Guerra in Iran: ora i negoziati

Donald Trump sarebbe pronto a trattare la resa dell’Iran. I mercati attendono la fine della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Il canale nevralgico per il commercio internazionale sarebbe ora navigabile dai convogli “non ostili”. Alle navi “appartenenti agli Stati Uniti, a Israele e ad altri Paesi che in qualsiasi modo partecipano all’attacco contro l’Iran o lo assistono non è consentito il transito attraverso lo Stretto di Hormuz”, ha detto il portavoce degli Esteri di Teheran, Ismail Baghaei. Non è abbastanza per stare tranquilli, ma gli indici delle borse sono tornati positivi. Anche le quotazioni del petrolio e del gas sono in discesa mentre si guarda al piano di un accordo tra Usa e Iran e alla riapertura dello stretto. Il Brent è sceso sotto i 100 dollari a 98,5 dollari (-5,6 per cento). Il Wti è calato del 5 per cento a 87,7 dollari barile. Il prezzo del gas ha ceduto il 7,6 per cento sotto i 50 euro (49,95 euro) al Megawattora.

L’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha smentito che vi siano stati contatti tra Washington e Teheran. “Abbiamo appreso dettagli anche attraverso i media, ma secondo le mie informazioni finora non si ci sono stati negoziati, né diretti né indiretti, tra i due Paesi”, ha affermato il diplomatico. Moghadam ha poi aggiunto: “È naturale che i Paesi amici siano sempre impegnati in consultazioni con entrambe le parti per mettere fine a questa aggressione illegittima”. Proprio Islamabad potrebbe diventare il luogo di un eventuale confronto. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha infatti dichiarato la disponibilità del Pakistan a ospitare negoziati finalizzati a porre fine alla guerra in Medio Oriente. Secondo indiscrezioni provenienti dall’entourage della Casa Bianca, il presidente statunitense vorrebbe sedersi al tavolo delle trattative già nei prossimi giorni. L’obiettivo sarebbe organizzare un incontro entro giovedì.

Tuttavia, fonti iraniane citate dal sito Axios riferiscono di una forte diffidenza da parte di Teheran. Alcuni funzionari della Repubblica islamica avrebbero infatti spiegato ai mediatori internazionali di essere stati ingannati due volte dal presidente americano e di “non voler essere ingannati di nuovo”. Durante i precedenti cicli negoziali, secondo queste fonti, il commander-in-chief avrebbe autorizzato attacchi militari a sorpresa mentre continuava a dichiararsi favorevole a un accordo. Da Washington respingono però ogni accusa di doppio gioco. “Trump ha una mano aperta per un accordo e l’altra è un pugno, pronto a colpirti in faccia”, ha dichiarato un consigliere del presidente, sintetizzando la linea della Casa Bianca. Secondo l’agenzia, il tycoon starebbe infatti sviluppando parallelamente due opzioni strategiche: da un lato il percorso negoziale, dall’altro l’eventuale intensificazione delle operazioni militari. La decisione finale dipenderà dall’evoluzione del conflitto nelle prossime settimane. Fonti statunitensi ritengono plausibile che la guerra possa proseguire ancora per due o tre settimane, anche nel caso in cui vengano avviati colloqui diplomatici. Intanto il dispositivo militare americano nella regione continua a rafforzarsi. Il comando dell’82ª divisione aviotrasportata ha ricevuto l’ordine di schierare in Medio Oriente una brigata di fanteria composta da diverse migliaia di soldati. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che un’operazione di terra non è da escludere. Come ultima spiaggia, ci si sente di aggiungere, visto che potrebbe scatenare le ire del Partito Repubblicano.

Aggiornato il 25 marzo 2026 alle ore 15:23