#Albait. La sconfitta e il Grande Occidente

La guerra americana dello Stretto di Hormuz è stata persa. Inutile girarci attorno. L’attivismo internazionale trumpiano ha definito l’area delle impossibilità per la superpotenza.

LA GUERRA USA ERA PER IL CONTROLLO DELLO STRETTO DI HORMUZ

La guerra contro l’Iran è stata condotta da Usa e Israele. Gli obiettivi israeliani erano: rompere il legame tra milizie di Hezbollah e Hamas, indebolire il più possibile il dispositivo militare iraniano, rafforzare il governo libanese, favorire il consolidamento democratico del paese dei Cedri, alleggerire la pressione sulle piccole democrazie mediorientali. Gli Usa hanno dichiarato di sostenere la rivoluzione non violenta dei giovani iraniani ma la guerra l’hanno fatta per il controllo sui traffici dello Stretto di Hormuz. Di fatto una ripetizione dello schema delle guerre degli stretti che si combattono a partire almeno dal 1355, con i conflitti tra le Repubbliche di Genova e Venezia per il controllo delle rotte commerciali. La Cina, su basi simili, pretende il controllo della totalità del Mar Cinese Meridionale. Anche la Cina non ottiene risultati definitivi.

GLI USA NON VOLEVANO SOLO IL CONTROLLO DEL COMMERCIO PETROLIFERO

L’obiettivo di impossessarsi del controllo dei movimenti di gas e petrolio del Golfo Persico era perfettamente riconoscibile. Tra le intenzioni di Trump c’era anche quello di un soccorso esterno all’amico Putin, attraverso l’aumento repentino del prezzo di petrolio e gas. Il secondo risultato c’è stato, ma non ha conseguito riconoscenza da parte russa. L’obiettivo primario è naufragato.

QUANTO È COSTATA LA GUERRA?

Secondo la pagina ‘Iran Cost Tracker’, i costi vivi dell’operazione militare sono stati di centotredici miliardi di dollari. Più di un miliardo al giorno. I costi standard del dispositivo militare Usa ammontano a novecento miliardi di dollari. Gli Usa hanno quindi mobilitato quasi tre miliardi di dollari al giorno. Il prezzo della benzina, per effetto della guerra, negli Usa è passato da tre dollari al gallone a quattro e mezzo, 50 per cento in più. I consumatori americani hanno speso altri novecento milioni al giorno in più per rifornire le loro auto, mentre l’impatto globale per l’economia Usa è stato di altri due miliardi al giorno. Il resto del mondo rappresenta sei volte l’economia Usa e quindi ha pagato 1.300 miliardi di dollari. Il conto per questa guerra è stato di 1.809 miliardi di dollari. I contribuenti americani ne hanno pagati 529.

Quali i risultati?

Gli Usa per la guerra all’Iran hanno mobilitato la spesa equivalente al Pil annuale di Paesi come Messico, Corea del Sud, Turchia, Spagna o Australia. Quel controllo invece è passato ufficialmente all’Iran. L’Iran ha anche scoperto che Israele non ha il sostegno incondizionato degli Usa. Il prezzo della benzina per i consumatori Usa conta di più. Le armi che hanno fermato la tecnologia bellica Usa sono i droni e i barchini veloci, più efficaci delle armi super avanzate, in quel contesto. Gli Usa hanno perso l’aura di onnipotenza: la più grande potenza militare del mondo ha dovuto rinunciare ai suoi piani. L’Iran è rimasto in piedi e ha continuato a reprimere brutalmente le proteste interne. Per Israele i risultati sono ambigui. Se la capacità militare iraniana ora è fortemente ridotta, l’abbandono del campo dell’alleato maggiore lascia Netanyahu senza sostegno nella strategia della guerra ad oltranza. Israele dovrà inoltre proseguire la propria lotta per la sopravvivenza in una condizione di ripresa dell’antisemitismo globale e avrà bisogno di smascherare l’internazionale del terrore, ancora una volta, con strategie diverse rispetto al solo uso della forza. Chissà se in Israele la lezione sarà imparata, specie dopo le sprezzanti parole di J.D. Vance di ieri: “Se io fossi nel governo israeliano, non attaccherei l’unico alleato potente che mi è rimasto nell’intero mondo”.

LE CONSEGUENZE DELL’AMORE CON PUTIN

Il sostegno indiretto Usa alla Russia, attraverso l’aumento del costo del petrolio e dell’energia in generale, non ha prodotto alcun risultato sulla postura russa nei confronti dell’Iran. Gli iraniani hanno potuto contare sui rifornimenti russi e cinesi nel corso della guerra. Per i russi era una scelta obbligata, per i cinesi una scelta di riequilibrio in favore dei loro interessi strategici. Questa volta Trump ha capito che i russi non possono essere amici degli Usa.

LO SPETTRO DI BLINKEN

La sconfitta nella guerra contro l’Iran ha gravemente indebolito gli esiti degli accordi di Abramo voluti dalla prima Amministrazione Trump. Su quegli accordi, quell’ormai misconosciuto regista dell’Amministrazione Biden, che era Antony Blinken, aveva costruito una rete di relazioni stabili che aveva reso l’area mediorientale molto più stabile. Trump deve tornare ora alla ‘dottrina Blinken’. Con una differenza: prima gli Usa potevano contare sul potere della deterrenza militare che appariva soverchiante, ora quella deterrenza è appannata e i Paesi del Golfo si sono riposizionati. Persino l’Arabia Saudita è dovuta tornare a dialogare con l’Iran.

LE POTENZE DEL TERRORE ALLORA SONO PIÙ FORTI?

No, questo non si può dire. Gli Usa, e con loro l’Occidente, hanno subito una grave sconfitta. Le potenze del terrore però non hanno vinto. Hanno avuto un successo tattico, hanno continuato a massacrare gli oppositori interni e a predicare la distruzione degli infedeli e dei loro nemici ideologici, ma hanno anche subito gravi perdite. I vertici iraniani sono stati decapitati, le linee di comando sono state falcidiate, le infrastrutture militari distrutte, la consapevolezza che nessuno dei leader del terrore sarà mai al sicuro è ben presente. Ma c’è un altro dato che cambia il mondo nel quale abbiamo vissuto negli ultimi diciotto mesi: Trump è tornato in Occidente.

IL RITORNO DELL’OCCIDENTE NEL G7

Gli Stati Uniti in questa occasione hanno nuovamente scoperto che sono interdipendenti con l’Europa. La lotta al Terrore Globale può tornare ad essere combattuta perché l’Occidente è di nuovo unito, per effetto della sconfitta Usa. Il G7 ha finalmente dato un sostegno pieno e convinto all’Ucraina e indirizzato a Putin un forte messaggio per rinunciare alla sua folle guerra. Al costo di una grave sconfitta, Trump riporta gli Usa in Occidente e, se i nostri alfieri russi della politica e dell’informazione vorranno capirlo, qualcosa cambierà anche nella nostra politica interna. Le ambiguità filorusse sono tornate ufficialmente ad avere il crisma del tradimento degli interessi nazionali, che siano intesi come italiani od europei.

EUROPA E GRANDE OCCIDENTE

Non a caso, l’intera struttura propagandistica trumpiana si è immediatamente riallineata. Ora c’è da sperare che il buonsenso ritorni nelle discussioni alla Casa Bianca e che l’Europa prosegua il processo di costruzione dell’assetto istituzionale che ancora manca. Senza una Costituzione Europea, niente Europa. E per fare una Costituzione, occorre una Costituente. Anche gli Usa dovrebbero aver capito che questo è il passaggio fondamentale per un futuro senza guerre che nessuno può vincere davvero. Ed è questa la vera forza del Grande Occidente che è nato con la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Aggiornato il 19 giugno 2026 alle ore 13:34