È arrivato il giorno dei colloqui. Una settimana di preparativi, dichiarazioni e movimenti diplomatici hanno piantato il seme dei negoziati tra Iran e Stati Uniti, attualmente in corso in Oman. La sede è stata spostata pochi giorni fa, poiché in principio si sarebbero dovuti tenere in Turchia. La delegazione di Teheran è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, mentre Washington è rappresentata dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff. Alla vigilia dei colloqui, Araghchi ha ribadito la linea di fermezza della Repubblica islamica, affermando che l’Iran è “pronto” a difendersi da “qualsiasi richiesta eccessiva o avventurismo” da parte degli Stati Uniti. L’Iran “usa la diplomazia per difendere gli interessi nazionali” della nazione, ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana durante un incontro con l’omologo omanita Badr bin Hamad al-Busaidi, sottolineando che Teheran è disposto a trattare, non a inchinarsi alle richieste a stelle e strisce.
Gli Usa hanno chiesto agli americani in Iran di lasciare immediatamente il Paese o comunque di “tenere un profilo basso” ed essere “sempre in contatto” con famiglia e amici. “A causa di misure di sicurezza rafforzate, chiusure stradali, interruzioni dei trasporti pubblici e blocchi di internet”, si legge in un'allerta sul sito dell’ambasciata virtuale a Teheran. I cittadini americani, se possibile in sicurezza, devono valutare la possibilità di lasciare l’Iran via terra verso l’Armenia o la Turchia “immediatamente”. Altrimenti, si avverte “trovate un luogo sicuro, evitate le manifestazioni, mantenete un profilo basso”.
Anche la Casa Bianca ha assicurato che la diplomazia rappresenta l’asse portante dell’iniziativa, ma tutti si attendono un braccio di ferro tra i due Paesi sul dossier nucleare. Con la posizione iraniana decisamente più debole rispetto a quella di Washington. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che Donald Trump intende verificare se esistano le condizioni per arrivare a un’intesa con Teheran. Lo stesso commander-in-chief americano, intervenendo ieri sera, ha affermato che l’Iran “sta negoziando perché non vuole essere colpito. Non vogliono che li colpiamo. Abbiamo una grande flotta che sta andando lì”. Dopo aver inizialmente incoraggiato le proteste a metà gennaio, il tycoon ha progressivamente orientato la sua strategia verso la ricerca di un accordo con la leadership religiosa iraniana sui programmi nucleari e missilistici. Critiche al Regime sono arrivate dal regista Jafar Panahi, che mercoledì scorso a Parigi ha espresso una valutazione fortemente negativa del confronto in corso. “A mio avviso, questo non è un negoziato tra due Paesi”, ha dichiarato, aggiungendo: “Da una parte, c’è un Paese (gli Stati Uniti); dall’altra, c’è un luogo governato da un’entità ideologica. Sono concentrati sulla loro ideologia, non sul Paese. Gli interessi del Paese non contano per loro. Quindi, qualunque cosa accada in tali negoziati, non saranno a favore del popolo. Il popolo non ha rappresentanti in questi negoziati e i suoi interessi non vengono mai presi in considerazione. Possono essere facilmente sacrificati in questi scambi”, ha concluso il pluripremiato artista iraniano.
Dopo il primo giro di incontri, il ministro degli Esteri omanita Badr bin Hamad al-Busaidi ha riferito che le consultazioni tra Iran e Stati Uniti “si sono concentrate sulla creazione di condizioni adeguate per la ripresa dei negoziati diplomatici e tecnici”. Secondo l’agenzia Mehr, al-Busaidi ha incontrato separatamente le due delegazioni, quella iraniana guidata da Araghchi e quella statunitense composta da Witkoff e da Jared Kushner, genero del presidente Trump. Il capo della diplomazia omanita ha confermato l’impegno del Sultanato a sostenere il dialogo e la disponibilità a collaborare con diversi partner per favorire soluzioni politiche condivise, in linea con gli obiettivi concordati.
I media iraniani riferiscono che Abbas Araghchi si è successivamente recato presso la sede dei colloqui per avviare un secondo round di “colloqui indiretti” con la delegazione statunitense. Secondo la tivù di Stato iraniana Irib, ai negoziati partecipano anche Jared Kushner e il comandante del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom). “Il team negoziale degli Stati Uniti mostra una notevole differenza rispetto al passato, con il genero del presidente degli Stati Uniti e il capo del Centcom che ora partecipano alle discussioni”, ha riferito il corrispondente di Irib a Muscat, citato da Mehr.
Aggiornato il 06 febbraio 2026 alle ore 15:46
