La morte di un altro “giornalista” palestinese che lavorava per l’emittente televisiva qatariota Al Jazeera ha ancora una volta suscitato indignazione e condanna da parte di alcuni membri della comunità internazionale. Tuttavia, chi si è affrettato a denunciare Israele per aver preso di mira il “giornalista” con base a Gaza trascura una consistente quantità di prove che indicherebbero come lui e alcuni suoi colleghi palestinesi fossero, di fatto, membri attivi di organizzazioni terroristiche. Secondo le Forze di difesa israeliane (Idf), Mohammed Wishah, un “reporter” di Al Jazeera ucciso in un raid aereo israeliano l’8 aprile scorso, non era semplicemente una figura mediatica. Sarebbe stato un “terrorista chiave” nell’ala militare di Hamas, Izz a-Din al-Qassam, coinvolto nella produzione di armi, tra cui razzi e droni, e impegnato nella pianificazione attiva di attacchi contro soldati israeliani e lo Stato di Israele.
Secondo l’intelligence israeliana, Wishah avrebbe sfruttato il suo lavoro di giornalista come copertura, uno scudo operativo che gli ha consentito di spostarsi, raccogliere informazioni e portare avanti attività terroristiche sotto la protezione delle credenziali stampa. In una dichiarazione del 9 aprile, le Forze di difesa israeliane hanno affermato: “Il terrorista ha contribuito al rafforzamento delle forze di Hamas, è stato attivamente coinvolto nella pianificazione di attacchi contro le truppe israeliane e rappresentava una minaccia concreta per le forze presenti nell’area. Prima dell’attacco, sono state adottate misure per mitigare i danni ai civili, tra cui l’utilizzo di munizioni di precisione, la sorveglianza aerea e ulteriori attività di intelligence”. Circa due anni fa, le Idf resero noto che durante una perquisizione in una base di Hamas nel nord di Gaza, era stato sequestrato un computer portatile appartenente a Wishah. Il dispositivo conteneva immagini e materiale informativo che lo collegavano ad Hamas. Un portavoce delle Idf dichiarò all’epoca: “I dati emersi dal computer indicano che, oltre al suo ruolo di giornalista, Muhammad, nato nel 1986 e originario di Al-Bureij, è un operativo militare di alto livello nell’unità missilistica anticarro di Hamas e che, alla fine del 2022, si sarebbe dedicato alla ricerca e allo sviluppo di armi aeree per l’organizzazione terroristica l’analisi del pc effettuata alcune settimane fa include immagini che lo collegano alle sue attività in Hamas”, Wishah non è il primo terrorista a operare nella Striscia di Gaza fingendo di essere un “giornalista”.
Secondo uno studio del Meir amit intelligence and terrorism center, più della metà dei “giornalisti” palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza durante la guerra tra Israele e Hamas, scatenata dall’invasione di Israele guidata da Hamas del 7 ottobre 2023, era affiliata a organizzazioni terroristiche. “Un’analisi dell’identità dei 131 giornalisti ha rivelato che almeno 78 (più del 59 per cento) erano attivi o affiliati a un’organizzazione terroristica. Tra questi, 13 erano membri di spicco di un’organizzazione terroristica, di Fatah o dell’Autorità palestinese. Di questi, 13 erano apertamente operativi appartenenti ad Hamas, alla Jihad islamica palestinese, alle Brigate dei martiri di al-Aqsa e ai Comitati di resistenza popolare, al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, al Fronte democratico per la liberazione della Palestina, a Fatah e all’Autorità palestinese. “Dei 78 giornalisti identificati come affiliati a organizzazioni, 44 sono stati identificati con Hamas, 19 erano affiliati alla Jihad islamica palestinese (Pij). Uno era un membro delle Brigate dei martiri di al-Aqsa e un altro un membro dei Comitati di resistenza popolare. Due erano affiliati ai Fronti, uno al Fronte popolare per la liberazione della Palestina e l’altro al Fronte democratico per la liberazione della Palestina”.
Wishah non era l’unico terrorista di Al Jazeera che si spacciava per giornalista. Nell’agosto 2025, le Forze di difesa israeliane hanno effettuato un attacco mirato a Gaza City contro Anas al-Sharif, un terrorista di Hamas che si spacciava per giornalista di Al Jazeera. Al-Sharif, a capo di una cellula terroristica di Hamas, era coinvolto nell’organizzazione e nel coordinamento di attacchi missilistici contro civili israeliani e forze delle Idf. Informazioni di intelligence e documenti recuperati nella Striscia di Gaza, tra cui elenchi personali, liste di addestramento, rubriche telefoniche e documentazione salariale, hanno confermato il suo ruolo operativo all’interno di Hamas e i suoi legami con la rete di Al Jazeera. Wishah e al-Sharif non erano gli unici. Negli ultimi anni, diversi "giornalisti" palestinesi, tra cui alcuni affiliati ad Al Jazeera, sono stati smascherati come membri di Hamas o della Jihad islamica palestinese (Pij). Tra questi: Ismail Abu Omar, “giornalista” di Al Jazeera e membro di Hamas, che ha ricoperto il ruolo di comandante de Battaglione Est del gruppo terroristico; Hossam Shabat, un cecchino di Hamas che ha sfruttato il suo ruolo di “giornalista” di Al Jazeera per compiere attacchi terroristici contro le truppe delle Idf e i civili israeliani; Ismail al-Ghoul, un “giornalista” di Al Jazeera che è stato ingegnere nella Brigata di Hamas di Gaza City e ha preso parte al massacro del 7 ottobre contro civili israeliani e cittadini stranieri.
Questi casi evidenziano uno schema inquietante: lo sfruttamento sistematico del giornalismo da parte di gruppi terroristici palestinesi. Questa tattica cinica mette in pericolo i veri giornalisti che rischiano la vita per documentare il conflitto israelo-palestinese. Quando i terroristi si spacciano per reporter, la distinzione tra civili e combattenti risulta meno chiara, con potenziali conseguenze per la sicurezza e la protezione degli operatori dell’informazione. Le critiche rivolte a Israele per la morte di questi “giornalisti” dovrebbero piuttosto concentrarsi su Hamas e su altre organizzazioni terroristiche che sfruttano deliberatamente le tutele garantite ai giornalisti dal diritto internazionale. Chi sostiene la libertà di stampa dovrebbe condannare con fermezza lo sfruttamento dell’informazione da parte dei terroristi. Altrettanto preoccupante è il ruolo attribuito ad Al Jazeera. L’emittente tivù, finanziata e controllata dal governo del Qatar, viene accusata, in particolare per quanto riguarda il suo canale in lingua araba, di aver offerto spazio mediatico ad Hamas e al movimento dei Fratelli musulmani. In questa prospettiva, la sua copertura giornalistica riprende frequentemente le narrazioni di tali gruppi, amplificando la propaganda antisraeliana e la retorica antisemita. Alcuni report del Middle east media research institute (Memri) hanno documentato come Al Jazeera offra una piattaforma a ospiti che affermano che gli ebrei sono “nemici dei musulmani e di tutta l’umanità” o che controllano gli affari globali.
Nel maggio 2024, Memri riportava: “Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha promesso di chiudere le trasmissioni in Israele del canale Al Jazeera, finanziato dal Qatar, definendolo un canale del terrore, e il ministro delle Comunicazioni israeliano Shlomo Karhi ha affermato che sarebbe stato chiuso perché fungeva da braccio propagandistico di Hamas incitando alla lotta armata contro Israele. L’emittente è stata chiusa e le sue trasmissioni interrotte in Israele il 5 maggio. Tra le organizzazioni terroristiche islamiste che il Qatar e Al Jazeera hanno sostenuto nel corso degli anni figurano i Fratelli Musulmani, Al-Qaeda, i Talebani, Hezbollah, il Fronte al-Nusra/Hay’at Tahrir al-Sham, l’Isis, Hamas e persino i gruppi sciiti filo-iraniani in Yemen, Ansar Allah (gli Houthi), attualmente impegnati in un conflitto diretto con gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali. Al Jazeera è stata la forza trainante del rovesciamento del regime autoritario laico in Egitto, quando il Qatar, tramite Al Jazeera, ha sostenuto i Fratelli musulmani nella destituzione dell’allora presidente egiziano Hosni Mubarak. Al Jazeera, la piattaforma più importante per la diffusione dell’ideologia jihadista e dei Fratelli musulmani, è stata la forza che ha garantito la vittoria a Mohamed Morsi. Secondo il suo sito web, Al Jazeera ha più di 70 redazioni in tutto il mondo ed è ’una delle reti di notizie internazionali più grandi e influenti al mondo”. E ancora: “Tra il 2004 e il 2020, i video di AJ+ su Facebook sono stati visualizzati più di 10 miliardi di volte e il canale ha accumulato più di 11 milioni di follower su Facebook”.
L’opinionista pakistana Amna Kausar ha scritto il mese scorso: “Al Jazeera ha appena superato CNN e Bbc diventando la rete di notizie internazionale più vista al mondo. Il suo canale in arabo ha raggiunto i 400 milioni di telespettatori settimanali”. Al Jazeera Arabic ha trasmesso ripetutamente discorsi di figure di spicco di Hamas, come Khaled Mashaal, Ismail Haniyeh, Saleh al-Arouri, Mohammed Deif e Khalil al-Hayya. Tutti hanno elogiato la “resistenza” (il terrorismo) e chiesto la prosecuzione della lotta armata contro Israele. La mattina stessa del 7 ottobre, durante l’invasione di Israele guidata da Hamas, mentre i terroristi torturavano e uccidevano più di 1.200 israeliani e altre persone, e ne prendevano più di 250 in ostaggio, Al Jazeera ha concesso al comandante militare di Hamas Mohammed Deif un’apparizione televisiva esclusiva in cui affermava che quello era solo il “primo attacco” e incitava gli arabi in Israele a “unirsi alla guerra, usando tutti i mezzi a loro disposizione: armi da fuoco, coltelli, molotov e veicoli”.
Haniyeh ha rilasciato una dichiarazione all’emittente qatariota in cui ha descritto il massacro del 7 ottobre come un "grande trionfo" e ha chiesto di estendere l’operazione alla Cisgiordania e ai territori all’interno dei confini di Israele precedenti al 1967. Lo stesso giorno, Al Jazeera ha trasmesso un discorso di al-Arouri, vicepresidente dell’ufficio politico di Hamas, in cui egli minacciava che “l’irruzione negli insediamenti e nelle basi sioniste nella Striscia di Gaza impallidirà rispetto a ciò che potrebbe accadere a loro”. Durante la guerra tra Hamas e Israele, Al Jazeera non si è limitata a riportare e diffondere gli annunci di Hamas; secondo il Meir amit intelligence and terrorism information center, è diventata parte integrante della macchina di influenza, propaganda e guerra psicologica di Hamas. “Attraverso tutte le sue piattaforme, Al Jazeera ha diffuso materiale di guerra psicologica prodotto dall’Unità Media di Combattimento delle Brigate Izz al-Din al-Qassam di Hamas, che avrebbero documentato imboscate e attacchi contro le Forze di Difesa Israeliane”. In molti casi, l’ala militare di Hamas ha persino utilizzato Al Jazeera Arabic per annunciare attacchi contro le truppe delle Idf, come ad esempio: “Urgente-Brigate al-Qassam: a breve saranno trasmesse da Al Jazeera, il 25 aprile 2025, le immagini delle imboscate Leone di al-Mantar contro soldati e veicoli nemici nel quartiere di al-Shuja’iyya, nella parte orientale della Striscia di Gaza”.
Glorificando il massacro del 7 ottobre, il programma “Ma Khafiya A’tham” (“Ciò che è nascosto è più grande”), condotto dal giornalista Tamer al-Mishal, ha dedicato all’attacco una serie di episodi, che enfatizzavano la propaganda di Hamas, talvolta utilizzando video forniti in esclusiva ad Al Jazeera. Un episodio includeva un video di Yahya Sinwar, leader di Hamas e ideatore del massacro, travestito, mentre effettuava una visita sul terreno. L’episodio includeva anche immagini di Mohammed Deif, comandante dell’ala militare di Hamas, durante i preparativi per l’attacco del 7 ottobre. Il programma promuoveva la narrazione di Hamas, secondo cui il massacro era un jihad giustificato dall’Islam e la “determinazione, l’eroismo e il sacrificio” del popolo palestinese avevano reso possibile il successo dell’operazione “Alluvione di Al-Aqsa” (il nome utilizzato da Hamas per l’attacco del 7 ottobre).
Memri scriveva nel maggio 2024: “Dall’attacco del 7 ottobre l’emittente opera come organo di propaganda al servizio di Hamas 24 ore su 24, sette giorni su sette, con una copertura pressoché scevra di altri argomenti. Il canale esprime un sostegno incondizionato ad Hamas, giustificando il sanguinoso attentato, mostrando filmati ripresi dalle telecamere indossate dai terroristi e celebrandolo come una vittoria che ha portato orgoglio e onore alla nazione islamica”. Per molti anni, Al Jazeera ha ospitato figure islamiste come Yusuf al-Qaradawi, nel suo programma "Sharia e Vita", dove emetteva fatwa (decreti religiosi) che giustificavano gli attentati suicidi palestinesi contro Israele come una forma di “jihad” e di “difesa”. In un’intervista, Qaradawi ha spiegato che nelle “legittime operazioni di martirio, le persone usano i loro corpi per difendere il proprio Paese dagli occupanti”. Ha descritto gli attacchi suicidi come una forma di giustizia divina, affermando: “Dio onnipotente è giusto; nella sua infinita saggezza ha dato ai deboli un’arma che i forti non hanno, ovvero la capacità di trasformare i propri corpi in bombe, come fanno i palestinesi”. Nel febbraio del 2013, durante il suo programma su Al Jazeera, Qaradawi osservò inoltre che "se i musulmani avessero abolito la punizione per l’apostasia, l’Islam oggi non esisterebbe”.
Secondo Memri: “Il ruolo di Al Jazeera nel fornire una piattaforma per la promozione di ideologie islamiste estremiste risale a decenni fa. Il caso della promozione di al-Qaeda è di particolare interesse. Due mesi prima dell’11 settembre, Al Jazeera diede a un portavoce di al-Qaeda, Sulaiman Abu Ghaith, carta bianca per parlare ininterrottamente per dieci minuti e per invitare 12mila mujahidin ad unirsi ad al-Qaeda. “Al Jazeera ha assunto un corrispondente, Tayseer Allouni, condannato in Spagna a sette anni di carcere per aver trasferito fondi ad al-Qaeda, e la stessa al-Qaeda ha persino rilasciato una dichiarazione pubblica a suo sostegno. Al Jazeera ha trasmesso in diretta l’uccisione di un soldato americano da parte di un cecchino iracheno, cosa che sarebbe potuta accadere solo se l’emittente avesse coordinato l’azione con i responsabili dell’uccisione. “Per quanto riguarda l’Isis, Al Jazeera ha permesso che un giuramento di fedeltà al suo leader Abu Bakr al-Baghdadi venisse pronunciato in diretta. Nel bel mezzo di un dibattito televisivo sul programma di punta di Al Jazeera in lingua araba, uno studioso islamico ha giurato fedeltà al leader dell’Isis, l’Emiro dei credenti, mentre il moderatore Faysal al-Qassem non ha fatto nulla per fermarlo”.
Nel 2004, su Al Jazeera, Anis al-Naqqash, militante e analista libanese, ha esplicitamente invocato attacchi contro le compagnie e gli impianti petroliferi statunitensi, definendo gli Stati Uniti nemici dell’umanità. È giunto il momento che gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali procedano a un’indagine urgente e approfondita sulle attività di Al Jazeera. Alla luce delle crescenti accuse relative a presunti legami tra l’emittente qatariota e organizzazioni terroristiche, i decisori politici dovrebbero valutare l’adozione di misure decisive, designando formalmente Al Jazeera come entità che sostiene il terrorismo.
(*) Tratto dal Gatestone Institute
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
Aggiornato il 05 maggio 2026 alle ore 10:29
