L’opinione pubblica si divide, per altro senza prove, sul fatto che l’attentato a Donald Trump possa essere vero o solo una recita ben orchestrata. In pochi pensano possa trattarsi di un messaggio mafioso che, molto probabilmente, la potentissima lobby (e loggia) finanziaria ha mandato al presidente Usa. Certamente Trump conosce bene gli autori del messaggio, che contano su insospettabili aderenze anche tra uomini vicini alla Casa Bianca. Ecco perché a tutti è convenuto dire che “si è trattato del gesto di un lupo solitario”. Un lupo solitario squattrinato che prenota una stanza nel prestigioso albergo dove si tiene la convention? Soprattutto che vi accede armato fino ai denti senza che nessuno s’insospettisca e lo controlli.
Certamente possiamo intuire chi abbia mandato il messaggio: gruppi industriali che probabilmente vedono ledere i loro interessi in questa frattura tra Usa e Ue; potenti lobby che gradirebbero una forte alleanza militare Usa-Ue contro la Federazione Russa. Alleanza che accorcerebbe di moltissimo i tempi dei piani europei e Nato d’aggressione militare a Mosca. Non è un caso che i leader europei abbiano mandato, a mo’ di “mantra”, tutti l’identico messaggio di solidarietà a Trump.
Di fatto la Germania (eterodiretta dalla lobby che supporta Ursula von der Leyen) vedrebbe eventuali intese con Trump utili ad accorciare i tempi di riarmo: ma le intese passano anche attraverso una ricucitura degli aiuti Usa alla Nato, quindi il ritorno della Casa Bianca come primo contribuente Nato. E dietro la visita ecumenica di Carlo d’Inghilterra (è anche capo degli anglicani) a Washington si potrebbe celare proprio la missione di ricucitura militare gradita alla City di Londra ed al partito von der Leyen.
Di fatto la presidente della Commissione Europea è il decisore militare dell’Ue, anche se questo contravviene agli accordi firmati a Mosca per garantire la riunificazione tedesca: varata il 3 ottobre 1990. La separazione era stata voluta dopo la Seconda Guerra mondiale proprio per garantire un deterrente militare, ed alla luce del cosiddetto “primato militare” prussiano evidenziato da centinaia d’anni di guerre. La riunificazione veniva sostanzialmente formalizzata attraverso il “Trattato Due più Quattro”, siglato a Mosca il 12 settembre 1990 tra le due Germanie e le potenze alleate. Il Trattato sanciva nuovamente la piena sovranità tedesca, ma a condizioni ben chiare da non superare. L’Urss (Federazione Russa) di fatto permetteva la fusione della Repubblica Democratica Tedesca alla Repubblica Federale per porre fine alla Guerra Fredda. Per nulla immaginando che, inserendo la nuova Germania unita nella Nato e nella Cee, sarebbero nel 2026 ricomparsi i venti di guerra di ottantasei anni prima.
Trattato di riunificazione (firmato da Germania Est, Germania Ovest, Francia, Gran Bretagna, Usa e Urss) che da un lato poneva termine alla sovranità delle “potenze vincitrici” sulla Germania, dall’altro imponeva all’Occidente dei limiti militari alla nuova nazione tedesca. Secondo il Trattato siglato a Mosca nel 1990 la Germania non sarebbe più dovuta essere a capo, o artefice, d’iniziativa militari, ed avrebbe dovuto accettare la riduzione del proprio esercito ad un massimo di 370mila unità. La nuova Germania unita aveva accettato la rinuncia alla produzione di armi, l’impossibilità di convertire l’industria meccanica in bellica e la rinuncia al possesso e al controllo di armi nucleari, biologiche e chimiche.
Le truppe sovietiche avevano lasciato il territorio della ex Germania in cambio di ferree promesse di non belligeranza, e che non sarebbero mai state dispiegate armi nucleari o “lanciatori” Nato o di potenze occidentali in tutti i territori tra ex l’Ddr e la Russia. Soprattutto, che mai un tedesco sarebbe più stato a capo di un esercito europeo. Oggi di fatto quel Trattato è stato strappato dall’Unione Europea nata a Maastricht il 7 febbraio 1992. Questa Ue ha messo nuovamente in mani prussiane gli eserciti europei: questo si evince dal “piano di riarmo” proposto da Ursula von der Leyen un anno fa, nel marzo 2025; lo stanziamento degli 800 miliardi di euro per rafforzare la difesa comune, con munizioni, droni e missili in parte finiti nelle mani dell'esercito di Kiev. Ursula von der Leyen ha parlato di “inizio di un’era di riarmo per l’Ue”, vendendo la cosa come “garanzie per la sicurezza del continente e sostegno all’Ucraina”. Un piano di riarmo (ReArm 2030) presentato dalla presidente della Commissione europea come “occasione per rafforzare le capacità militari dell’Ue”, e salutato dalla Germania unita come occasione di conversione della grande meccanica negli armamenti.
Ma per fare le guerre ci vogliono anche uomini, e sappiamo bene che l’Ue è l’ospizio del Pianeta, concentrando una popolazione con età media oltre i quaranta. Ecco che a Bruxelles fa capolino l’idea d’usare l’articolo 9 del Trattato sull’Unione Europea, quello che stabilisce la cittadinanza Ue, per integrare extracomunitari che prestino servizio militare per l’Europa. Ovvero “caro africano ti integro se combatti per me”: e questa sarebbe la risposta che la von der Leyen da a Trump sui migranti? Ovvero li mando a combattere contro in Ucraina o contro la Federazione Russa?
Di fatto l’Occidente, dopo aver sperimentato l’esercito industriale di sostituzione (ne parlavo con Marco Rizzo, segretario nazionale di Dsp) ora prova a usare i migranti come “esercito militare di sostituzione”.
L’esercito industriale di riserva è un concetto che Karl Marx chiarisce nel Capitale, ed indica l’uso di disoccupati e sotto-occupati per mantenere bassi i salari e disciplinare la classe lavoratrice attiva: una sorta di monito contro i diritti dei lavoratori. Una riserva di forza-lavoro che consente alle imprese di espandere la produzione, ma senza aumentare i salari.
L’esercito militare di sostituzione è già realtà in Africa dagli anni ‘60 del ‘900, dove le multinazionali hanno sostituito gli imperi coloniali: più di tremila eserciti mercenari, paramilitari e pseudo rivoluzionari pagati dalle multinazionali europee. L’Ue non vorrebbe mai correre il rischio d’una guerra nucleare con Mosca, e per combattere sul terreno tradizionale punta all’esercito militare di sostituzione; offrendo cittadinanza, casa e lavoro agli extracomunitari che torneranno dal fronte. Quindi non meravigliatevi se doveste vedere in giro pubblicità che mostrano una vecchia bambola bionda tedesca che accoglie africani in divisa dentro aule stile nord Europa: è l’esercito Ue che dovrebbe presiedere l’ucraino Volodymyr Zelensky, il sistema di difesa comune con centrale operativa a Kiev.
Tutte queste cose Donald Trump le conosce bene e non sa cosa fare, ecco che la potete lobby tenta di tirarlo per la giacchetta.
Aggiornato il 28 aprile 2026 alle ore 11:32
