La Turchia vende navi da guerra ad alleati Nato

Il sultano vuole scalare la classifica. Ed entrare nei magnifici dieci. Il 20 giugno è stata una giornata storica per le ambizioni commerciali della Turchia. Un commercio che di questi tempi punta tutto, o quasi, sul mercato bellico. Con la consegna di una motovedetta alla Romania, la Turchia ha esportato per la prima volta nella sua storia una nave da guerra verso uno Stato membro della Nato e dell’Ue. Un “evento senza precedenti”, ha detto il presidente Recep Tayyip Erdoğan. Negli ultimi anni Ankara ha gradualmente sviluppato le sue esportazioni di equipaggiamento militare, diventando l’11° esportatore al mondo. E “con la consegna della corvetta Cam Roman alla Marina rumena, siamo orgogliosi di aggiungere alla nostra flotta la motovedetta d’altura Koçhisar. Spero che queste due navi gemelle, costruite nello stesso cantiere navale, possano dare un contributo significativo ai nostri Paesi, alla sicurezza del Mar Nero, alla Nato e alla pace nella nostra regione”, ha aggiunto il presidente turco. La Turchia è l’11° esportatore mondiale di equipaggiamenti per la difesa, in particolare di droni, e più di 140 piattaforme navali in diverse regioni del mondo. A maggio ha registrato un record di 996 milioni di dollari in esportazioni nel settore aerospaziale e della difesa. Attualmente sta costruendo più di 50 navi da guerra, di cui oltre 15 destinate all’esportazione verso Paesi amici e alleati, fa sapere il governo. Il mondo, ha detto Erdogan, “sta vivendo uno dei cambiamenti più profondi dalla guerra fredda” che sta facendo emergere “un nuovo paradigma di sicurezza. Ogni crisi che affrontiamo ci ricorda che la sicurezza nazionale è troppo vitale per essere delegata ad altri”.

La cerimonia di consegna di una nave pattuglia alla Romania e l’entrata in servizio di un’altra nella Marina turca, è servita al presidente turco a ricordare ad amici, e soprattutto nemici, la crescita commerciale e militare del suo Paese. “Ci troviamo nel bel mezzo di un periodo estremamente caotico in cui chi non è forte sul campo non riesce a trovare un posto al tavolo, né tantomeno a essere preso di mira. La Turchia – ha scandito – è uno dei Paesi che ha compreso lo spirito di questa nuova era fin da subito e lo ha interpretato con maggiore precisione”. Il presidente reputa le relazioni tra Turchia e Romania come al loro massimo livello, ricordando che i legami bilaterali sono stati elevati a partenariato strategico nel 2011 e ulteriormente istituzionalizzati attraverso il Consiglio di cooperazione strategica di alto Livello istituito nel 2024. “La corvetta CAm. Roman – osserva – è la manifestazione più chiara della determinazione di due Paesi alleati a costruire insieme la sicurezza del Mar Nero e della nostra regione”, sottolineando inoltre la cooperazione trilaterale tra Turchia, Romania e Bulgaria, in particolare nella lotta contro le mine navali nel Mar Nero.

Il sistema di gestione del combattimento, i radar di ricerca e controllo del tiro, i sistemi sonar e i sistemi d’arma a corto raggio a bordo delle navi sono sviluppati da aziende turche, tra cui Aselsan, Roketsan, Havelsan, Makine Kimya e il Consiglio per la ricerca scientifica e tecnologica della Turchia (Tubitak). È la dimostrazione, rileva dei “progressi significativi” negli ultimi 23 anni della capacità della Turchia di “rendersi pienamente indipendente nel settore della difesa, nonostante gli ostacoli, le restrizioni e gli embarghi, sia palesi che occulti”. Le esportazioni annuali nel settore della difesa ammontavano a 248 milioni di dollari quando il suo governo si insediò più di 20 anni fa, mentre oggi tale cifra “viene generata in una sola settimana”, ha rilevato, secondo quanto riporta Hurriyet Daily News. Le esportazioni nel settore militare, che ammontavano a 248 milioni di dollari nel 2002, hanno raggiunto, infatti, i 9,8 miliardi di dollari (8,3 miliardi di euro) nel 2025, rileva BFMTV. Il ruolo “pionieristico” della Turchia nell’industria della difesa e dell’aviazione, ha avuto un primo importante momento a inizio anno. A gennaio, infatti la Spagna ha firmato per l’acquisto di 30 caccia Hurlet, per un valore stimato di 2,6 miliardi di euro. Per Haluk Gorgun, capo dell’Agenzia turca per l’industria della difesa, l’accordo è molto più di una semplice vendita di velivoli. “Non si tratta solo di un contratto per un aereo da addestramento: è un pacchetto completo che include sistemi di terra, sistemi di simulazione, servizi di manutenzione e supporto, nonché un modello di cooperazione”.

Aggiornato il 22 giugno 2026 alle ore 10:23