Sassolini di Lehner
Il presidente della Repubblica, sua eccellenza il cardinale Matteo Zuppi, ha espresso un fermo “no” al tetto sugli studenti stranieri nelle scuole pubbliche pagate da noi tartassati. Giusto o no che fosse il tetto, il porporato ci ha dovuto mettere il becco. Non gli dico “Vade retro”, per l’affetto che mi lega al liceo classico “Virgilio”, dove fui studente e, poi, docente, benché per accidente non potei mai imbattermi con Matteo studente per ragioni di età – lui è un ragazzo del 1955, io un vegliardo del 1943 – e nemmeno col discente futuro prete, avendo insegnato in quel liceo solo dal 1975. Invece di incontrare il santo ragazzo, mi ritrovai uno studente, non mio, tale Miguel Gotor, che scrisse in un dazebao esposto in bacheca che il professor Lehner, sporco craxiano, si doveva schiantare con l’auto sul muro del parcheggio interno. Basta amarcord, è d’uopo chiosare il codice del Sovrano.
Il Non possumus è risuonato durissimo per l’Esecutivo in carica, mentre l’eco dell’immancabile dovere dell’inclusività di chiunque abbia violato illegalmente i confini della patria – un tempo ritenuti sacri, oggi profani e violabili – ha addolcito i padiglioni auricolari di sciiti e sunniti. Il Quirinale, trasferito in via Aurelia 468, in coabitazione con la Conferenza episcopale italiana, pretende di sovrapporsi al popolo sovrano, dettando il programma politico. È l’amara verità, non un divertente scherzo da prete. Zuppi, già noto per altre proposte di legge (“Mi auguro che alcune feste islamiche siano accolte nelle scuole”) e l’edificazione di nuove moschee a macchia di leopardo, non demorde davanti a niente, neppure dopo le stragi di innocenti in onore di Chillullah.
Siffatte direttive, impartite dal capo dello Stato italo-teocratico, furono dettate, il 4 marzo 2016, poco dopo la bufera cruenta del terrorismo islamico a Parigi:
1) 7 gennaio 2015: attacco contro la sede del foglio satirico Charlie Hebdo, 12 morti e 11 feriti;
2) 13 novembre 2015: sparatorie in varie parti della città, quindi allo Stade de France e, infine, la strage nel teatro Bataclan (90 assassinati), con un totale di 130 morti, più 7 terroristi giustamente ammazzati, e 413 feriti, dei quali un centinaio gravissimi.
Per Zuppi la soluzione per l’emergenza terrore in nome di Allāhu akbar – essendo ritenuto il più grande, tale paragone con altre minori deità, probabilmente Amon, Anzar, Gurzil, Baal, allude ad una base immarcescibile di politeismo – si fonda sulla moltiplicazione non dei pani e dei pesci, ma delle moschee, nonché l’introduzione di Allah nell’ora di religione. La moschea, secondo Zuppi, servirebbe a costruire ponti, ovvero al dialogo tra credenti in “quell’unico Dio, il cui nome è pace”.
Sante parole, purtroppo prive di senso e lontanissime dai testi sacri, visto che l’unico Dio non può essere più grande di altri, mentre Dio giudaico-cristiano non si chiama “pace”, essendo talora, nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, furibondo, intollerante, aggressivo e violento. Jorge Mario osò correggere il Decalogo – ad esempio, non rubare divenne ruba la roba d’altri – il mio allievo mancato segue a ruota. Comunque, le linee guida del cardinale sulla nostra pubblica istruzione si stagliano chiare e nette. Peccato, però, che abbia omesso di citare le scuole private cattoliche, dove il tetto è automatico e ben al di sotto del 30 per cento, avvicinandosi allo zero, visto che sono pochissimi gli stranieri importati dagli scafisti in grado di pagare le rette – da 3.000 a 20mila euro l’anno – delle scuole paritarie confessionali.
Anche per i premurosi genitori dediti allo spaccio o ad altri commerci più o meno leciti quelle cifre risultano troppo care. Peggio ancora per le tasche di chi lavora in fabbrica o sui campi. In attesa di una seconda e definitiva Porta Pia e di un presidente della Repubblica non dipendente dalla Cei; insomma, aspettando un liberale che ribadisca la disattesa regola cavourriana (Libera Chiesa in Libero Stato), non possiamo che sopportare con pazienza gli sforamenti e le esondazioni di ciò che resta del bergoglismo reale. Noi italiani, originari di “O Franza o Spagna purché se magna”, siamo tuttora proni al padrone. Non ci facciamo mancare niente in quanto a caporioni quand’anche usurpatori: prendiamo ordini dai commissari europei autoeletti, dai magistrati di lotta e di governo ed anche dai materialisti dialettici linea nera all’incenso.
Aggiornato il 23 settembre 2026 alle ore 09:42
