Non accennano a placarsi le proteste a Belfast, dopo l’accoltellamento – avvenuto lunedì sera – di un tecnico radiologo 40enne del servizio sanitario pubblico, Stephen Ogilvie, da parte di un rifugiato sudanese, Hadi Alodid. Solo l’intervento di alcune persone sul posto ha permesso a Ogilvie di salvarsi la vita.
Martedì, diversi manifestanti sono scesi in piazza non solo a Belfast, ma anche a Londonderry, Antrim, Newtownabbey, Ballymena e Bangor. Mercoledì le proteste sono continuate anche a Coleraine e Derry, a Glasgow, in Scozia, e a Dublino, in Irlanda. Sempre mercoledì, dopo i disordini della serata precedente, erano stati sospesi i trasporti pubblici in tutta l’Irlanda del Nord e alcune scuole e molti negozi nel centro di Belfast avevano chiuso in anticipo.
Il dato certo è che Stephen Ogilvie è stato ricoverato in gravi condizioni con lesioni al volto (ha perso l’uso di un occhio), al collo e alla schiena. Hadi Alodid, invece, ieri si è presentato in tribunale dove è stato incriminato per tentato omicidio, possesso di armi in luogo pubblico e minacce di morte (c’è un video che ha ripreso tutta la scena). Per il momento Alodid rimane in carcere.
Il politicamente corretto ha subito imposto di gridare allo scandalo per le manifestazioni razziste, con attribuzioni di responsabilità a vari leader definiti di estrema destra.
Il premier britannico Keir Starmer ha definito i disordini anti-migranti “scioccanti e del tutto inaccettabili”. Ha ribadito che “non esiste alcuna giustificazione per la violenza e i disordini che abbiamo visto minacciare le nostre comunità, né per chi li ha incoraggiati, online o altrove”, sottolineando che “è evidente che le persone sono state prese di mira a causa della loro origine” e che “i responsabili sentiranno tutta la forza della legge”.
Ed è proprio grazie alle sue parole che si palesa il cortocircuito per il quale le persone non si sentono rappresentate, capite e tutelate dalle istituzioni. Le proteste, anche quelle più violente, non hanno a che fare con il razzismo nei confronti degli immigrati. Riguardano, invece, l’assenza di presa di responsabilità sulla pessima gestione in merito al flusso migratorio incontrollato in Europa.
Alodid non era noto alle forze dell’ordine e non si riesce a ricostruire né come sia arrivato a Parigi tra il 2022 e il 2023, né come da lì abbia raggiunto Dublino. Una volta in Irlanda, però, ha ottenuto un permesso di soggiorno illimitato (con tutti i benefici del caso) della durata di 5 anni.
Come riporta Il Giornale, Alodid ha potuto usufruire dello “Streamlined Asylum Process” (Sap), il sistema introdotto sotto il governo Sunak proprio a febbraio 2023 che è stato esteso ai richiedenti asilo sudanesi nel giugno dello stesso anno. Il Sap, definito anche “fast-track” delle domande di asilo per la facilità e rapidità con le quali venivano sbrigate le domande, è stato fortemente contestato fin dalla sua introduzione, proprio perché non prevede alcun colloquio con il richiedente asilo, ma solo la compilazione di un modulo di 10 pagine da parte del richiedente.
Il suddetto sistema nel Regno Unito serviva a smaltire le 92mila domande di asilo arretrate e, grazie ad esso, i cittadini sudanesi hanno avuto un tasso di accoglimento del 95 per cento.
Non è un caso, quindi, che il governo in carica abbia inasprito nuovamente i criteri di accesso allo status di rifugiato. Ma gli ingressi incontrollati in quella finestra nella quale è stato in vigore il sistema Sunak non si possono cancellare. Ed è proprio questa la ragione delle proteste. E la mancanza di presa di responsabilità da parte della politica che, per paura di apparire razzista, compie una discriminazione al contrario nei confronti dei cittadini che chiedono solo sicurezza.
Le parole della famiglia della vittima, diffuse tramite un comunicato stampa il giorno dopo l’aggressione, rimangono da monito: “Vogliamo chiarire in modo assoluto che i disordini verificatisi durante la notte non sono accettabili e che la protesta pacifica è l’unica strada da seguire… nel nostro Paese vivono molti migranti che forniscono un contributo estremamente prezioso… Non vogliamo che questa terribile tragedia venga utilizzata per dividere le persone o alimentare ostilità”.
Molti, non tutti.
Che sia chiaro, nessuno se la prende con la categoria di migranti in generale. Le brave persone, rispettose della legge, non appartengono a nessuna categoria e si trovano ovunque. Ma quando qualcuno, a prescindere dalla propria categoria di appartenenza, sbaglia bisogna poter chiamare le cose con il proprio nome. Perché, accanto a tante brave persone, ce ne sono altre di pessime, che non avrebbero dovuto essere accolte perché, semplicemente, non meritevoli.
Noi, quando andiamo in altri Paesi, sappiamo che dobbiamo rispettare le regole del Paese ospitante. Perché chiedere lo stesso a parti inverse viene considerato razzismo? Perché se un immigrato commette un reato non si può chiedere che venga espulso? O che venga punito secondo quanto stabilito dalla legge, come per qualsiasi altra persona? È l’unico modo per tutelare davvero tutti gli immigrati che invece vogliono vivere in pace nel Paese che li ha accolti. È l’unico modo per non fomentare reazioni di insofferenza che poi, inevitabilmente e purtroppo, sfociano in violenza. È l’unico modo per evitare che queste reazioni vengano manipolate da chi, evidentemente, vuole solo alimentare un conflitto sociale.
Aggiornato il 11 giugno 2026 alle ore 12:43
