Guerra russo-ucraina: le prospettive

La guerra in Ucraina entra nel suo quinto anno, e la domanda più comune per l’analista militare è quanto durerà ancora. Quasi altrettanto tipico è chiedergli come finirà e chi stia vincendo. Ovviamente se l’analista è serio cercherà di evitare qualsiasi risposta netta: analista non è sinonimo di oracolo, esattamente come obiettività non è sinonimo di imparzialità. L’analista studia la situazione cercando di mettere a fuoco i dati che ricava dalle fonti che ritiene più attendibili e collegandoli fra loro in base alla sua esperienza pregressa, cercando di ricavarne uno scenario che sia quanto più aderente possibile alla realtà. Poi, sempre in base all’esperienza maturata, cerca di proiettare tale scenario nel futuro. Proiettando quello relativo alla situazione di oggi nel domani, creiamo un altro scenario, che rispetto a quello attuale differirà non solo per la data di riferimento, ma per tutti quei cambiamenti conseguenza degli eventi intercorsi: eventi che l’analista postula basandosi sulla sua esperienza. Questo significa che la scelta dei postulati è la chiave per una previsione corretta. La scelta di ogni postulato richiede una valutazione professionale. Il problema è che molto spesso anche i migliori analisti commettono errori macroscopici che si rivelano fondamentali per spiegare i principali fallimenti della storia. Uno dei più classici è la sottovalutazione dell’avversario. Un altro, assai meno considerato a causa della minore visibilità ma altrettanto frequente, è la sua sopravvalutazione.

La guerra in Ucraina, che secondo chi l’ha avviata avrebbe dovuto durare circa tre settimane (non “tre giorni” come si riporta generalmente) ed essere seguita da una fase di pacificazione e stabilizzazione forzata da eseguire con forze di polizia, sta entrando nel suo quinto anno proprio a causa di questo tipo di errori fondamentali. Il primo è stato commesso dalla Russia, ed è quello secondo il quale l’Ucraina “non esisteva” e pertanto non avrebbe offerto alcuna seria resistenza organizzata, ma al massimo una resistenza asimmetrica da piegare – appunto – con forze di polizia (infatti le unità della Rozgvardya erano assurdamente all’avanguardia delle puntate corazzate il 24 febbraio 2022). Il secondo è stato commesso dall’America, ed è consistito nell’attribuire alla Russia capacità di pianificazione e di esecuzione assai superiori a quelle reali. In base a tale preconcetto si è ritenuto prima che l’Ucraina non avesse possibilità serie di resistere, e poi che un intervento abbastanza deciso in suo sostegno avrebbe potuto provocare una risposta russa ancora più pericolosa per gli interessi americani. In conseguenza di questi due errori macroscopici, prima la Russia ha completamente fallito nella sua prevista invasione-lampo, e poi l’Ucraina non è stata messa in condizione di approfittare del dissesto militare russo per contrattaccare con successo e porre fine al conflitto quando questo era possibile. In seguito a questi due fallimenti consecutivi, i contendenti hanno perso ogni capacità di condurre una guerra di manovra e si sono ritrovati letteralmente infognati in una guerra di attrito relativamente statica, ad altissimo tasso di distruzione e del tutto inconcludente dal punto di vista militare. Il giudizio dell’analista a questo punto è che nella situazione attuale nessuna delle due parti è in grado di porre fine al conflitto con mezzi militari.

Allo stesso tempo però entrambe le parti hanno ormai messo in gioco una posta tale e subito perdite siffatte da non potersi permettere di addivenire a una soluzione negoziata che scontenti entrambi nella stessa misura: questo fatto è tipico delle guerre “totali”, dove i contendenti hanno la necessità assoluta di vincere in quanto altrimenti non potrebbero sopravvivere. Di fatto, per l’Ucraina accettare le richieste russe significherebbe la perdita della sovranità nazionale, mentre per la Russia accettare anche solo in parte quelle ucraine porterebbe alla caduta dell’attuale regime. Per tali ragioni fintanto che entrambe le parti non si considerano sconfitte e ritengono di poter vincere, ogni ipotesi di accordo negoziale è puramente illusorio. Se però la situazione è sostanzialmente bloccata, qual è la prospettiva per la conclusione del conflitto? In che tempi e con quali modalità vi potremo pervenire? Non tutte le guerre totali – per devastanti che siano state – si sono concluse attraverso battaglie decisive, e alcune sono state risolte senza che la parte perdente sia stata piegata militarmente. Un primo esempio relativamente lontano è la Guerra dei trent’anni, sostanzialmente conclusa a causa della bancarotta economica dell’impero spagnolo. Un altro esempio più recente è la Prima guerra mondiale, terminata con il collasso degli imperi centrali, ormai ridotti alla fame.

Nell’ambito dello stesso conflitto abbiamo ancora l’esempio separato dell’impero russo, collassato per cause più sociali che militari o anche economiche. Tanto la Russia che l’Ucraina (sostenuta apertamente dall’Europa) sanno perfettamente di non poter pervenire al successo attraverso mezzi militari, e impiegano le proprie forze armate più per indebolire la struttura economica e sociale dell’avversario che per cercare di vincere sul campo. L’Ucraina punta sul collasso economico e/o sociale dell’avversario sfruttando le sanzioni occidentali e colpendo sistematicamente le infrastrutture estrattive nemiche in modo da paralizzarne le capacità produttive, e allo stesso tempo cerca di infliggere perdite umane superiori alle capacità di rincalzo della Russia. La Russia, invece, cerca di colpire attraverso la guerra ibrida e la disinformazione l’opinione pubblica europea, per cercare di interrompere o almeno ridurre il sostegno economico e materiale che alimenta la resistenza ucraina, e allo stesso tempo cerca di infliggere perdite umane superiori a quelle tollerabili dalla demografia ucraina. Il primo che riuscirà a portare l’avversario al collasso economico e/o sociale, avrà automaticamente anche vinto militarmente sul campo, perché l’esercito nemico cesserà semplicemente di combattere quando si verificherà il collasso. L’analista militare a questo punto è costretto a rivolgersi per la tempistica di questi potenziali collassi ai colleghi specialisti in campo economico e sociale, in quanto un simile calcolo esula dalle sue competenze professionali.

Quanto a quale dei contendenti sia più prossimo al proprio collasso, torniamo ai famosi postulati: in particolare, se postuliamo che il sostegno europeo all’Ucraina procederà invariato, allora il collasso ucraino appare procrastinato a tempo indeterminato; se invece postuliamo che questo verrà a cessare sotto l’azione della propaganda russa, tale collasso diverrà inevitabile già a breve termine e quindi prima di quello russo. Considerato che invece il collasso russo non dipende da una variabile fondamentale ma da un insieme di fattori economici e sociali difficili da calcolare ma sostanzialmente fissi, e che il sistema-nazione russo sta ormai sicuramente scivolando su un piano inclinato di cui semplicemente ignoriamo l’esatto angolo di inclinazione e la lunghezza totale, vediamo che il sostegno europeo all’Ucraina rappresenta la variabile decisiva del conflitto. Se tale successo si interromperà, il collasso ucraino sarà inevitabile e rapido; se invece si manterrà nel tempo, allora il collasso russo, anche se non prevedibile nei tempi, risulterà inevitabile.

(*) Colonnello Orio Giorgio Stirpe, Ufficiale dell'Esercito Italiano in congedo

Aggiornato il 27 febbraio 2026 alle ore 11:58