Libano, quale futuro dopo Unifil?
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A seguito della decisione del Consiglio di Sicurezza dellOnu la missione Unifil in Libano dopo quasi 50 anni di attività, è entrata negli ultimi mesi della sua missione. Sebbene il suo mandato scada il 31 dicembre di quest’anno, il futuro delle misure di sicurezza nel Libano meridionale rimane altamente incerto, con diverse opzioni ancora al vaglio e varie proposte sui prossimi passi da compiere. Nazioni unite e Unione Europea stanno valutando diverse proposte alternative ma i tempi di pianificazione previsti dalla Risoluzione 1.790 dello scorso anno sono ormai scaduti e gli scenari sul tavolo sono ancora molti pur se convergenti su una significativa riduzione del personale da schierare nel Libano meridionale. Con l’avvicinarsi della data di scadenza, si corre il rischio che il Libano meridionale si ritrovi in una situazione di vuoto di sicurezza, pertanto, negli ultimi mesi, diversi Paesi hanno espresso interesse a mantenere una presenza internazionale nel Libano meridionale e ad assumere la guida di un’eventuale missione.

L’Europa tramite il Servizio europeo per lazione esterna (Eeas) ha proposto una missione radicalmente diversa da quelle di mantenimento della pace dell’Onu, a composizione prevalentemente civile. Il nuovo formato passerebbe dal mantenimento della pace con truppe sul campo alla formazione e al rafforzamento delle capacità delle Forze libanesi, consentendo ai Paesi dellUe di mantenere una presenza militare in Libano quale minima cornice di sicurezza. L’attenzione sarebbe rivolta all’addestramento e al rafforzamento delle Forze armate libanesi e delle forze di sicurezza interna, al fine di fornire loro le competenze e le attrezzature necessarie per affrontare Hezbollah.

Anziché una forza di mantenimento della pace su larga scala, le discussioni a Bruxelles e tra gli Stati membri stanno esplorando configurazioni più flessibili incentrate sul sostegno alle istituzioni libanesi piuttosto che sul pattugliamento diretto delle zone di confine. Inizialmente era stata presa in considerazione una guida congiunta Italia-Francia, ma poi si è optato per una rotazione più breve, con la Francia che potrebbe assumere inizialmente la guida, seguita dall’Italia. Qualsiasi proiezione deve però tener conto dell’avversione araba verso i francesi e di quella israeliana verso la Spagna oltre al fatto non trascurabile relativo alla presenza di Israele in territorio libanese e alle sue operazioni militari in corso nei villaggi di confine, nonostante il cessate il fuoco attualmente in vigore.

In merito, l’accordo quadro prevede l’istituzione di “zone pilota” nel Libano meridionale che sarebbero poste sotto il controllo delle Forze armate libanesi (Laf) e liberate dalla presenza e dalle armi di Hezbollah prima del ritiro israeliano, che avverrebbe previa verifica. Le modalità come tale verifica debba essere effettuata non sono state definite neppure nel corso dell’ultimo incontro tra i rappresentanti israeliani e libanesi avvenuto a Roma lo scorso 4 agosto. Un nuovo incontro avverrà di nuovo a Roma il prossimo settembre e il fatto che la sede prescelta continui a essere Roma può far preconizzare un ruolo determinante dell’Italia nella questione.

A prescindere dagli esiti, l’Unifil cesserà le operazioni il 31 dicembre. Con la scadenza del mandato della missione, i compiti delineati dalla Risoluzione 1.701, tra cui il monitoraggio della cessazione delle ostilità e il sostegno allo schieramento dell’esercito libanese a sud del fiume Litani, giungeranno al termine. A livello pratico, ciò significa che l’Unifil non sarà più presente sul campo per monitorare, riferire e coordinare quotidianamente le parti, ma smantellerà invece le proprie basi senza che le Forze armate libanesi (Laf) siano in grado di assumersi gradualmente la piena responsabilità della sicurezza, non ricorrendo a un’altra forza internazionale.

Aggiornato il 07 agosto 2026 alle ore 13:31