Il mito della vittoria russa cade in Ucraina

Nel dibattito internazionale sulla guerra in Ucraina si è progressivamente radicata una narrazione tanto semplice quanto fuorviante: quella secondo cui la vittoria della Russia sarebbe inevitabile. Questa idea, ripetuta con insistenza da Mosca e ripresa da alcuni osservatori e leader politici, non nasce da un’analisi oggettiva dei fatti sul campo, ma piuttosto da una precisa strategia comunicativa volta a influenzare la percezione del conflitto. L’obiettivo è chiaro: convincere gli alleati di Kyiv che sostenere l’Ucraina sia inutile, spingendoli ad accettare una soluzione negoziale favorevole al Cremlino. Eppure, proprio l’andamento della guerra negli ultimi anni dimostra quanto questa visione sia distante dalla realtà. Fin dall’inizio dell’invasione su larga scala, la leadership russa aveva immaginato un’operazione rapida e decisiva, costruita su presupposti che si sono rivelati profondamente errati. Mosca aveva sottovalutato la coesione della società ucraina, la capacità delle sue forze armate e il sostegno internazionale che Kyiv avrebbe ricevuto. Quella che doveva essere una vittoria lampo si è trasformata invece in una guerra lunga e logorante, che ormai si protrae da anni senza che la Russia sia riuscita a raggiungere i propri obiettivi strategici principali.

Uno degli elementi più significativi che contribuiscono a smontare il mito dell’inevitabilità della vittoria russa è la mancanza di progressi decisivi sul campo di battaglia. Nonostante le ripetute dichiarazioni trionfalistiche del Cremlino, le forze russe hanno faticato a ottenere risultati concreti. In diversi casi, i vertici militari russi sono arrivati a rivendicare conquiste che non trovavano riscontro nella realtà, come dimostrato da episodi in cui città dichiarate “occupate” si sono rivelate ancora saldamente sotto controllo ucraino. Questo scollamento tra propaganda e fatti evidenzia una difficoltà strutturale nel trasformare la superiorità numerica e materiale in successi operativi. La guerra ha inoltre mostrato i limiti dell’apparato militare russo, spesso percepito come una macchina bellica inarrestabile. Le difficoltà nel coordinare operazioni complesse, l’incapacità di ottenere una superiorità aerea stabile e le pesanti perdite subite in molte offensive indicano che la potenza militare russa è meno efficace di quanto suggerito dalla sua immagine.  Anche le avanzate territoriali, quando avvengono, risultano lente, costose e prive di reale valore strategico, configurando più una guerra di attrito che un percorso verso una vittoria decisiva.

Parallelamente, l’Ucraina ha dimostrato una resilienza che ha sorpreso molti osservatori internazionali. Non solo è riuscita a difendere le principali città e a impedire il collasso dello Stato, ma ha anche condotto operazioni che hanno colpito obiettivi ben oltre la linea del fronte, inclusi territori all’interno della Russia. Questo tipo di azioni contribuisce a erodere ulteriormente la narrativa di una Russia dominante e invincibile, mostrando invece un conflitto molto più equilibrato di quanto spesso si racconti. Nonostante ciò, la narrazione della vittoria inevitabile continua a esercitare un certo fascino, soprattutto perché si basa su percezioni radicate nel tempo. L’immagine della Russia come grande potenza militare, ereditata in parte dall’epoca sovietica, ha contribuito a creare un senso di fatalismo attorno all’esito della guerra. Tuttavia, questa percezione ignora sia i fallimenti storici della Russia in numerosi conflitti sia le trasformazioni del contesto militare contemporaneo, in cui fattori come la tecnologia, la motivazione delle truppe e il sostegno internazionale giocano un ruolo determinante.

Il problema di questa narrativa non è solo teorico, ma ha conseguenze politiche molto concrete. Se i partner internazionali dell’Ucraina arrivano a credere che la sconfitta di Kyiv sia inevitabile, potrebbero ridurre il loro sostegno militare ed economico, influenzando direttamente l’andamento del conflitto. In questo senso, la guerra si combatte anche sul piano dell’informazione: convincere l’opinione pubblica e i decisori politici che una delle due parti è destinata a vincere può diventare uno strumento potente quanto un’arma sul campo. Per questo motivo, è fondamentale basare le valutazioni su dati e fatti, piuttosto che su percezioni o narrazioni interessate. L’analisi oggettiva del conflitto mostra chiaramente che la guerra è ancora aperta e che nessun esito è predeterminato. La Russia dispone certamente di risorse significative e di una maggiore capacità di mobilitazione, ma ciò non si è tradotto in una vittoria rapida né in un vantaggio strategico decisivo. Al contrario, l’Ucraina continua a dimostrare una notevole capacità di adattamento, sfruttando innovazioni tecnologiche e il sostegno dei partner per compensare le proprie debolezze strutturali. In definitiva, l’idea di una vittoria russa inevitabile appare sempre più come un costrutto propagandistico piuttosto che una conclusione basata sui fatti. La realtà della guerra è molto più complessa e incerta, caratterizzata da un equilibrio instabile in cui entrambe le parti affrontano sfide significative. Riconoscere questa complessità è essenziale non solo per comprendere il conflitto, ma anche per prendere decisioni politiche informate che possano influenzarne l’esito.

(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza

Aggiornato il 02 aprile 2026 alle ore 09:53