I due conflitti in atto a poca distanza dal nostro Paese e dall’Europa hanno fatto passare in poca considerazione un importante notizia sul piano della diplomazia e del soft power utilizzato dalla Cina popolare per mettere in difficoltà il governo della Repubblica di Cina-Taiwan. Il Ministero degli Affari esteri taiwanese (Mofa) ha dovuto respingere con fermezza le dichiarazioni rilasciate dai ministeri degli Esteri delle Seychelles e del Madagascar per giustificare la revoca dei permessi di sorvolo per l’aereo noleggiato del presidente Lai Ching-te, che avrebbe dovuto recarsi nel Regno di Eswatini (Africa centrale e unico alleato di Taiwan nel continente) il 22 aprile. Sia le Seychelles sia il Madagascar hanno rispettivamente affermato di non riconoscere la sovranità della Repubblica di Cina-Taiwan e di aderire al “principio di una sola Cina”. I due Paesi hanno così avallato la erronea narrativa della Cina Popolare, che non rispettando le norme internazionali e mette a repentaglio, come se non bastasse quanto avviene in Ucraina e Golfo arabico, la sicurezza delle rotte aeree. Le dichiarazioni dei due Paesi che hanno negato il sorvolo, dimostrano chiaramente che la Cina popolare è stata parte attiva di questo episodio. Il Mofa ha condannato la Pechino con la massima fermezza per aver interferito palesemente nelle normali operazioni di sicurezza dell’aviazione civile internazionale attraverso pressioni politiche. In sintesi: visita rinviata. Il presidente taiwanese Lai Ching-te avrebbe dovuto guidare una delegazione in Eswatini (come indicato, rimasto l’unico alleato diplomatico di Taipei in Africa), su invito del re Mswati III, per partecipare alle celebrazioni del 40° anniversario dell’ascesa al trono e del 58° compleanno di Maswati III.
Il viaggio, quindi, non ha potuto svolgersi come previsto dopo che le Seychelles e il Madagascar hanno improvvisamente e senza preavviso revocato i permessi di sorvolo per l’aereo del Presidente taiwanese. Il Ministero degli Affari esteri di Taiwan ha, di conseguenza, invitato la comunità internazionale a prestare la dovuta attenzione al consolidato utilizzo da parte della Cina popolare della coercizione economica per costringere altri Paesi a revocare le loro decisioni. Oltre a minare la pace e l’ordine internazionale, Pechino interferisce apertamente negli affari interni di altre Nazioni. Le sue azioni non solo minacciano Taiwan, ma rappresentano anche una sfida importante e di vasta portata per l’ordine democratico globale e lo stato di diritto internazionale. Il Mofa ha ribadito che la Repubblica di Cina-Taiwan ritiene di essere una nazione sovrana e indipendente e che né essa né la Repubblica popolare cinese sono storicamente subordinate l’una all’altra. Pechino non riconosce lo status sovrano di Taiwan e agisce con continue azioni di soft power allo scopo di alterare il riconoscimento internazionale dello status quo oggettivo attraverso lo stretto di Taiwan. Taipei ritiene di avere il diritto di interagire con la comunità internazionale e tale diritto non dovrebbe essere negato o ostacolato da alcun Paese. Taiwan, nello specifico, ha ringraziato il regno di Eswatini e gli altri alleati diplomatici e le nazioni che condividono gli stessi ideali per il loro aiuto negli sforzi di mediazione. Di fronte alle pressioni esterne, il Paese rimane irremovibile nel suo impegno a mantenere Taiwan nel mondo democratico.
A complicare la situazione, ci ha pensato la leader dell’opposizione taiwanese Cheng Li-wun (del partito Kuomintang) che ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, dove entrambi hanno confermato la loro opposizione all’indipendenza di Taiwan ed espresso il desiderio di una risoluzione “pacifica” della lunga disputa sul futuro dell’isola. Cheng è il leader di più alto rango ad aver incontrato Xi da quando l’allora presidente taiwanese Ma Ying-jeou ha incontrato il Xi a Singapore nel 2015. Sia Cheng sia MaYing-jeou sono membri del Kuomintang, il partito politico taiwanese di orientamento conservatore che sostiene un maggiore impegno con la Cina popolare da parte del governo democratico e autonomo di Taiwan. Durante le sue apparizioni pubbliche, Cheng ha sostenuto che i leader della Cina ‘opolare e della Repubblica di Cina dovrebbero lavorare per “superare l’attuale fase di confronto politico e l’ostilità reciproca” sui due lati dello stretto. In questi tempi argomentare di “stretti” va assolutamente preso sul serio atteso quanto avviene all’imbocco del Golfo arabico. Le osservazioni di Cheng apparirebbero nella direzione di quanto afferma il Partito comunista cinese, che ha l’obiettivo di raggiungere la “grande rinascita della nazione cinese”. Durante il loro incontro, a porte aperte, Xi ha anche sottolineato la storia e la cultura condivise tra Taiwan e Pechino, affermando che “le persone di tutti i gruppi etnici, compresi i compatrioti taiwanesi”, hanno “scritto insieme la gloriosa storia della Cina popolare. Tutti i figli e le figlie della Cina condividono le stesse radici cinesi e lo stesso spirito cinese. Questo ha origine dai legami di sangue ed è profondamente radicato nella nostra storia: non può essere dimenticato né cancellato”, ha aggiunto Xi. Che si è affrettato a dichiarare che, insieme al Kuomintang e ad altri membri della società taiwanese, Pechino è pronta a “lavorare per la pace” attraverso lo stretto di Taiwan. Entrambi i leader hanno affermato di opporsi alle “ingerenze straniere” nelle relazioni tra Taipei e Pechino, un riferimento all’interferenza statunitense, mentre Cheng ha fatto intendere che, se una volta al potere dopo le prossime elezioni, avrebbe rallentato il riarmo militare di Taiwan aggiungendo che, sotto la sua guida, il Kuomintang non avrebbe operato per un approccio alla prevenzione della guerra orientato alla difesa e alla deterrenza.
Il messaggio, in sintesi, era che Taiwan dovrebbe rallentare il riarmo e l’acquisto di armi statunitensi. Il partito di opposizione sostiene che il disegno di legge (40 miliardi) sulla difesa sia troppo oneroso e vago, proponendo in alternativa un budget inferiore di 12 miliardi di dollari. In una dichiarazione, il presidente taiwanese Lai Ching-te appartenente al Partito progressista democratico (Dpp) ha scritto che il Kmt continua a “evitare deliberatamente i negoziati tra i partiti” ritardando l’approvazione del bilancio speciale per la difesa. Lai ha affermato che anche il suo governo sostiene la pace, ma non “fantasie irrealistiche”. È palese che nonostante le promesse di pace di Xi Jinping, la Cina popolare ha costantemente aumentato la sua presenza aereonavale nelle acque e nello spazio aereo intorno a Taiwan negli ultimi anni. Dal 2022, le forze armate cinesi hanno condotto almeno sei cicli di manovre militari a fuoco, di più giorni, nello stretto di Taiwan: quel braccio di mare largo 180 chilometri che separa Taiwan dall’Asia continentale (questo in accordo con la minaccia di riunificare l’isola, che ha 23,5 milioni di abitanti, anche con la forza).
La Cina popolare accusa la leadership del partito al governo, il Dpp, di promuovere un’agenda “separatista”. La leadership cinese ha interrotto i contatti formali con Taipei poco dopo l’ascesa al potere del Dpp nel 2016, pur continuando a comunicare attraverso diverse organizzazioni taiwanesi, tra cui proprio il Kmt. Questo è in fondo il motivo centrale per cui il viaggio di Cheng in Cina è stato accolto con scetticismo in molti ambienti di Taiwan, in particolare all’interno del Dpp. Il Pcc continua a rivendicare Taiwan come provincia e rimane determinato ad annetterla un giorno, pacificamente o con la forza. Va qui ricordato che il Partito comunista cinese non ha mai governato l’isola. Il Consiglio per gli Affari continentali di Taiwan, che definisce la politica di Taiwan nei confronti della Cina popolare, ha riaffermato in queste settimane che quanto dichiarato da Cheng, secondo cui la Repubblica di Cina-Taiwan e la Cina Popolare sono “una sola famiglia”, travisa la disputa sulla sovranità di Taiwan, presentandola come un disaccordo interno piuttosto che tra due governi.
Pur essendo ancora formalmente conosciuta come Repubblica di Cina, Taiwan ha subito un importantissimo cambiamento culturale e politico dalla democratizzazione degli anni Novanta, accompagnato da un’ascesa del nazionalismo taiwanese. Inoltre, c’è anche l’aspetto economico che si celerebbe sotto l’arroganza di Pechino. Il perché starebbe nel fatto che la capitalizzazione di mercato di Taiwan ha raggiunto, in questo inizio anno, i 4.140 miliardi di dollari, posizionandosi al settimo posto a livello mondiale, secondo i dati raccolti da Bloomberg che mostrano il valore complessivo delle società quotate principalmente sull’isola (il mercato britannico si attestava intorno ai 4.090 miliardi di dollari). Taiwan ha superato il Regno Unito. Questo traguardo arriva dopo che l’indice economico denominato Taiex, a marzo 2026, ha recuperato tutte le perdite causate dal conflitto in Iran (si tratta di uno dei primi grandi mercati a farlo) raggiungendo un massimo storico alimentato dal primeggiare di Taipei nella produzione di sistemi indispensabili per lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale. Il presidente americano Donald Trump dovrebbe visitare Pechino durante questo mese di maggio e l’argomento “Repubblica di Cina-Taiwan” sarà sicuramente in agenda.
Aggiornato il 04 maggio 2026 alle ore 10:19
