Il XXI secolo sarà targato Cina. Del resto, i numeri raccontano di un Dragone (nonostante qualche flessione registrata negli ultimi tempi) in ottima salute: seconda economia del pianeta, capacità manifatturiera elevata, presenza crescente nelle tecnologie avanzate, investimenti colossali nelle infrastrutture. Cifre che, di fatto, candidano Pechino a un ruolo di leader nel nuovo ordine mondiale.
Dagli studiosi di politica internazionale abbiamo appreso, però, che l’esercizio della leadership dipende solo in parte dalla forza del proprio sistema economico-industriale. A tal proposito, Joseph D. Nye, l’autore del concetto di soft power, ha scritto che “una nazione è veramente leader quando riesce ad essere attrattiva per altri Paesi, quando convince, senza costringere. Quando il suo modello diventa desiderabile”.
È noto che al centro della cultura politica cinese vi siano la stabilità autoritaria, il senso dell’ordine che s’invera nella disciplina collettiva, nonché una concezione della libertà profondamente diversa da quella che noi occidentali abbiamo ricevuto dall’illuminismo europeo e dalle democrazie liberali. In ragione di ciò, risulta assai improbabile che un modello così differente possa fare breccia presso le opinioni pubbliche dell’Occidente.
Lo storico britannico Niall Ferguson ricorda in “Empire” come “nessun impero sia riuscito a sopravvivere a lungo fondandosi esclusivamente sulla superiorità materiale. Ogni egemonia durevole ha costruito anche un ordine percepito come legittimo”. D’altronde, le grandi leadership della storia ne sono la dimostrazione. Roma dopo le conquiste militari consolidò il suo potere attribuendo una grande importanza al diritto. La Gran Bretagna fu alla guida di un vastissimo impero grazie alla potente marina militare, ma dove governò lasciò istituzioni democratiche, lingua e regole moderne per i commerci. Gli Stati Uniti uscirono vincitori dalla Guerra Fredda non solo perché più solidi sul terreno economico rispetto all’Urss, ma soprattutto perché milioni di persone vedevano nella società americana un mondo fatto di libertà e di opportunità.
La Cina possiede il primo requisito che connota una leadership: la forza economico-militare. È ancora distante, però, dal raggiungere il secondo obiettivo, il più importante, ovvero la capacità di suscitare adesioni spontanee. Forse dobbiamo abituarci nel XXI secolo ad avere a che fare con una potenza internazionale egemone sul terreno economico, ma scarsamente influente sul piano dei valori, degli stili di vita, della cultura.
“Le grandi civiltà si affermano − ricorda il filosofo israeliano Yuval Noah Harari − quando riescono a creare narrazioni collettive capaci di essere condivise ben oltre i propri confini”. In tal senso, la Cina appare ancora molto lontana. Almeno dalle democrazie liberali dell’Occidente.
Aggiornato il 06 luglio 2026 alle ore 09:47
