Mentre il sistema internazionale è distratto dalle competizioni tecnologiche tra grandi potenze e dalle tensioni nell’Europa orientale e Medio Oriente, l’Africa nel 2026 si conferma l’epicentro globale del fenomeno terroristico. Non si tratta più di una minaccia periferica, ma di un fattore strutturale che sta ridisegnando i confini della sovranità e della sicurezza globale.
Un mosaico di instabilità: i fatti del 2026
L’anno in corso ha evidenziato una preoccupante evoluzione tattica delle sigle legate a Islamic State (Is) e Al Qaida. Il fenomeno non è più limitato a cellule isolate, ma a vere e proprie “insorgenze amministrate” che controllano territori e risorse. L’espansione nel Sahel: Nonostante i tentativi di riorganizzazione delle giunte militari locali, l’area tra Mali, Burkina Faso e Niger ha visto nei primi mesi del 2026 un’intensificazione degli attacchi coordinati. Il controllo delle rotte del traffico d’oro e di esseri umani ha permesso ai gruppi jihadisti di autofinanziarsi con un’efficienza senza precedenti. Il Corno d’Africa e al-Shabaab: in Somalia, la transizione dalle forze di peacekeeping dell’Unione africana a nuove architetture di sicurezza locale è stata sfruttata da al-Shabaab per lanciare offensive contro i centri urbani, dimostrando una resilienza che sfida decenni di interventi internazionali. Il fronte australe: la provincia di Cabo Delgado in Mozambico rimane un nervo scoperto. La minaccia alle infrastrutture energetiche (gas naturale) non è solo un problema locale, ma un rischio per la sicurezza energetica globale.
I rischi: oltre il conflitto armato
Il rischio principale per il resto del 2026 non è solo la violenza cinetica, ma il cedimento istituzionale. Il terrorismo in Africa si nutre della “assenza di Stato”. Laddove mancano servizi minimi, giustizia e opportunità economiche, i gruppi radicali si propongono come alternativa d’ordine, seppur brutale. Un secondo rischio critico è il contagio verso i paesi costieri dell’Africa occidentale (Ghana, Costa d’Avorio, Togo, Benin). Se fino a pochi anni fa queste nazioni erano considerate “aree di sosta”, oggi sono diventate obiettivi strategici per l’accesso ai porti e per l’espansione del proselitismo.
Prospettive: verso una sicurezza endogena?
La prospettiva politica per il prossimo futuro indica una verità ineludibile: le soluzioni esclusivamente militari hanno fallito. La “sicurezza esportata” dall’Occidente sta lasciando il posto a una complessa ricerca di soluzioni africane a problemi africani. Tuttavia, questa transizione è minacciata dalla crescente penetrazione di attori esterni che offrono sicurezza in cambio di risorse naturali, creando nuovi squilibri geopolitici. Il futuro della stabilità africana dipenderà dalla capacità dei Governi locali di recuperare il contratto sociale con le proprie popolazioni e di cooperare su scala regionale per prevenire la radicalizzazione, prima ancora di combatterla sul campo. L’Africa del 2026 ci ricorda che il terrorismo non è un virus che cade dal cielo, ma un sintomo di fragilità politica che richiede, per essere curato, una visione che unisca sviluppo economico, governance trasparente e cooperazione internazionale paritaria.
Aggiornato il 23 marzo 2026 alle ore 10:52
