Trump: la metamorfosi degli obiettivi iniziali

Ascoltando le elucubrazioni trumpiane espresse con un lessico confacente al suo profilo umano, non a quello istituzionale di un presidente di uno Stato, si ravvisa quanto sia grave lo scenario da lui creato ormai diventato quasi totalmente ingestibile. Ma la questione che ritengo sia l’aggravante maggiore è la svendita del popolo iraniano al regime terroristico degli ayatollah e pasdaran, manifestato e continuamente sottolineato con la frase: “l’Iran non avrà mai la bomba atomica”. Ma cosa significa questa frase che campeggia su ogni sua esternazione e pare sui paradossali tavoli negoziali? Il significato più palese e implicito della “frase” è che la dittatura teocratica, per Donald Trump, può restare al potere, dando per duraturo l’attuale regime; tanto è che fonte statunitense afferma che potrebbe esserci un vertice tra l’ayatollah Mojtaba Khamenei e Trump, suggellando così il riconoscimento di un regime carnefice e terroristico. Un regime che da quasi 50 anni umilia il popolo persiano, tesse il terrorismo internazionale, considera Israele il “cancro occidentale in terra musulmana”, fornisce armi, logistica, “intelligence” ad Hamas, Hezbollah, Houthi yemeniti, foraggia i movimenti estremisti sciiti iracheni e siriani, ha coordinato l’attacco del 7 ottobre 2023 in terra israeliana, ha organizzato e guidato l’Asse della Resistenza per distruggere Israele e non ultimo ha fatto strage di iraniani a gennaio, e continuato con condanne a morte per i dissidenti del regime.

Così The Donald, dopo avere ostentato una vittoria inesistente sulla dittatura teocratica sempre più consapevole della debolezza statunitense, poggia il suo obiettivo quasi esclusivamente sulla questione del nucleare arricchito; questione da lui creata quando nel 2018 si è ritirato dall’accordo sul nucleare negoziato nel 2015 dal suo predecessore Barack Obama. Infatti prima che Trump si ritirasse da detto accordo, l’Jcpoa, Joint comprehensive plan of action, il Regime iraniano non possedeva scorte di uranio altamente arricchito; poi ne ha prodotte oltre 400 chilogrammi. Tuttavia anche con i parametri e le quantità di uranio arricchito attuali, ovvero 60 per cento di arricchimento, non è ai livelli nemmeno minimi per la produzione dell’ordigno atomico, ma a Trump è rimasto solo questo falso problema da sostenere, essendo ormai forse tramontata la possibilità di ridare agli iraniani un regime non terroristico, che avrebbe fatto superare tutte le criticità attuali. Inoltre anche la questione Hormuz è stata creata dall’attacco all’Iran del 28 febbraio; insomma due problemi da risolvere ambedue di matrice trumpiana.

La realtà è che a oltre tre mesi dall’inizio della guerra, con una pseudo-tregua sancita a fine marzo, l’economia globale e quella statunitense si sono deteriorate, i prezzi del petrolio e del gas sono aumentati, l’inflazione è cresciuta, circa 1.500 iraniani e sembra oltre un decina di statunitensi sono morti; Trump continua ostentare la vittoria sui pasdaran e annunciando che la diplomazia iraniana desidera disperatamente un accordo. Intanto sono ripresi i bombardamenti di Teheran su Bahrein e Kuwait, e i negoziatori iraniani alzano ogni giorno le pretese con chiari scopi temporeggiatori finalizzati al trascinamento della situazione. Quindi le monotone, ripetute e fuorvianti dichiarazioni di Trump che recitano la vicinanza di un accordo, hanno lo scopo di mascherare la realtà del fallimento di un attacco contro un governo che sopravvive anche a bassi regimi e che è disinteressato ai patimenti del suo popolo. Così l’incoraggiamento dato dalla resistenza del Regime teocratico, si sta manifestando con gli attacchi iraniani alle navi statunitensi, e con il lancio di missili verso la penisola araba su basi anche americane, ciò dimostra che i pasdaran non temono una ripresa della guerra, perché sanno che Trump probabilmente ha già speso molto della sua forza militare e sta tentando di uscire da questo pantano più con minacce verbali, cercando di evitare nuovi attacchi non risolutori.

Ricordo che la fittizia tregua si è formalizzata a marzo senza che gli Stati Uniti abbiano vinto la guerra, ma soprattutto senza che la dittatura teocratica l’abbia persa. Quello che sta accadendo oggi mira a nascondere questa realtà. Considerando che la peggiore conseguenza di questo conflitto pareggiato, per ora, sarà il nuovo controllo esercitato dal’'Iran sullo stretto di Hormuz e quindi su almeno un quinto del traffico petrolifero mondiale. Un Trump apparentemente dal potere immenso che gli permette di rapire l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, minacciare di rovesciare il regime di Cuba, o di interessarsi alla Groenlandia violando la sua integrità territoriale, lanciare, quasi arbitrariamente, operazioni militari contro l’Iran. Indubbiamente controlla le Forze armate statunitensi; internamente, ad oggi, non è soggetto ad un efficace sistema di controlli e contrappesi da parte del Congresso, minaccia azioni legali contro gli oppositori politici e non esclude di prendere il controllo delle prossime elezioni. Ma sul fronte iraniano il “potere immenso” pare abbia dei grossi limiti e non tira aria di vittoria.

Aggiornato il 04 giugno 2026 alle ore 10:21