Nel tentativo di convincere gli Stati Uniti e il resto della comunità internazionale che i palestinesi stanno cercando di creare uno Stato democratico “basato sullo Stato di diritto e sulla dignità umana”, la leadership dell’Autorità Palestinese (Ap) ha di recente pubblicato una bozza della “Costituzione“ provvisoria dei palestinesi.
Tuttavia, la bozza “costituzionale” di 162 articoli evidenzia che, se e quando i palestinesi avranno un proprio Stato, questo non si discosterebbe dalle due entità che hanno governato negli ultimi due decenni: il regime di Hamas nella Striscia di Gaza e l’Autorità Palestinese in Cisgiordania.
Entrambi i regimi palestinesi hanno miseramente deluso il loro popolo, privandolo in larga misura degli aiuti internazionali, della democrazia, delle opportunità, di elezioni libere e della libertà di espressione.
Va sottolineato che il testo provvisorio della “Costituzione” ribadisce le posizioni e le politiche di lunga data e consolidate dell’Ap e di Hamas, in particolare nei confronti di Israele e degli ebrei. Queste includono il “diritto al ritorno” per i rifugiati palestinesi e i loro discendenti nelle loro vecchie abitazioni, per lo più ormai inesistenti, all’interno di Israele; i continui sussidi versati ai terroristi palestinesi, un programma di sostegno finanziario noto come “Pay-for-Slay” (“Pagare per uccidere”), e il costante rifiuto della lunga storia e delle radici religiose degli ebrei a Gerusalemme.
L’articolo 12 della bozza costituzionale sancisce il “diritto al ritorno”, che potrebbe comportare l’arrivo in Israele di milioni di palestinesi in modo che gli ebrei diventino una minoranza nel loro stesso Paese e Israele smetta di esistere come Stato ebraico: “Lo Stato di Palestina lavora per l’unità del territorio e del popolo nella patria e nella diaspora e si impegna a raggiungere l’indipendenza, a porre fine all’occupazione e a garantire il diritto al ritorno dei rifugiati, conformemente alle risoluzioni di legittimità internazionale”.
La nuova “Costituzione”, in realtà, afferma che i palestinesi vogliono un proprio Stato, ma vogliono anche trasferire milioni di loro connazionali nel territorio sovrano dello Stato vicino. Il messaggio è sempre lo stesso: “Le mie biglie sono mie e le tue sono anche mie”.
L’art. 3, titolato “Gerusalemme, natura religiosa, identità storica” afferma che la città è la capitale eterna dello Stato e le religioni e i loro luoghi sacri sono lì protetti: “Gerusalemme è la capitale dello Stato di Palestina, e il suo centro politico, spirituale, culturale ed educativo, nonché simbolo nazionale. Lo Stato di Palestina si impegna a preservare il suo carattere religioso e a proteggere i suoi luoghi sacri islamici e cristiani, nonché il suo status giuridico, politico e storico”.
Notate che manca qualcosa?
La “Costituzione” palestinese ignora con veemenza l’Ebraismo e il suo legame con Gerusalemme. Agli occhi dei palestinesi, solo l’Islam e il Cristianesimo hanno luoghi sacri nella città. Ciò non dovrebbe sorprendere quanti conoscono le affermazioni false che i palestinesi ripetono da molti anni, ovvero che il Muro Occidentale, un muro di sostegno, tutto ciò che resta del Secondo Tempio distrutto dall’Impero romano nel 70 d.C., non sarebbe un luogo sacro per gli ebrei, ma semplicemente parte della vicina Moschea di Al-Aqsa (costruita nel 1035 d.C.).
Omettendo i legami ebraici con Gerusalemme, i palestinesi sostengono che non ci saranno ebrei in un futuro Stato palestinese.
Questa porta sbattuta non dovrebbe sorprendere nessuno: centinaia di migliaia di ebrei che in passato vivevano nei Paesi arabi, tra cui Iraq, Siria, Egitto e Libia, furono vittime molto tempo fa di pulizia etnica ed espulsioni per vendicare la creazione di Israele.
Occorre notare che, mentre i palestinesi non riconoscono legami ebraici con la loro terra e desiderano uno Stato senza ebrei, ci sono più di due milioni di arabi musulmani che vivono pacificamente e al sicuro all’interno di Israele come cittadini a pieno titolo con pari diritti.
Inoltre la bozza di “Costituzione” designa l’Islam come religione ufficiale di uno Stato palestinese, con la Sharia come “fonte primaria della legislazione”, pur garantendo uno status speciale al Cristianesimo. Ancora nessuna menzione dell’Ebraismo o della tutela dei diritti dei suoi fedeli. Per i palestinesi, gli ebrei semplicemente non esistono.
Un’altra informazione inquietante contenuta nel testo provvisorio della Costituzione è che il programma “Pay-for-Slay”, che premia i terroristi palestinesi e le loro famiglie in base al numero di ebrei uccisi e al tempo trascorso nelle prigioni israeliane, continuerà. Questa clausola significa che il sostentamento di qualsiasi palestinese che uccida o ferisca un ebreo sarà protetto dalla Costituzione palestinese, che garantirà a lui o a lei e alla sua famiglia uno stipendio fino a 3mila dollari al mese, in una regione dove lo stipendio medio è di circa mille dollari al mese.
Ecco cosa dice l’art. 24, titolato “Famiglie dei martiri, vittime del genocidio”: “Lo Stato di Palestina e le istituzioni nazionali competenti lavorano per fornire protezione e assistenza alle famiglie dei martiri, ai feriti, ai prigionieri, a coloro che sono stati rilasciati dalle prigioni di occupazione e alle vittime di genocidio e per perseguire gli autori di questi crimini davanti alla magistratura”.
L’art. 44, titolato “Martiri, feriti, prigionieri”, afferma: “Lo Stato assicura la fornitura di cure mediche complete alle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri, e di coloro che sono stati rilasciati dal carcere, per preservare la loro dignità nazionale e i loro bisogni umanitari e di vita”.
Innanzitutto, ciò contraddice le affermazioni secondo cui la leadership palestinese avrebbe deciso di porre fine al programma “Pay-for-Slay”. Tale programma non è mai stato abolito. L’unica modifica riguarda la modalità di registrazione dei pagamenti nel bilancio dell’Autorità Palestinese. Invece di riferirsi ai beneficiari come prigionieri o “martiri”, sono stati riclassificati i terroristi (compresi quelli di Hamas) come dipendenti pubblici, personale delle forze di sicurezza e pensionati, in modo che continuino a beneficiare dei finanziamenti “Pay-for-Slay” come un diritto legale (che presto sarà definito “diritto costituzionale”).
Infine, un’informazione per la comunità “filopalestinese” e Lgbtq+ di tutto il mondo: in un futuro Stato palestinese, secondo la bozza “costituzionale”, i membri della comunità Lgbtq+ non avranno alcun diritto. L’art. 59 stabilisce che il matrimonio viene esclusivamente celebrato tra persone di sesso diverso (un uomo e una donna). E questo significa che in uno Stato palestinese i membri appartenenti a tale comunità continueranno ad essere buttati giù dai tetti, picchiati e cacciati dalle loro città e villaggi.
Il testo provvisorio della “Costituzione” palestinese dimostra il motivo per cui l’idea di creare un altro Paese islamista al confine con Israele è pericolosa e illusoria. Tale testo costituzionale prova che i palestinesi non hanno ancora accettato il diritto di Israele a esistere come Stato, non hanno ancora abbandonato il loro sogno di distruggerlo e sono ancor più determinati che mai a incoraggiare i terroristi a uccidere altri ebrei.
(*) Bassam Tawil è un arabo musulmano che vive in Medio Oriente.
(**) Tratto dal Gatestone Institute
(***) Traduzione a cura di Angelita La Spada
Aggiornato il 26 febbraio 2026 alle ore 09:53
