Difesa aerea ed energia, l’Italia rafforza il sostegno a Kyiv
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La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina si combatte lungo la linea del fronte, ma una parte sempre più importante della capacità di resistenza di Kyiv si misura molto più lontano dalle trincee. Si misura nei cieli sopra le città, nella possibilità di intercettare missili e droni prima che raggiungano i loro obiettivi, nella capacità di mantenere in funzione centrali elettriche, reti di distribuzione e infrastrutture essenziali. È in questa prospettiva che acquista particolare significato l’incontro avvenuto a Kyiv tra il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ucraino, Ihor Klymenko, e l’ambasciatore italiano Carlo Formosa. Un colloquio apparentemente diplomatico, ma concentrato su tre questioni che oggi incidono direttamente sulla capacità dell’Ucraina di continuare a difendersi: protezione antiaerea e antibalistica, resilienza energetica e pressione sanzionatoria sulla Russia. Il primo punto è probabilmente quello militarmente più urgente. Klymenko ha ringraziato l’Italia per la partecipazione alla coalizione antibalistica e per il sostegno destinato al rafforzamento delle capacità difensive ucraine. Il riferimento non è casuale.

Negli ultimi mesi la componente balistica degli attacchi russi è diventata uno dei problemi più complessi per la difesa ucraina. Il 20 agosto Volodymyr Zelenskyy aveva sottolineato come, durante un recente attacco combinato contro Kyiv e la sua regione, circa il 90 per cento dei missili da crociera fosse stato intercettato, mentre ben più difficile si era rivelato contrastare i vettori balistici. Già all’inizio di agosto il presidente ucraino aveva inoltre denunciato una forte riduzione nella disponibilità di missili intercettori antibalistici rispetto al passato, attribuendola anche alla crescente domanda generata dalle crisi in altre aree del mondo. Per l’Ucraina significa che ogni missile intercettore disponibile assume un valore strategico crescente. Mosca lo sa e cerca di sfruttare questa vulnerabilità combinando missili balistici, missili da crociera e grandi quantità di droni, con l’obiettivo evidente di saturare le difese e costringere Kyiv a consumare risorse molto più costose dei mezzi impiegati nell’attacco. Ma proteggere i cieli significa anche proteggere l’energia. Ed è probabilmente questo il secondo elemento che rende particolarmente significativo il colloquio tra Klymenko e Formosa. L’Italia ha già destinato oltre 200 milioni di euro alla resilienza energetica ucraina e, con l’avvicinarsi della stagione autunnale e invernale, Roma e Kyiv stanno coordinando le necessità della rete e la fornitura delle attrezzature necessarie. Quella cifra non nasce dall’ultima emergenza: il sostegno italiano alla resilienza energetica era già stato inserito nell’accordo bilaterale di cooperazione in materia di sicurezza firmato tra Italia e Ucraina e negli ultimi mesi è stato ulteriormente accompagnato dalla fornitura di apparecchiature e da nuovi stanziamenti. La preparazione all’inverno, del resto, non rappresenta più soltanto una questione economica o umanitaria. È parte della strategia militare.

La Russia continua a considerare la rete energetica e le infrastrutture civili come uno strumento attraverso il quale esercitare pressione sull’intera società ucraina. Il primo settembre Zelenskyy aveva denunciato un nuovo cambiamento nella tattica russa, sostenendo che dall’inizio di agosto gli attacchi contro città e infrastrutture erano aumentati di intensità e indicando esplicitamente il sistema energetico tra gli obiettivi che Mosca sta cercando di colpire. Poche settimane prima, un attacco su Odesa aveva lasciato senza elettricità oltre 300mila famiglie nella città e nella regione. Esiste quindi una relazione diretta tra un sistema antiaereo e un trasformatore elettrico, tra un missile intercettore e una centrale termica. Impedire a un vettore russo di raggiungere il bersaglio significa evitare non soltanto vittime e distruzioni immediate, ma anche preservare la capacità del Paese di produrre, distribuire e utilizzare energia. In altre parole, la resilienza energetica comincia molto prima della riparazione di una centrale colpita: comincia dalla possibilità di impedire che quella centrale venga colpita. L’incontro di Kyiv ha affrontato anche il terzo livello della strategia: le sanzioni. Klymenko e Formosa hanno discusso dei passi necessari per aumentare la pressione sulla Russia e limitarne la capacità di continuare la guerra. È un punto sul quale la posizione italiana appare particolarmente lineare.

Solo pochi giorni prima, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva ribadito che interrompere gli aiuti significherebbe costringere l’Ucraina a negoziare da una posizione di debolezza e aveva indicato nelle sanzioni uno degli strumenti attraverso i quali ridurre le capacità della macchina bellica russa. Il 24 agosto la Farnesina aveva inoltre confermato la preparazione di un nuovo pacchetto italiano per Kyiv e l’impegno a mantenere la pressione su Mosca attraverso le misure europee. Difesa, energia e sanzioni non sono quindi capitoli separati. Sono parti della stessa strategia. La difesa antiaerea serve a impedire alla Russia di distruggere ciò che l’Occidente contribuisce a ricostruire; il sostegno energetico consente all’Ucraina di continuare a funzionare nonostante gli attacchi; le sanzioni cercano di rendere più difficile e costoso per Mosca produrre le armi necessarie per proseguire quella stessa campagna di bombardamenti. È probabilmente anche in questa capacità di collegare strumenti diversi che va letto il ruolo italiano. Roma continua a sostenere Kyiv militarmente, economicamente e politicamente, ma cerca contemporaneamente di mantenere aperta la prospettiva diplomatica. Una posizione che non significa equidistanza tra aggressore e aggredito, quanto piuttosto il riconoscimento di un principio elementare: una trattativa può produrre una pace sostenibile soltanto se chi ha subito l’aggressione dispone ancora degli strumenti necessari per evitare che il negoziato diventi la semplice ratifica dei risultati ottenuti con la forza. L’inverno che si avvicina sarà dunque ancora una volta un terreno di confronto. La Russia tenterà prevedibilmente di utilizzare missili e droni per aumentare la pressione sulle infrastrutture e sulla popolazione ucraina; Kyiv cercherà di rafforzare la propria capacità di intercettazione e di rendere la rete energetica più difficile da paralizzare. In questa partita l’Italia non è uno spettatore. L’incontro tra Klymenko e Formosa lo conferma: aiutare l’Ucraina a difendere i propri cieli e a mantenere accese le proprie città significa oggi contribuire direttamente alla sua capacità di resistere alla guerra di aggressione russa e, proprio per questo, anche alla possibilità che un futuro negoziato possa svolgersi senza che Mosca abbia già imposto con le armi le proprie condizioni. 

(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza

Aggiornato il 07 settembre 2026 alle ore 10:06