Dopo migliaia di morti, le proteste si affievoliscono e gli iraniani si appellano a Trump per risollevare il morale e fermare le forze del regime
Il 13 gennaio scorso, il presidente Donald Trump ha incontrato i suoi consiglieri più stretti per valutare le mosse possibili sull’Iran. Secondo il New York Times, tali opzioni includono attacchi militari, che vanno da cyberattacchi segreti a raid cinetici contro installazioni militari, fino a colpire la leadership del regime. Gli attacchi informatici sono necessari, ma lo è anche l’azione palese. Quella mattina, il presidente ha annunciato sulla piattaforma social Truth di aver annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani “fino a quando non cesserà l’uccisione insensata dei manifestanti”. Ha incoraggiato la popolazione iraniana a continuare le proteste e ad “annotare i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi”.
Ci sono due fraintendimenti sugli attacchi all’Iran. Innanzitutto, molti dei soliti noti tengono briefing a porte chiuse, avvertendo che un attacco potrebbe aggregare la popolazione attorno al regime. È una sciocchezza. Le attuali proteste sono esplose solo pochi mesi dopo la guerra dei 12 giorni con Israele, del giugno dello scorso anno. Successivamente, il regime ha cercato di sfruttare il conflitto per aggregare il popolo iraniano attorno allo Stato, che per la prima volta ha eretto statue degli eroi pre-islamici dell’Iran, ma le inaugurazioni pubbliche hanno registrato più sedili vuoti che persone. I pochi messaggi che io e i miei colleghi abbiamo ricevuto durante il blackout imposto dal regime durante le proteste sono stati unanimi: “Stiamo facendo tutto il possibile, ma abbiamo bisogno dell’intervento straniero per avere successo. Convincete il governo degli Stati Uniti ad aiutarci!”. Le guerre all’estero uniscono i regimi rivoluzionari agli inizi, come avvenne durante la guerra Iran-Iraq, ma li indeboliscono internamente una volta che hanno perso legittimità popolare. L’operazione “Desert Storm” (Tempesta nel Deserto) portò a un’insurrezione popolare nel sud dell’Iraq.
Il secondo fraintendimento è che i cyberattacchi siano sufficienti. I sostenitori di questa teoria li considerano da una prospettiva militare e logistica, piuttosto che politica. Gli attacchi informatici sono necessari per interrompere il comando, il controllo e le comunicazioni del regime, utilizzati per sopprimere le proteste. Potrebbero essere stati sufficienti quando la gente era scesa in piazza, per disturbare la repressione, ma le proteste si sono affievolite dopo che il regime ha ucciso 12mila persone, per lo più nelle prime due notti dei disordini. Per convincere la popolazione a tornare in piazza, Trump deve fornire prove tangibili del suo sostegno. Per ridurre la repressione, deve far temere alla leadership del regime e alle forze di repressione di poter perdere la vita. I cyberattacchi rendono più difficile l’attuazione della repressione, ma gli attacchi cinetici incoraggiano la gente a tornare in piazza e dissuadono i decisori dal dare l’ordine di sparare. Entrambi sono necessari.
Gli iraniani hanno ragione a essere sospettosi. Quando protestarono nel 2009, nel 2017, nel 2019 e nel 2022, non ricevettero assistenza materiale. Trump era presidente durante due di quelle proteste, ma fu distratto da altre questioni. Fino a prova contraria, gli iraniani presumono che il mondo non accorrerà in loro aiuto. L’azione segreta, anche se annunciata, non garantirà loro di avere un patrocinatore straniero. La logistica è importante in un movimento rivoluzionario, ma lo è anche il morale. Trump ha bisogno di un piano militare che tenga conto di entrambi gli aspetti: azioni segrete per dare ai manifestanti la migliore possibilità di successo e attacchi palesi per risollevare il loro morale, attualmente basso. Queste, unite a un nuovo appello all’azione da parte del principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, faranno uscire la popolazione dalle proprie case e a tornare nelle piazze, per rimanervi fino al successo.
(*) Tratto dal Middle East Forum Observer
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
Aggiornato il 25 febbraio 2026 alle ore 11:58
