Cuba al negativo: la Baia dei porci 2.0

A che cosa si riferisce il modo di dire “negativo al cubo”, che si applica alla perfezione per il regime cubano in disfacimento? Significa metaforicamente che una cosa, o una nazione in questo caso, è in qualche modo e per determinate situazioni molte volte più piccola di un’altra quantità o entità a confronto. Nel caso di specie, l’economia cubana comparata a quella di un medio Paese europeo ha un Pil nel 2025 di 100 miliardi di euro, contro ad esempio i 2.500 dell’Italia! Morale: il regime castrista, al potere da 67 anni con la sua bella coda di follie da socialismo reale, è sul punto di implodere, perché messo in ginocchio senza combattere dagli arcinemici statunitensi. Insomma, una sorta di Baia dei porci 2.0, stavolta coronata da pieno successo senza sparare un colpo, né rischiare un solo marine in un’altra scellerata azione di “Boots-on-the-ground” di kennediana memoria. Per un giudizio a-ideologico, però, sarà meglio far parlare fatti e cifre, iniziando dalla dipendenza energetica cubana, il vero elefante nella stanza rossa. Con la rimozione di Nicolás Maduro, che ha provocato la fine di fatto del regime fondato da Hugo Chávez, ormai l’Avana può contare solo sulle scarse forniture petrolifere ancora garantite da Mosca. Ma ciò non toglie che la maggior parte delle centrali elettriche a gasolio del Paese siano rimaste senza carburante, con lunghi blackout che arrivano a 24 ore anche nella capitale, rendendo impossibile la conservazione di alimenti e il funzionamento di ventilatori e condizionatori d’aria: un vero disastro per la popolazione, considerato il torrido clima caldo-umido di Cuba. E, per non farsi mancare nulla, nei centri urbani dell’Isola castrista sono ormai a rischio anche le condizioni igieniche, dato che nelle strade si accumula sempre più spazzatura, in conseguenza del fatto che i camion della raccolta sono fermi nei depositi per mancanza di carburante.

E, per lo stesso motivo, nelle città si allungano le file chilometriche con l’attesa di ore per fare rifornimento nei pochi distributori ancora aperti, mentre identiche scene di desolazione si vedono negli aeroporti cubani, con gli aerei fermi a terra per mancanza di cherosene. Paradossalmente, i dipendenti dei servizi pubblici e con loro un esercito di burocrati che non hanno nulla da fare, continuano a percepire stipendi e sussidi garantiti da uno Stato già fallito, senza più riserve di valuta per il coma profondo in cui versa da anni il turismo cubano. Un altro fallimento clamoroso del regime è rappresentato dal tentativo di recuperare dopo il Covid i flussi turistici in provenienza da Russia e Cina, che invece non sono arrivati, mentre il regime ha speso cifre colossali per la costruzione di grandi alberghi rimasti desolatamente vuoti! All’epoca della pandemia, Cuba aveva decretato un rigoroso lockdown, prosciugando letteralmente le entrate in valuta estera assicuratele dal turismo. Il tutto, aggravato nel 2021 dalla decisione americana di impedire a tutti coloro che, nei periodi precedenti alla richiesta, avevano visitato Cuba di utilizzare il sistema elettronico semplificato per i visti (Esta Visa) di ingresso negli States, cosa che ha fatto crollare il turismo europeo a Cuba. Per di più, l’Isola soffre oggi di una grave crisi alimentare, per cui moltissime persone sono (incredibilmente) alla fame. Del resto, come fa notare Financial Times (Ft), se per l’acquisto degli alimenti di base una famiglia deve spendere almeno 10mila pesos al mese, quando il salario medio è di tremila, come fare a nutrirsi se non bastano i sussidi statali di uno Stato in bancarotta?

Gli aiuti alimentari, infatti, sono ottenibili con una tessera annonaria, la libreta, che dà diritto all’acquisto calmierato di prodotti di base a prezzi sovvenzionati, come riso, fagioli, zucchero, olio. Tuttavia, il fatto che Cuba sia ormai ridotta a una economia di guerra fa sì che la quantità e la regolarità dei prodotti distribuiti nei negozi statali siano diminuite drasticamente, a causa della mancanza di valuta estera. Per di più le folli politiche castriste hanno determinato perfino il crollo dei raccolti nelle piantagioni di zucchero, dato che oggi al resto del mondo conviene di più acquistare da altri fornitori esteri il prodotto raffinato! Idem per quanto riguarda le produzioni pregiate cubane di tabacchi e rum, che la Repubblica dominicana e altri Stati caraibici hanno soppiantato per qualità e prezzi bassi, dato che al loro export non si applica l’embargo Usa. Tanto per capire di che cosa si tratta, nel 2025 il 24 per cento del budget statale cubano è stato destinato alla sanità pubblica, che rimane gratuita e sovvenzionata, con oltre il 30percento della spesa sanitaria assorbita dagli over 60. A fronte di salari medi del settore pubblico molto bassi (circa 20-40 dollari al mese per un medico, o un professore universitario), le pensioni minime sono state aumentate a circa 3.056 pesos (circa 8 dollari al cambio informale nel 2025), cifra che come si è visto copre solo una minima parte del costo della vita reale. Ed è così che sta funzionando questa Baia dei porci 2.0, stavolta decisamente vittoriosa per gli Usa, grazie all’embargo pluridecennale e alle recenti restrizioni statunitensi sulle forniture di petrolio a Cuba, destinate a provocare il collasso del regime che, per la prima volta da 70 anni, si dichiara “disponibile” a un dialogo con Washington!

Gli Usa sono persino riusciti a tagliare le sostanziose entrate (valutate 8 miliardi di dollari) per l’esportazione della più pregiata “materia prima” (grigia) cubana, come medici, intelligence e forze di sicurezza, in cambio di miliardi di prestiti e di importanti forniture petrolifere. Il tutto, grazie alla direttiva di Trump sulla proibizione di importare forza di lavoro coatta, come nel caso dei medici cubani, che ha dissuaso quasi tutti i Paesi che vi facevano ricorso. La credibilità e il prestigio delle famose “risorse umane” di personale cubano, dato in comodato al Governo venezuelano fin dai tempi di Chávez per rinfoltire i ranghi degli apparati di sicurezza di Caracas, sono state completamente bruciati a seguito del blitz Usa del 3 gennaio scorso. Infatti, durante le fasi operative del sequestro del dittatore la delta force americana ha eliminato senza problemi decine delle sue guardie del corpo cubane, mentre la Cia ha messo del tutto fuori gioco la (costosa e inefficiente) intelligence fornita dall’Avana al Venezuela! Insomma, una Baia dei Porci 2026 con esito opposto alla prima del 1961.

E il destino inesorabile del regime cubano non può sperare nel soccorso (non più rosso) degli amici russi, con Vladimir Putin impegnato a vincere fino alla morte la sua guerra di invasione, bruciando in questa scellerata avventura tutte le entrate derivanti dalle vendite russe di gas e petrolio, mentre la Cina ha “un ben altro pesce gigantesco da friggere in padella”, come dice il Financial Times. Identica situazione negativa, per quanto riguarda l’appoggio storico a Cuba dei Paesi latinoamericani social populisti di sinistra, dato che il vento nel Sud America è girato a favore della destra (Argentina, Cile, Ecuador, Bolivia, Uruguay e Paraguay), mentre il fidato alleato messicano è oggi più interessato a tenersi buono Donald Trump che ad aiutare l’Avana. Ma, per una soluzione “alla Maduro” (scelta temporanea della continuità, anziché di un radicale regime-change), qual è la figura politica cubana in grado oggi di svolgere il ruolo della venezuelana Delcy Rodríguez?

 

Aggiornato il 16 febbraio 2026 alle ore 10:47