La lunga guerra tra Russia e Ucraina sta mostrando svariati aspetti che nei conflitti della storia, nel suo complesso temporale, non erano presenti. Uno di questi mette termine al concetto millenario che delimita la “linea del fronte”; in questo scenario i combattenti potevano vedersi e si uccidevano. Di fatto la fine della guerra del fronte è stata una evoluzione del conflitto iniziato a febbraio 2022; quando iniziò si trattava di due eserciti ex-sovietici che si combattevano utilizzando tattiche della Seconda Guerra mondiale, veicoli blindati, carri armati e varia artiglieria, ma ora tali modalità belliche, su questo scenario, sono quasi totalmente estinte, lasciando spazio a sistemi di guerra incentrati sulla “rete” e sui droni. Anche se alcuni contesti per essere conquistati o controllati esigono la classica “guerra con gli scarponi”, ovvero combattimenti quartiere per quartiere e porta a porta, magari con l’ausilio di droni dell’ultima generazione o robot terrestri. Un esempio di guerra di rete è basato sulla connessione in tempo reale tra comandanti, soldati e armamenti, fattore determinate al fine di ottenere una velocità di comando immediata quindi un vantaggio nella strategia di combattimento.
Un altro fattore di cambiamento ovvero di evoluzione in ambito bellico, lo sta mostrando l’Ucraina, che da ex satellite sovietico, anche se storicamente ha avuto ruoli di primaria importanza, è diventata una potenza militare, ovviamente anche grazie a “fattori esterni”, che l’hanno posta all’avanguardia tecnologica soprattutto nell’ambito dello sviluppo dei droni. La lunga guerra sta anche creando difficoltà di arruolamento, sia in Ucraina che in Russia, per evidenti motivi legati al numero giornaliero di morti da ambo le parti, una difficile stima a causa della assoluta riservatezza mantenuta dai rispettivi governi, ma che possono quantificarsi in circa un migliaio al giorno di caduti russi e alcune centinaia di ucraini. Questa realtà ha spinto la tecnologia ucraina a puntare su robot terrestri dotati di ruote, costruiti nella città di Ternopil ad occidente dal paese, dalla Robotic complexes e guidati dalla intelligenza artificiale (Ia).
Insomma, un complesso di cambiamenti che stanno evolvendo i sistemi di attacco e di difesa su nuovi parametri, e che probabilmente il presidente russo Vladimir Putin non aveva pienamente previsto o non li aveva previsti per nulla. L’unica costante rispetto alle modalità conflittuali “storiche” è la strage dei soldati e dei civili. Inoltre Putin e i suoi consiglieri, hanno probabilmente puntato troppo nella produzione di costosi missili, lasciando una difesa aerea precaria, considerando in particolare la vastità territoriale della Russia. Così gli attacchi con droni e missili ucraini, sfruttando questo grande errore di valutazione del Cremlino, si sono estesi oltre l’area europea della Russia. Tuttavia, l’esercito russo ha la capacità di contrattacco con forza uguale o maggiore a quella ucraina, ma tale forma di guerra non permetterà a nessuno dei due belligeranti di ottenere un risultato strategico vincente.
L’unico effetto è che le reazioni russe sono ormai vocate alla strage dei civili, tanto sono strazianti gli effetti di questi bombardamenti sulla popolazione. La realtà è che Putin ha trasformato anche la sua “visione” riguardo al conflitto da lui chiamato “operazione militare speciale”, infatti la sua guerra di scelta si è trasformata in una guerra di vendetta. Ormai è perso l’obiettivo iniziale, mai eccessivamente chiaro, di controllare l'Ucraina nel suo complesso, partendo dal Donbas; infatti in oltre quattro anni di guerra le pianure ucraine al confine occidentale della Russia non sono state tutte conquistate. Una sensazione probabilmente frustrante che induce il presidente russo a percorrere la realistica strada della vendetta, bombardando la popolazione civile nei condomini di Kiev. Una scoordinata corsa verso un nichilismo distruttivo, accompagnato dalla sua nota ossessione imperialista; nonostante l’ostentazione di sicurezza e controllo mai Putin è sembrato così intrappolato nelle sue fantasie. A dimostrazione del cambio di obiettivo è quanto pronunciato dal capo del Cremlino la settimana scorsa, dove ha dichiarato che questa non è più un “operazione speciale”, ma una guerra. Un cambio di parametri concettuali che forse preannuncia un’imminente mobilitazione? Una minaccia di escalation che vorrebbe spingere Kiev a negoziare concessioni territoriali, visto che ha sottolineato, anche recentemente, di volere la “liberazione totale e definitiva del Donbas”.
Ma i recenti successi di Kiev – gli attacchi ucraini con droni hanno colpito le raffinerie più grandi della Russia, almeno 16, causando un penuria di carburante in circa una quarantina di entità federali del Paese su 89 – sembra che abbiano convinto il Governo statunitense a nuovi negoziati di pace con la Russia, ma su un nuovo livello Una logica dei colloqui di pace che dovrebbe essere modificata non più su concessioni ucraine ma su una tregua delle armi. Tuttavia le fantasie che imprigionano Putin ancora lo legano ad un obiettivo che è sempre più una chimera, ovvero l’idea che possa vincere la guerra. Al momento sembra che Putin non sia pronto ad un nuovo livello di colloqui, tantomeno ad un negoziato di pace; Trump sta comunque, anche per interessi politici personali, lavorando per allestire questo nuovo scenario.
Aggiornato il 13 luglio 2026 alle ore 10:12
