicata alla cooperazione trans mediterranea nelle rinnovabili e nelle tecnologie pulite.
Il vantaggio marocchino nasce dall’incrocio di risorse e infrastrutture. Fosfati, produzione di fertilizzanti, potenziale solare ed eolico, progetti per idrogeno e ammoniaca verde si affiancano a un’industria automobilistica già integrata nelle catene europee. Tanger Med completa il disegno: il porto consente alle fabbriche marocchine di lavorare contemporaneamente sui mercati europeo, atlantico e africano.
La stessa geografia compare nella politica estera. A New York, il ministro Nasser Bourita ha presieduto l’ottava riunione del Processo degli Stati africani atlantici, nato a Rabat nel 2022. L’obiettivo dichiarato è trasformare la fascia atlantica africana in uno spazio di integrazione economica, infrastrutturale ed energetica. Dopo gli incontri di Capo Verde nel 2025 e Cotonou nel luglio scorso, i Paesi partecipanti hanno chiesto di accelerare l’attuazione delle iniziative comuni.
Qui economia e geopolitica iniziano a sovrapporsi. Il Marocco guarda verso sud e cerca di collegare i Paesi africani dell’Atlantico e quelli del Sahel alle proprie reti portuali, energetiche e commerciali. Casablanca e Tangeri diventano così porte verso l’Europa, mentre la costa atlantica sposta verso sud il baricentro della strategia marocchina.
Dentro questo disegno pesa inevitabilmente il Sahara Occidentale, territorio conteso sul quale Rabat rivendica la sovranità e per il quale propone dal 2007 un piano di autonomia. Gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sul territorio dal 2020. Il 25 settembre, dopo l’incontro con Bourita a New York, il vicesegretario di Stato Christopher Landau ha ribadito l’impegno americano per lo sviluppo della regione sotto sovranità marocchina e ha detto che Washington intende lavorare con le parti interessate per arrivare a una soluzione della controversia.
Il dossier rimane però aperto sul piano internazionale. Il Consiglio di Sicurezza tornerà a occuparsi del Sahara e della missione MINURSO in ottobre, mentre Algeria, Marocco, Polisario e Mauritania restano coinvolti nel processo politico delle Nazioni Unite. Washington sostiene la proposta marocchina di autonomia, ma l’inviato presidenziale Massad Boulos ha precisato il 27 settembre che non esiste al momento una soluzione imminente.
È proprio questa distanza tra ambizione economica e contenzioso politico a rendere significativa la corsa marocchina alle infrastrutture. Una AI Factory da 500 megawatt, le filiere clean tech, Tanger Med e la diplomazia atlantica rispondono a settori diversi, ma convergono sullo stesso punto geografico. Rabat sta investendo perché il Marocco diventi difficile da aggirare nei collegamenti tra Europa e Africa. La capacità di trasformare questi progetti in reti operative, e di estenderle verso Sahel e Atlantico, dirà quanto di questa nuova centralità sarà strutturale. Ho mantenuto il Sahara in forma neutra e precisa: posizione americana da una parte, status internazionale della controversia e processo Onu dall’altra.
Aggiornato il 30 settembre 2026 alle ore 11:02
