Spero vivamente che il 6 luglio 2026 non venga citato, in futuro, come il momento di svolta della storia europea più sintomatico e più denso di inascoltati presagi. Perché?
Solo chi non è attento alle differenze, quelle che Georg Wilhelm Hegel indicava come le chiavi per comprendere la realtà, e passa il proprio tempo leggendo quotidiani o seguendo telegiornali che comunicano ciò che ritengono più ‘attraente’ per il largo pubblico valutando gli avvenimenti col semplice buon senso, si sarà lasciato sfuggire la differenza fra due frasi che la cronaca ha comunque registrato.
Da un lato l’ennesima bordata a-diplomatica di Donald Trump contro Giorgia Meloni e, dall’altro, la dichiarazione di Dmitry Peskov, che, invece, ha alle spalle una buona esperienza diplomatica, secondo cui la Polonia dovrebbe “pensare seriamente alla propria sicurezza” dato che sta concretamente aiutando l’Ucraina in un settore che sembra diventare inaspettatamente strategico, cioè quello dei droni.
Bene. Ma i nostri talk show di cosa si sono occupati? Delle nuove uscite di Trump e non delle prime minacce russe a un Paese europeo. Sic eunt res mundi: lo scalpore sconcertato, da un lato, e la testa nella sabbia dall’altro.
In fondo la Polonia, sembriamo pensare, non ci riguarda da vicino e i mass media devono intrattenere, magari creare fan di una parte o dell’altra, ma non intimorire segnalando possibili gravi problemi che riguardano tutti. E poi perché mai la Russia dovrebbe ripetere, nei confronti della sfortunata Polonia, il gesto di Hitler che, alla fine, ha portato alla sua sconfitta?
Meglio pensare a difendere Giorgia Meloni riguardo alle sguaiate battute di Trump o attaccarla per aver intrapreso un rapporto rivelatosi debole piuttosto che preoccuparci delle battute, assai più feroci e minacciose di Peskov o di Maria Zakharova. Tanto, si dirà, siamo abituati alle accuse russe e ai proclami di Putin così come, in fondo, ci siamo abituati alle bombe su Kiev.
Chissà perché, però, non ci siamo abituati alle pungenti invettive dell’attuale – sottolineo: attuale – Presidente degli Usa finendo per non vedere, al di là delle sfuriate, la linea politica concreta che la Casa Bianca sta seguendo e, di conseguenza, senza aderire, come Italia ed Europa, ad un progetto che, comunque, ci riguarderà sempre più da vicino.
La frase di Peskov, portavoce di Putin? Una semplice, banale e reiterata boutade che non merita alcuna seria considerazione. E, meno che meno, alcuna risposta simile a quella che si merita Donald Trump per le sue esternazioni.
Tuttavia, ai tempi di Chamberlain, Daladier e Churchill non esistevano i talk show ma, se fossero esistiti, credo che Churchill, invitato, non avrebbe parlato della crisi dovuta a Edoardo VIII e al suo matrimonio con Wallis Simpson mentre Hitler avanzava pretese sempre più minacciose nei confronti di Varsavia.
Aggiornato il 07 luglio 2026 alle ore 10:55
