A fine marzo, il gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), un gruppo politico di centro-destra presente al Parlamento europeo, ha pubblicato un rapporto sulle “no-go zone” in Europa intitolato Immigrazione, islamizzazione e ascesa delle società parallele. Focus sulle aree urbane caratterizzate dal radicamento islamista e dal ritiro dello Stato, realizzato da New Direction – Foundation for European Conservatism. Per anni, l’esistenza delle cosiddette “no-go zone”, aree inaccessibili e off-limits nelle città europee, è stata pubblicamente negata dalle élite al potere e dai loro portavoce nei media mainstream. Chiunque osasse sollevare la questione, come fece il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel dicembre 2015, parlando di “no-go zone” a Londra e Parigi, o come fece il Gatestone Institute, veniva deriso e screditato (si veda qui e qui). Nel frattempo, il problema si è notevolmente aggravato. Secondo il rapporto: “Si stima che oggi in Europa esistano tra le 900 e le 1.000 aree che presentano le caratteristiche principali delle cosiddette no-go zone. Tra queste figurano non solo le principali periferie urbane sia i quartieri di città di medie e piccole dimensioni, il che riflette una tendenza territoriale ampia e in crescita”.
Considerata l’ampiezza del fenomeno, gli autori del rapporto hanno dovuto circoscrivere la propria analisi a “sette Paesi dell’Unione europea in cui le no-go zone risultano maggiormente segnalate: Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Paesi Bassi”. Il rapporto ha rilevato, senza alcuna sorpresa, che le aree off-limits sono strettamente correlate all’immigrazione di massa di musulmani in Europa a partire dagli anni Settanta (oltre il 40 per cento della popolazione nelle aree inaccessibili è “nato all’estero”). Il rapporto aggiunge: “La popolazione musulmana è nettamente sovrarappresentata nelle zone designate come no-go. In queste aree, la percentuale media dei residenti raggiunge il 29 per cento, superando significativamente sia la media a livello Ue del 4,9 per cento sia la media nelle aree urbane comparabili al di fuori delle no-go zone. “Dal 2000 una quota sproporzionata di richiedenti asilo e nuovi cittadini dell’Ue proviene da Paesi in cui l’Islam è la religione dominante. Tra i primi 15 Paesi di provenienza dei richiedenti asilo nel periodo compreso tra gennaio 2024 e marzo 2025, 11 sono a maggioranza musulmana. Allo stesso modo, i tre gruppi di nazionalità più numerosi a cui è stata concessa la cittadinanza dell’Ue nel 2023 provenivano tutti da nazioni a maggioranza musulmana (Siria, Marocco e Albania)”.
Secondo il rapporto, le no-go zone, sono caratterizzate in particolare da alti tassi di criminalità, violenza e reclutamento terroristico. In Belgio, nel 2022, il 44 per cento di tutte le rapine si è verificato a Bruxelles (che ospita solo il 10 per cento della popolazione del Paese) e nella zona off-limits di Molenbeek. Alcuni dei più famigerati terroristi musulmani sono cresciuti a Molenbeek o vi hanno soggiornato, tra cui gli autori degli attentati di Parigi del 2015, degli attacchi all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, e dell’assalto del 2014 al Museo Ebraico del Belgio. Molenbeek sarebbe stato anche uno dei principali centri di reclutamento jihadista per l’Isis. In rapporto alla popolazione, il Belgio è stato inoltre il Paese occidentale con il maggior numero di “foreign fighters” partiti per unirsi allo Stato islamico. “Molenbeek è come un altro mondo, un’altra cultura, che fermenta nel cuore dell’Occidente”, scriveva nel 2016 il giornalista Matthew Levitt, dopo gli attentati di Parigi. Molenbeek, tuttavia, è solo un esempio. Secondo il rapporto: “Diversi quartieri europei hanno ripetutamente svolto un ruolo chiave nelle reti jihadiste. Seine-Saint-Denis ha prodotto diverse figure del jihadismo francese. Samy Amimour, membro del commando terroristico del Bataclan è nato a Drancy. Altri membri di reti jihadiste (come la cellula Cannes-Torcy) provenivano da città come Clichy-sous-Bois, Aulnay-sous-Bois o Stains. In sintesi, le no-go-zone europee offrono un ambiente in cui il terrorismo può attecchire più facilmente”. Nel Regno Unito, afferma il rapporto, parte degli stupri sistematici di ragazze bianche da parte di bande composte prevalentemente da musulmani pakistani sarebbe avvenuto “in particolare nelle no-go zone come Rotherham, Rochdale e Oldham” attraverso “un inquietante schema di complicità statale fatto di silenzio e inazione”. Questa “riluttanza istituzionale, dettata dal politicamente corretto, ha permesso alle bande di operare impunemente nelle Ngz, dove la segregazione culturale e la debole attività delle forze dell’ordine hanno creato un terreno fertile per tali crimini, rendendo di fatto lo Stato complice per la sua incapacità di proteggere le vittime”.
Le no-go-zone sono anche società parallele che seguono norme islamiche basate sulla sharia, ben lontane dalle norme occidentali, anziché sulle leggi del Paese in cui vivono: “In Europa occidentale, soprattutto in Francia e nel Regno Unito, le strutture islamiche basate sulle comunità stanno creando sistemi normativi paralleli che operano indipendentemente dalle leggi nazionali. L’esempio più emblematico è il Regno Unito, dove i Consigli della Sharia funzionano come tribunali religiosi non ufficiali. Il più noto, l’Islamic sharia council di Londra (istituito nel 1982), gestisce oltre 1.000 casi all’anno, principalmente riguardanti il diritto di famiglia (matrimonio, divorzio, successione, affidamento dei figli). “Inchieste giornalistiche hanno rivelato pratiche inquietanti: donne costrette a tornare da mariti violenti, divorzi negati senza il consenso del marito e palesi disparità nell’affidamento dei figli e nella divisione dei beni. Ufficialmente, questi consigli affermano di operare nel rispetto della legge britannica, ma in pratica privilegiano le norme religiose patriarcali rispetto ai diritti civili”.
Queste norme islamiche si estenderebbero anche alla società “mainstream”. In Germania nel 2014, alcuni gruppi musulmani avrebbero istituito le cosiddette “pattuglie della sharia” nelle strade di Wuppertal, con l’obiettivo di far rispettare codici di comportamento dettati da norme religiose. L’iniziativa fu inizialmente ritenuta legittima da un tribunale locale, decisione poi ribaltata dalla magistratura federale. Nel dibattito pubblico e politico che ne seguì, il caso venne considerato come indicativo delle difficoltà istituzionali nel gestire forme di vigilanza sociale informale: i membri delle pattuglie furono sanzionati in modo lieve per l’uso di uniformi non autorizzate, ma non per la brutalità con cui avevano imposto la legge della sharia. Oggi, in alcuni quartieri, uomini musulmani avrebbero accerchiato per strada le donne, molestandole. Belinda de Lucy, ex membro del Parlamento europeo, è stata avvicinata nei pressi della sua abitazione nella zona ovest di Londra, mentre si recava a prendere le figlie a scuola. Due uomini musulmani che indossavano abiti islamici tradizionali le hanno sbarrato il passo, rivolgendole minacce e insulti per non indossare un abbigliamento conforme alla sharia (indossava una maglietta larga e pantaloncini poco sotto il ginocchio), finché non è scoppiata in lacrime e ha chiamato la polizia. “Cosa sta succedendo? Questa è casa mia!” ha detto de Lucy in un’intervista televisiva, spiegando come la reazione della polizia sia stata, a suo avviso, tanto inquietante quanto quella che a buon diritto dovrebbe essere definita un’aggressione. “Hanno mandato un signore (un agente di polizia) che continuava a ricordarmi che era musulmano. Ho avuto la sensazione di dover stare attenta a ciò che dicevo e a come affrontavo la questione. Alla fine l’unica risposta che ricevuto dalla polizia locale è stata: Parleremo con l’imam locale e lo convinceremo a parlare con la congregazione. E la cosa mi ha davvero scioccata”.
Non è poi così sconcertante, considerando che nei Paesi a maggioranza musulmana, dove spesso si pratica l’apartheid di genere, le donne non hanno diritti e sono considerate esseri di seconda classe o inferiori, assimilabili alla proprietà: “Le donne hanno diritti simili a quelli degli uomini, in egual misura, sebbene gli uomini abbiano un grado di responsabilità superiore al loro. E Allah è onnipotente, è Saggio”, Corano: 2:228 (traduzione del Dr. Mustafa Khattab).
Gli uomini sono responsabili delle donne in virtù di ciò che Allah ha concesso agli uni rispetto alle altre e per ciò che spendono dei loro beni per mantenerle. Le donne rette sono dunque devote e custodiscono, in assenza del marito, ciò che Allah vuole sia custodito. Quanto a quelle (mogli) di cui temete la ribellione, (prima) ammonitele, poi lasciatele sole nei letti e (infine) colpitele. Se poi vi obbediscono, non cercate pretesti contro di loro. In verità Allah è eccelso e grande”, Corano 4:34 (traduzione Sahih International).
“O donne! Fate l’elemosina, perché ho visto che la maggior parte degli abitanti dell’Inferno eravate voi (donne)”. Chiesero: “Perché è così, o messaggero di Allah”. Egli rispose: “Voi maledite spesso e siete ingrate verso i vostri mariti. Non ho visto nessuno più carente di voi in intelligenza e religione. Un uomo cauto e sensato potrebbe essere sviato da alcune di voi”. Le donne chiesero: “O messaggero di Allah! Cosa manca nella nostra intelligenza e nella nostra religione?” Disse: “Non è forse la testimonianza di due donne pari alla testimonianza di un uomo?”. Risposero affermativamente. Egli disse: “Questa è la lacuna nella sua intelligenza”. Hadith: Sahih al-Bokhari.
Il profeta disse: “La testimonianza di una donna non è forse pari alla metà di quella di un uomo?’. Le donne dissero: “Sì”. Egli disse: “Questo è dovuto alla deficienza della mente femminile”. Narrato da Abu Sa’id Al-Khudri, Hadith, Sahih al-Bukhari 2658, libro 52 Hadith 22; volume 3, libro 48, Hadith 826.
Il rapporto prosegue: “L’affermarsi delle norme islamiche comporta una trasformazione della vita urbana nei quartieri ad alta densità di immigrati. Le tradizioni e le usanze europee cedono il passo alle pratiche musulmane conservatrici. “In sobborghi come Sevran, situato nel dipartimento della Seine-Saint-Denis in Francia, le donne hanno riferito di essere state informalmente escluse dai caffè e dai ristoranti locali. Numerose testimonianze descrivono donne che subiscono insulti, intimidazioni o esclusione per non essersi conformate ai codici di abbigliamento islamici. In tali contesti, quella che un tempo era un’espressione religiosa personale diventa una norma comunitaria, imposta non dallo Stato ma dalla volontà collettiva del quartiere. A Grenoble, le tensioni giuridiche e politiche si sono inasprite dopo che il sindaco ecologista della città, Éric Piolle, ha proposto modifiche al regolamento delle piscine pubbliche. Queste includevano l’istituzione di orari di nuoto riservati alle donne e l’autorizzazione all’uso del burkini. Grenoble, città con una significativa popolazione musulmana, è diventata un punto focale nazionale nel dibattito in corso sull’adeguamento religioso nella vita pubblica. Alla fine, la Corte amministrativa suprema francese si è pronunciata contro tali adeguamenti, affermando il principio secondo cui le istituzioni pubbliche devono rimanere libere dal particolarismo religioso”.
Il rapporto conclude: “L’Europa si trova ora a un bivio. Una fetta crescente della popolazione europea sta rifiutando i valori, i simboli e l’identità collettiva del proprio paese di cittadinanza, dando origine a una nuova classe di cittadini che non provano alcun senso di appartenenza allo Stato-nazione e non si riconoscono nelle sue radici culturali e nel suo progetto”. La vera questione è se questa deriva, perpetrata da leader europei che sembrano mossi unicamente dal desiderio di accaparrarsi voti, possa essere invertita, o se i cittadini europei si trovino di fronte a un futuro di inevitabile sottomissione all’Islam. Al momento, purtroppo, la seconda ipotesi sembra più probabile.
(*) Tratto dal Gatestone Institute
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
Aggiornato il 29 maggio 2026 alle ore 09:59
