Invasione clandestina a Ceuta

Crolla Sánchez e si sgretola il paradigma globalista “no border”

Sánchez molla i confini, e la sacralità territoriale crolla: invasione clandestina a Ceuta, l’enclave spagnola nel Nord Africa. Sono sconcertanti le immagini degli arrivi incontrollati di migranti illegali che nella giornata di ieri sono sbarcati a Tarajal. Più di duemila tra marocchini e algerini sono riusciti a entrare illegalmente nel territorio Ue, nello sbarco più violento (si parla di circa 50.000 arrivi in totale) in pochissimo tempo e senza incontrare opposizione, dapprima su terra ferma e poi aggirando a nuoto il frangiflutti di frontiera, correndo attraversando i varchi, scavalcando le barriere in filo spinato. Una situazione emergenziale assoluta, con le strutture di prima accoglienza stracolme, migliaia di migranti per strada e gli agenti della Guardia Civil, sopraffatti, abbandonati a sé stessi senza nessuna possibilità di gestire l’orda clandestina. Intanto il governo Sánchez ha sbattuto la porta in faccia davanti alla richiesta Ceuta di dichiarare un’emergenza nazionale perché, secondo Madrid, la normativa statale di Protezione Civile non prevede piani speciali per gestire i flussi migratori. Tradotto: “È colpa mia e per colpa mia continueremo diabolicamente a non intervenire”.

Per anni la Spagna è stata presentata come un modello di integrazione e Sánchez come uno dei principali interpreti della linea progressista europea in materia migratoria. Eppure episodi di questa portata alimentano il dibattito sull’efficacia delle politiche di controllo delle frontiere e sul rischio che l’immigrazione possa trasformarsi anche in uno strumento di pressione diplomatica. Queste invasioni moderne sono chiaramente influenzate da decisioni politiche strumentali in tema di migrazione. È quello che è successo a Sánchez con i suoi enormi annunci di politiche di regolarizzazione estese indiscriminatamente a milioni di clandestini. L’enorme sanatoria prevista dal Decreto varato dal governo spagnolo lo scorso aprile lasciava presagire una regolarizzazione per circa 500.000 immigrati: l’armonizzazione della norma con le garanzie sui ricongiungimenti familiari, invece, faranno sì che nella pratica saranno oltre un milione e mezzo perché ogni migrante può aggiungere tre persone al suo status. A ciò si aggiunga la considerazione del fatto che l’iter sia gestito dal ministero delle Migrazioni e questo rischia inevitabilmente di eludere i controlli di polizia sulla correttezza procedurale: guarda un po’, è di inizio luglio la notizia che il massiccio piano di regolarizzazione abbia incontrato, sulle oltre 1.2 milioni di istanze presentate, circa 400mila domande inoltrate sfruttando un mercato nero di documentazione falsa gestito da gruppi criminali e trafficanti per aggirare i requisiti minimi per accedere alla sanatoria. Come se non bastasse, il decreto contempla l’accettazione automatica della domanda in caso non venisse fornita una risposta entro tre mesi. La volontà del governo è chiara, in barba alla tenuta del sistema sanitario, del sistema scolastico e della sicurezza nazionale: entrasse chiunque.

Le immagini sono potentissime e violente, dimostrano l’impotenza pubblica nella difesa di un elemento caratterizzante il concetto della statualità: i confini. La marea umana che si è scaraventata in territorio Ue sembra un’orda barbarica. Sono tutti giovani, incazzati e su di giri. Non denutriti, non feriti, ben vestiti. Tanti, ai microfoni di qualche coraggioso reporter, raccontano di essere in fuga dagli arresti in Marocco; altri sono campioni sportivi con una carriera e una vita. No, decisamente non sono quelli che scappano dalla guerra, tantomeno son quelli che scappano per motivi politici. Perché in Marocco non c’è la guerra. E se ci fosse, tutti questi uomini la lascerebbero combattere a donne e bambini? Nelle immagini non ci sono né le une, né gli altri. E qualora ci fossero sarebbero talmente pochi da essere percentualmente trascurabili. Se questa non è invasione in piena regola, cos’è? E l’apocalisse. Voluta da chi strizza l’occhio all’accoglienza senza regole e dai santoni del globalismo che vivono sulla luna. L’immigrazione è un fenomeno sociale e per questo va regolato: perché i confini sono sacri e perché le nostre carte ne prevedono la difesa. Altrimenti i tranquillissimi giovanotti scalmanati abituati ad un approccio culturale rispetto al modo di intendere la vita diametralmente opposto al nostro, entrano illegalmente in Spagna ma poi vagano liberi per l’Europa senza frontiere. Un disastro totale, le maglie larghe sull’immigrazione di un governo in crisi profonda, incapace di gestire il fenomeno, che se ne infischia dei rischi per la collettività in termini sociali e di sicurezza pubblica.

E mentre il governo italiano riflette sulla sospensione di Schengen con la Spagna, si palesa forte il paragone con la vicenda di Cutro del 2023. Allora una parte della sinistra parlò di “strage di Stato” e chiese le dimissioni del governo Meloni, pur in presenza delle successive ricostruzioni che evidenziarono criticità nella comunicazione tra Frontex, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto e il mancato tempestivo allarme sul rischio di naufragio. Oggi che a Ceuta ci sono 18 morti accertati, nei confronti di Sánchez non si registra la stessa intensità di contestazione politica. Perché l’ipocrita sinistra nostrana non chiede anche le sue dimissioni? Quelle di un premier spregiudicato che pur di sopravvivere politicamente alla crisi giudiziaria che sta spazzando via il suo partito (devastato dalle inchieste per corruzione), propaga un messaggio suicida verso chi vorrebbe arrivare irregolarmente in Europa, facendo annusare sanatorie totali per i clandestini? Avrà il coraggio di dirgli che è stata la sua demagogia a mettere a rischio la vita di migliaia di illusi? O che non può giocare a fare il buon samaritano mettendo a rischio l’intera Europa? Riuscirà, il progressismo italiota, a raccontare che imbarcare disperati significa soltanto consegnarli alla delinquenza e allo schiavismo in un Paese che fa fatica a garantire una vita dignitosa ai suoi cittadini? Avrà l’onestà di ammettere che il paradigma no border è un totale fallimento sociale, una bomba ad orologeria per le comunità locali, per la sicurezza nazionale, considerando che tante di queste culture non hanno nessuna intenzione di integrarsi e vivono da nemici in patria? Ci riuscirà o continuerà ad idolatrare il peggior leader d’Europa?

Aggiornato il 31 luglio 2026 alle ore 12:12