La polemica sul mancato avviso agli Alleati

Eisenhower prese la decisione finale di procedere allo sbarco in Normandia il 5 giugno 1944 scegliendo il 6 giugno come data definitiva, dopo aver valutato le condizioni metereologiche favorevoli, a seguito di giorni di pessimo tempo.

Solo alle ore 08.00 del 6 giugno, ora di Londra, inviò un dispaccio ufficiale a Washington per informare i vertici incluso il presidente Roosevelt, dell’inizio delle operazioni e dell’esito preliminare soddisfacente dei primi sbarchi.

Il generale, in qualità di Comandante Supremo Alleato, aveva tenuto informato il Presidente e il Capo di Stato Maggiore George Marshall sull’operazione ma questi vennero a sapere l’ora di inizio solo a manovre già avviate.

Due anni prima, il 5 dicembre 1941, Germania e Italia – già alleate del Giappone nel Patto Tripartito dal settembre 1940 – erano state avvertite dai rappresentanti diplomatici giapponesi di un possibile attacco a Pearl Harbour. Il ministro degli Esteri Ribbentrop data la genericità del messaggio neppure avvertì Hitler. Il 7 dicembre, con le corazzate statunitensi già affondate dagli Stuka nipponici, un altro cifrato delle ambasciate giapponesi a Roma e Berlino informava dell’imminente attacco! Hitler fu sorpreso dell’operazione ma la considerò un’opportunità per dichiarare a sua volta guerra agli Stati Uniti.

È normale, pertanto, l’assoluta segretezza di queste azioni e che i dettagli delle operazioni militari le sappiano solo i militari. Le decisioni strategiche vengono prese dalle autorità governative che poi non necessariamente sono informate puntualmente sulle manovre sul campo. Anche nell’attualità di questi giorni è impensabile che le autorità statunitensi informassero gli Alleati Nato ed europei sulla precisa data di inizio dell’attacco all’Iran.

La sorpresa fin dall’antichità è elemento essenziale delle operazioni militari ed è principio adottato alla perfezione dalle unità in campo contro l’Iran. In base a questa consolidata cautela nessun Paese europeo è stato informato preventivamente, di conseguenza le polemiche sorte in relazione alla presenza del ministro Guido Crosetto a Dubai è puramente strumentale e rischia solamente e inutilmente di incrinare l’immagine dell’Italia nel contesto internazionale.

Aggiornato il 02 marzo 2026 alle ore 13:10