Hezbollah: la zavorra ideologica del Libano

Perché la politica libanese non ha impedito al partito Hezbollah di continuare ad armarsi? La risposta va ricercata nell’equilibrio tra i poteri politici della articolata composizione delle cariche nel parlamento libanese, che se include con stabiliti ruoli tutte le rappresentanze politiche, religiose e confessionali del Paese, allo stesso tempo non ha autorità reale nel controllo di alcune di queste fazioni. Il 9 gennaio 2025, dopo oltre due anni di stallo politico causato dal partito Hezbollah, ovvero “partito di Dio”, è stato eletto il generale, cristiano maronita, Joseph Aoun come presidente del Libano. Perché due anni di stallo politico in Libano? La causa è sempre data dal partito sciita Hezbollah che ha bloccato il parlamento libanese perché nelle elezioni legislative del 2022, nonostante i suoi alleati in Parlamento, ha perso la maggioranza assoluta. La perdita della maggioranza ha equivalso alla perdita di influenza e potere nel Paese, un fattore politico che Hezbollah non ha mai accettato. Inoltre l’elezione di Aoun si è intersecata nel mezzo di una riorganizzazione politica del Medio e Vicino Oriente, spinta in particolare dalla visione israeliana di un nuovo ordine regionale.

Quindi, la perdita del potere politico di Hezbollah sommata alla frantumazione sia dell’Asse della resistenza che della Mezza luna sciita, “creature” del regime degli ayatollah iraniani, oltre il cambiamento di potere in Siria (dicembre 2024), precedentemente anello forte delle due organizzazioni filoiraniane, ha indotto gli sciiti del Partito di Dio ad accettare la nuova presidenza del Paese. Ma Hezbollah non è solo un partito presente nell’arco parlamentare libanese, è uno Stato nello Stato. Infatti oltre a essere rappresentato nel parlamento libanese, grazie ai decennali aiuti economici e logistici iraniani, si è dotato nel tempo di un esercito di partito più forte e organizzato delle Forze armate libanesi. Inoltre possiede ancora una banca propria, una rete di cavi sotterranei dedicati alle comunicazioni e altro. Insomma, un piccolo Stato organizzato all’interno di un altro Stato meno organizzato. Tuttavia, la questione è che se è vero che Hezbollah non rappresenta il Libano, è anche vero che la sua struttura e la sua politica terroristica filoiraniana e anti israeliana, condiziona in toto la politica libanese. Configurandosi come la “zavorra ideologica” del Libano.

Così il fatto che Israele bombardi il Libano con l’obiettivo di colpire Hezbollah, si allinea con le critiche israeliane dirette alle altre forze politiche libanesi non in grado di disarmare, controllare o meglio ancora rendere “inerme” questo partito, che è in realtà un’organizzazione terroristica filo iraniana operante legittimamente all’interno dello Stato. Rammento che la divisione delle tre più alte cariche dello Stato fa riferimento ad una convenzione non scritta ma in vigore dal 1943, che vede il posto di presidente assegnato a un cristiano maronita, quello di capo di governo a un musulmano sunnita e la presidenza della Camera dei deputati a uno sciita. Inoltre, il vice primo ministro e il vicepresidente del Parlamento devono sempre essere cristiani greco-ortodossi.

Così la diplomazia occidentale al momento non è ancora riuscita quantomeno a frenare la guerra di Israele contro il Libano. Il governo di Tel Aviv, nell’ottica di cercare di chiudere la “pratica mediorientale”, insiste nel continuare ad agire sul territorio libanese finché non avrà raggiunto lo scopo. Lo scopo è quello di eliminare non solo fisicamente i leader di Hezbollah, che comunque si riproducono anche se sbiaditi come continue fotocopie della stessa pagina, ma anche politicamente. Soluzione che ridarebbe al Libano l’immagine di “Svizzera del Medio Oriente”. Gli attacchi stanno prendendo di mira membri di Hamas e del Jihad islamico palestinese, nonché il quartier generale della Jamaa Islamiya libanese. Ma non solo Israele accusa la politica libanese di non riuscire a eliminare il cancro sciita di Hezbollah dal suo corpo, ma anche gli Stati Uniti ritengono lo Stato libanese responsabile di favorire, magari non direttamente, l’appoggio dei miliziani sciiti e quindi del Partito di Dio, all’Iran. Inoltre, lo Stato libanese non ha adempiuto ai propri obblighi di impedire a Hezbollah di combattere, non essendo riuscito a disarmarlo e quindi ha una responsabilità esclusiva nei bombardamenti e nelle invasioni terrestri israeliani che stanno martellando il territorio libanese.

Al momento il Libano è sotto pressione a causa del Partito sciita, e non appare all’orizzonte una possibilità che la guerra si fermi. Inoltre lo sciismo rappresentato nel panorama islamico sia dagli ayatollah che dai suoi alleati della stessa confessione, non rappresenta l’identità della maggior parte degli sciiti; considerando che il deterioramento dello sciismo non è disdegnato nemmeno dal mondo sunnita. Tanto è che i movimenti armati islamisti sunniti come Hamas e i gruppi libanesi e palestinesi affiliati ad Hezbollah, nonostante colpiti dalle “attenzioni” dell’esercito israeliano, non hanno rivendicato il loro coinvolgimento nel conflitto in corso a sostegno dell’Iran. Intanto, l’esercito israeliano per colpire Hezbollah è arrivato a bombardare il sud di Beirut, rendendo il disarmo e l’annichilimento del Partito di Dio l’unica soluzione per una speranza di sfumatura di pace in Libano.

Aggiornato il 09 marzo 2026 alle ore 10:17