Giorgia Meloni sottolinea che non ci sarà alcun intervento militare in Iran. Intanto, Teheran minaccia: “Chi aiuta gli Usa a riaprire Hormuz sarà complice dell’aggressione”. Vola il prezzo del petrolio, con la guerra che infiamma il Golfo e i missili sulle raffinerie. Il conflitto “avrà un impatto rilevante sull’inflazione”, avverte la Bce. “Il Ministero dell’Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani”. Lo si legge in un messaggio attribuito alla Guida suprema della Rivoluzione islamica, l’ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, in cui ha espresso le sue condoglianze al presidente Masoud Pezeshkian “per il martirio del ministro dell’Intelligence Esmaeil Khatib”. Nel messaggio pubblicato su Mehr News, l’agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale di proprietà statale, Khatib viene descritto come “un veterano di guerra instancabile” che “ha profuso grandi sforzi per la causa della Rivoluzione Islamica”. Intanto, le guardie rivoluzionarie iraniane hanno affermato che la produzione di missili continua nonostante il conflitto in corso, aggiungendo che non vi sono carenze nelle scorte. Lo scrive Iran International. “La nostra industria missilistica ha meritato il massimo dei voti nel 2025 e non c’è motivo di preoccuparsi a questo proposito”, ha dichiarato il portavoce delle guardie rivoluzionarie, Ali Mohammad Naini, aggiungendo che la produzione prosegue in condizioni di guerra e avvertendo di “sorprese” e operazioni più complesse in futuro.
“Finita la guerra, si può partecipare a iniziative più ampie delle Nazioni Unite per garantire il trasporto marittimo a Hormuz. Noi dobbiamo insistere con la nostra diplomazia”. Lo ha detto a Mattino 5 il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Non abbiamo voluto questa guerra, non vogliamo parteciparvi – ha ribadito – ma ieri in Ue abbiamo dato un contributo fondamentale per dare un messaggio forte per una moratoria negli attacchi ai centri petroliferi e del gas. Un messaggio che punta a ristabilire maggiore tranquillità” per arrivare a una “de-escalation”. “Il fatto che l’Ue abbia ascoltato António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite – ha concluso il ministro – significa che vuole essere protagonista”.
Frattanto, il premier spagnolo Pedro Sánchez chiede una risposta “ferma e unita” dell’Unione europea alla guerra in Iran, ma lontana “da una logica bellicista” e concentrata sulle priorità reali dell’Ue. Intervenendo al Consiglio europeo, spiega una nota del governo spagnolo, Sánchez ha ribadito che Madrid “non sostiene e considera illegale”, l’intervento in Iran, sollecitando la difesa del sistema multilaterale e del diritto internazionale. Sul piano economico, il premier ha indicato la necessità di misure temporanee di sostegno per i settori più colpiti dall’impatto del conflitto, affiancate da un’accelerazione della transizione energetica, con elettrificazione e decarbonizzazione. Sánchez ha anche difeso il sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets) come pilastro della politica climatica e ha rivendicato il ruolo della Spagna “all’avanguardia” nelle rinnovabili, sottolineando che ciò riduce l’impatto del prezzo del gas su famiglie e imprese. Il premier ha inoltre chiesto un bilancio Ue più ambizioso, con risorse proprie, e ha sostenuto le iniziative per rafforzare il mercato unico, tra cui “One Europe, one Market” e il regime “Eu Inc.”.
Aggiornato il 20 marzo 2026 alle ore 12:31
