Lo scrutinio delle elezioni generali è stato messo in pausa. In Perù, la Commissione elettorale nazionale ha disposto una proroga straordinaria delle operazioni di voto fino alle 18 locali di oggi – l’una di notte di martedì in Italia – dopo che gravi problemi logistici hanno impedito a migliaia di cittadini di recarsi alle urne nei tempi previsti. La decisione è stata adottata dal Jurado nacional de elecciones (Jne), l’organo incaricato della giustizia e del controllo elettorale, accogliendo la richiesta del Difensore civico che ha sollecitato una “decisione storica” alla luce della “gravità della situazione”. Le difficoltà organizzative sono state confermate dal presidente dell’oficina Nacional de Procesos Electorales (Onpe), Piero Corvetto. Secondo quanto riferito, 211 seggi destinati a servire circa 63.300 elettori non sono stati allestiti nei tempi previsti a causa di ritardi nella distribuzione del materiale elettorale. Di fronte all’emergenza, il Jne ha adottato anche una misura senza precedenti: la sospensione della diffusione dei risultati preliminari fino alla conclusione ufficiale delle votazioni. Una scelta che posticipa anche la pubblicazione del conteggio rapido elaborato dall’Asociación civil transparencia in collaborazione con Ipsos, che sarà reso noto soltanto alle 18 locali, quando tutti i seggi avranno chiuso.
Nel frattempo, le precedenti indicazioni dei sondaggi hanno indicato in testa la candidata conservatrice Keiko Fujimori. Il ballottaggio per la presidenza è fissato per il prossimo 7 giugno. Secondo le rilevazioni disponibili, Fujimori avrebbe raccolto il 16,5 per cento delle preferenze, precedendo di pochi punti il candidato di destra Rafael López Aliaga, il centrista Jorge Nieto e il candidato di sinistra Roberto Sánchez. Un risultato simile a quello ungherese, con la destra anti-corruzione di Péter Magyar che ha battuto l’establishment della destra di Viktor Orbán. La leader conservatrice ha rivendicato il risultato del primo turno definendolo una vittoria contro il nemico di sinistra. I sondaggi e i conteggi parziali la indicano in vantaggio, ma ancora lontana dalla soglia del 50 per cento necessaria per evitare il secondo turno. Resta invece apertissima la corsa per il secondo posto, con un sostanziale pareggio statistico tra gli sfidanti e con López Aliaga – soprannominato “Porky” – che mantiene una solida base elettorale. Il quadro politico resta tuttavia segnato da una forte frammentazione, un fenomeno radicato nel sistema politico peruviano sin dai primi anni Duemila secondo le analisi del Celag Data. Il rischio è che il futuro presidente, che entrerà in carica il 28 luglio, si trovi a governare senza una maggioranza parlamentare stabile. Una dinamica che ha contribuito alla lunga stagione di instabilità istituzionale che ha visto il Paese andino cambiare nove capi di Stato negli ultimi dieci anni. L’ultima crisi risale all’ottobre 2025, quando la socialista Dina Boluarte è stata rimossa dall’incarico. Prima di lei era caduto l’ex insegnante di sinistra Pedro Castillo, dopo il tentativo di sciogliere il Parlamento nel dicembre 2022. Anche il suo predecessore centrista Martín Vizcarra era stato costretto alle dimissioni tra accuse di corruzione. Brevissima, infine, la parentesi dell’avvocato José Jerí, rimasto alla guida del Paese per appena quattro mesi dopo aver sostituito Boluarte.

A dominare la scena elettorale resta comunque Keiko Fujimori, 50 anni, leader del partito populista Fuerza Popular e figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, poi dittatore dopo un autogolpe in risposta a un golpe militare fallito, che ha governato tra il 1990 e il 2000. Un mandato segnato dalla dura repressione delle guerriglie comuniste. Nonostante le inchieste che negli anni hanno lambito la sua attività politica per presunti casi di corruzione e traffico di influenze, Fujimori si ripresenta agli elettori con un programma che combina politiche neoliberali e interventi di assistenza sociale. Tra i suoi avversari più visibili figurano l’attore e comico Carlos Álvarez – noto per le imitazioni dei rivali politici – e lo stesso López Aliaga, ex sindaco di Lima, fervente cattolico che in campagna elettorale ha proposto di costruire carceri nell’Amazzonia circondate da serpenti velenosi per isolare i criminali più pericolosi. Oltre al capo dello Stato, i cittadini peruviani hanno votato anche per il rinnovo del Parlamento. In virtù di una riforma costituzionale approvata due anni fa, il Congresso tornerà ad essere bicamerale, con un Senato composto da 60 membri e una Camera dei deputati da 130 seggi. Fu proprio Alberto Fujimori, con la Costituzione del 1993, a sopprimere la camera alta sostenendo che rallentasse eccessivamente l’azione dell’esecutivo. Nel nuovo assetto istituzionale, invece, i senatori avranno competenze rafforzate, tra cui la nomina dei principali funzionari dello Stato.
Aggiornato il 13 aprile 2026 alle ore 17:13
