La differenza tra noi e i barbari
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New York piange i suoi morti, Mamdani e Ocasio Cortez sghignazzano

Alla commemorazione dell’11 settembre a Ground Zero, tra la disperazione dei familiari delle vittime durante la solenne lettura e il ricordo dei loro nomi, il sindaco di New York Zohran Mamdani e la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez vengono ripresi a ridere e scherzare, senza nessun rispetto per le vittime dei terroristi islamici e in totale disconnessione dal clima lancinante del momento.

Un clima che - è evidente - nemmeno li sfiora. Intorno alla sofferenza dei parenti e dell’Occidente tutto che paga ancora le conseguenze di quella pagina terribile di storia, il sindaco musulmano e comunista se la ride.

Tutto quello che c’è da imparare sull’islam lo si apprende dai fatti di 25 anni fa; e se la lezione non è chiara, bastano anche le risate del muezzin. C’è chi dice essere stato un istante, solo un frammento di tutta la celebrazione. No, anche se fosse questa non è una scusa. Davanti al ricordo della data che ha cambiato la storia e di fronte al ricordo delle quasi tremila vittime occidentali dell’odio islamico, il sindaco musulmano e la deputata comunista, ridono.

La differenza tra la civiltà e la barbarie; tra noi e loro. Senza decoro, senza vergogna, senza scuse: fanno ribrezzo. La orrenda clip estratta dalla diretta tv dell’evento annuale, si unisce a pieno titolo alla già corposa lista di motivi che hanno spinto Giovanni Galante - marito dell’allora 29enne Grace Catherine Galante, vittima dell’11/09 - a lanciare la raccolta firme per chiedere l’estromissione di Mamdani da un ricordo che probabilmente non gli apparterrà mai. E non è una novità, dato che nei discorsi ufficiali prima delle celebrazioni commemorative ha sciorinato fiumi di vuota retorica evitando deliberatamente di inserire il soggetto: è stato il terrorismo islamico nemico dell’Occidente e delle libertà a dirottare due aerei contro le twin towers. E così ha finito per personalizzare la narrazione, parlare di islamofobia e, fingendo commozione, della zia che aveva paura di prendere la metro e di indossare l’jhijab.

Forse, in tema di islamofobia, al sindaco che si rifiuta di condannare la “globalizzazione dell’intifada”, che si circonda di uomini vicini ad Al Qaeda e che sostengono che l’America quell’attentato se lo meritava, sarebbe il caso di ricordare le reazioni festanti dei Palestinesi che brindavano per le vie delle città appena la notizia dell’attentato dell’11 settembre prese piede nel mondo.

Certo, l’11 settembre non sono mica morti i palestinesi: puoi continuare a ridere, Zhoran.

Aggiornato il 15 settembre 2026 alle ore 09:58