A più di quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, una delle riflessioni più interessanti sul futuro della guerra non arriva da un accademico o da un analista occidentale, ma da chi quel conflitto lo ha vissuto al vertice delle Forze armate ucraine. Valerii Zaluzhnyi, già comandante in capo delle Forze armate dell’Ucraina e oggi ambasciatore a Londra, sta delineando con crescente chiarezza una visione che va ben oltre il conflitto in corso. Il suo messaggio è semplice quanto inquietante: la guerra del futuro è già iniziata e chi continuerà a ragionare con le categorie del passato rischia di essere sconfitto prima ancora di comprendere ciò che sta accadendo. Secondo Zaluzhnyi, il conflitto tra Ucraina e Russia ha rappresentato il laboratorio nel quale si è manifestata una trasformazione epocale della guerra. La diffusione di droni, sistemi autonomi, sensori, guerra elettronica e capacità di ricognizione permanente ha reso il campo di battaglia sempre più trasparente. La conseguenza è che le tradizionali operazioni offensive su larga scala sono diventate enormemente più difficili da condurre. Ogni movimento viene individuato, monitorato e colpito con una rapidità impensabile fino a pochi anni fa. Quello che per decenni era stato il fondamento dell’arte operativa militare viene oggi messo in discussione da tecnologie relativamente economiche ma estremamente efficaci.
Già nel 2023 Zaluzhnyi aveva parlato di una situazione di stallo derivante proprio da questa nuova trasparenza del campo di battaglia. Oggi ritiene che quel processo si sia ulteriormente approfondito. La guerra non è più dominata esclusivamente dalla massa delle forze o dalla quantità di mezzi disponibili, ma dalla capacità di integrare tecnologie avanzate, Intelligenza artificiale, sistemi autonomi e processi decisionali estremamente rapidi. In altre parole, la superiorità tecnologica sta assumendo un’importanza almeno pari, se non superiore, a quella numerica. Questa evoluzione ha anche un’importante conseguenza politica. Per decenni la sicurezza europea è stata concepita principalmente attraverso alleanze, trattati e garanzie reciproche. Zaluzhnyi non nega il valore di tali strumenti, ma sostiene che essi non siano più sufficienti. Le guerre del futuro richiederanno soprattutto alleanze tecnologiche. Nessun Paese, infatti, sarà in grado di sviluppare autonomamente tutte le tecnologie necessarie per mantenere un vantaggio militare. La cooperazione dovrà quindi riguardare ricerca, innovazione, produzione industriale e sviluppo di nuove capacità, oltre alle tradizionali forme di collaborazione politica e militare.
In questa prospettiva, l’esperienza ucraina assume un valore che trascende i confini nazionali. Zaluzhnyi sostiene che l’Europa dovrebbe guardare all’Ucraina non soltanto come a un Paese da sostenere, ma come a una fonte di insegnamenti essenziali per la costruzione della sicurezza continentale del XXI secolo. Le lezioni apprese sui campi di battaglia di Kyiv, Kharkiv, Donetsk e Zaporizhzhia riguardano infatti l’intero continente. La guerra in Ucraina ha mostrato quanto rapidamente possano cambiare le regole del confronto militare e quanto pericoloso sia continuare a prepararsi per conflitti che appartengono al passato. Un altro elemento centrale della riflessione di Zaluzhnyi riguarda la mobilitazione. In Occidente il termine viene spesso associato esclusivamente alla chiamata alle armi. Nella sua visione, invece, la mobilitazione deve essere concepita come un fenomeno molto più ampio, che coinvolge l’intera società. La resilienza di uno Stato in guerra dipende dalla capacità di mobilitare risorse umane, industriali, tecnologiche e informative. In un conflitto prolungato, la tenuta della società diventa importante quanto quella dell’esercito. Per questo motivo considera particolarmente pericolose le campagne di disinformazione volte a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei processi necessari a sostenere lo sforzo bellico.
Dietro queste riflessioni emerge anche una critica implicita ad alcune illusioni che hanno caratterizzato il dibattito europeo negli ultimi decenni. L’idea che la guerra convenzionale fosse ormai un retaggio del passato, che la tecnologia avrebbe eliminato il bisogno di preparazione strategica o che la prosperità economica potesse da sola garantire la pace si è scontrata con la realtà dei fatti. Per Zaluzhnyi, la sicurezza continua ad avere un costo e richiede investimenti costanti. La differenza è che oggi tali investimenti devono essere orientati verso capacità profondamente diverse da quelle che avevano dominato il pensiero militare del Novecento. Il messaggio finale che emerge dalle sue analisi è particolarmente rilevante per l’Europa. La guerra in Ucraina non rappresenta un’eccezione destinata a rimanere confinata ai margini orientali del continente. Essa costituisce piuttosto una finestra sul futuro. Ignorare le lezioni apprese significherebbe ripetere gli stessi errori commessi da chi, alla vigilia dei grandi conflitti del passato, continuava a prepararsi per guerre ormai superate. L’Ucraina ha pagato un prezzo altissimo per comprendere questa trasformazione. L’Europa ha ancora la possibilità di imparare da quell’esperienza senza dover affrontare lo stesso sacrificio. La domanda è se saprà farlo in tempo.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
Aggiornato il 03 giugno 2026 alle ore 13:26
