Usa: pronti nuovi raid sull’Iran

Donald Trump sta per ordinare nuovi raid sulla’Iran. Lo ha affermato il presidente stesso a Fox. Trump ha accusato Teheran di “prendere di giro gli Stati Uniti” con le trattative che stanno registrando scarsi progressi. “Potrei continuare”, ha spiegato riferendosi agli attacchi. “Avevano la possibilità di firmare un accordo e sopravvivere”, ha aggiunto. Il tycoon ha anche svelato dettagli ulteriori sull’Apache precipitato ieri. Un drone iraniano “si è incastrato fra i due piloti”, era in fiamme ma non è esploso. Trump ha definito la sopravvivenza dei militari un “miracolo”.

Nella notte Sono tornati i raid sulla costa meridionale dell’Iran. In prossimità dello stretto di Hormuz, poco dopo l’annuncio di Washington di un’operazione aerea di rappresaglia per l’abbattimento dell’Apache, sono caduti i missili americani. Secondo quanto riferito da Teheran, le detonazioni sono state avvertite in più punti della provincia di Hormozgan, sullisola di Qeshm e in altre aree costiere affacciate sullo strategico passaggio marittimo. La stampa locale ha ipotizzato il coinvolgimento di velivoli militari americani. In precedenza, il presidente Donald Trump aveva preannunciato una reazione decisa contro Teheran. Intervistato da Abc, il capo della Casa Bianca aveva dichiarato di volere una risposta “molto potente” all’attacco contro l’elicottero americano. I nuovi raid, ha spiegato Trump, “sono una risposta a ciò che hanno fatto al nostro elicottero la scorsa notte. Credo che la risposta deba essere molto forte, molto potente”. Secondo funzionari iraniani citati dal New York Times, l’offensiva americana ha preso di mira installazioni militari e navali, sistemi radar e postazioni di artiglieria distribuite intorno a Hormuz. Tra gli obiettivi colpiti figurerebbero le basi navali di Sirik e Jask, i sistemi di difesa aerea situati nell’area di Bandar Abbas e alcune batterie missilistiche schierate sull’isola di Qeshm.

Intorno alle 3 di notte, l’emittente statale Irib ha comunicato la cessazione degli attacchi lungo il litorale iraniano. “La situazione ora è considerata calma”, ha riferito Teheran attraverso il proprio canale Telegram. Poco dopo anche il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato su X la conclusione dell’operazione militare. Secondo quanto precisato dai vertici militari americani, i raid hanno interessato sistemi di difesa aerea, stazioni di controllo a terra e siti radar di sorveglianza iraniani nell’area dello stretto di Hormuz. L’azione sarebbe stata condotta mediante munizionamento di precisione sganciato da caccia dell’Aeronautica e della Marina statunitensi. Sul fronte diplomatico, Teheran ha accusato Washington di aver compromesso ogni tentativo di dialogo. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, citato da Iran International, ha sostenuto che i messaggi contraddittori provenienti dagli Stati Uniti e le ripetute violazioni del cessate il fuoco abbiano danneggiato il processo negoziale. Le forze armate della Repubblica islamica “non esiterebbero un istante” a reagire qualora lo ritenessero necessario, ha aggiunto Baghaei. Il portavoce ha sottolineato che tutte le articolazioni dello Stato operano in pieno coordinamento e che Teheran farà ricorso sia agli strumenti diplomatici sia a quelli militari per tutelare la sicurezza nazionale.

Riguardo al futuro dei colloqui con Washington, il rappresentante della diplomazia iraniana ha dichiarato che “il processo diplomatico non si svolge nel vuoto e, per far progredire la diplomazia, è necessario un minimo di spazio per poter andare avanti”, ha osservato Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia Irna. Il portavoce ha quindi aggiunto: “La diplomazia viene danneggiata dall’uso della coercizione e da misure illegali. Gli Stati Uniti hanno minato lo sforzo diplomatico per fermare la guerra, attraverso i loro messaggi, posizioni e richieste contraddittorie e, peggio ancora, la violazione del cessate il fuoco”.

Aggiornato il 10 giugno 2026 alle ore 14:37