Il mio collega, maestro e amico Gino Roca ha un dubbio: Fortunato Ortombina, intendente della Scala, rassicura i bene o malpensanti (punti di vista) sul fatto che, alla Prima, “Otello non sarà dipinto di nero, questa è la cosa più importante, dopo, da lì, viene tutto il resto”.
Il politicamente corretto sbiancherà, dunque, il volto del moro shakespeariano, così Gino è preoccupato in anticipo per le sorti di Violetta, prostituta d’alto bordo nella Traviata e teme che la facciano passare per una benevola assistente dei servizi sociali.
Ma è corretto cercare razzismi e classismi ovunque, insultare la gente accusandola a pioggia di non rispettare i diversi? E poi, diversi da chi, non ci sono due punti di vista in sintonia.
Affermare che il mondo sia sempre più corrotto e aggressivo forse è boutade da umarèl, ma il neo-perbenismo a sensi unici mai alternati, che travalica il buon senso della stragrande maggioranza, è un goffo artificio che non convince del tutto nemmeno gli stessi inventori di quest’onda anomala.
Anomala perché pretende di rovesciare il mondo con assolutismi non mirati all’uguaglianza, ma a un triste tentativo di sconvolgimento fatto di teorie improvvisate, spacciate per egualitarie, fabbricate solo per creare sensi di colpa in coloro che osano non opporsi alla sopravvivenza di sprazzi di normalità.
Le strategie sono infinite e iniziano dai segni grafici: al momento in cui si è deciso che la schwa è più corretta dell’asterisco, chi non esegue è considerato un maschilista da rimproverare e ignorare, quasi al pari di chi insiste nell’uso dell’“o” finale per entrambi i generi. La Crusca dibatte, ma, nel terrore di sbagliare, prende tempo.
E siccome vince solo chi fa notizia, l’imperativo dei media non è più comunicare il vero (ci mancherebbe!) ma aumentare le dosi molto oltre lo stomachevole. Oppure creare un po’ di ridicolo d’autore. Per far questo basta una foto moscia, come quella diffusa dalla scuola turistica di Grosseto che ritrae undici figure, alcune simboliche, altre fumettistiche, sulla porta della propria Gender Neutral Toilet. Mica un cesso qualunque. Qualche genio scolastico ha deciso di battere ogni record, ma non si capisce per quale causa combatta, se transgender o Batman.
Un nuovo poltronificio di rivoluzionari si spaccia per difensore delle donne, alle quali vorrebbe imporre un goffo divieto di essere belle e affascinanti, come se questo precludesse la loro professionalità e il rispetto sociale. Non ammetteranno mai che bellezza e prestigio non sono antitetici, e che sexy non significa bambolona e stop. Il kalòs kagazòs greco sopravvive, basta volerlo. Vanno rispettati i due sessi, non gli eccessi. Deve rimanere la liceità del maschio di eccitarsi alla vista di derma femminile, e, mentre infuria questa battaglia fatta di impercettibilità, la gente comune vuole sapere se potrà continuare a vivere in un mondo vagamente ispirato al buon senso oppure dovrà studiare, e se sì, che cosa, e ispirata da chi.
A dispetto di tutti i solon* la mente maschile continua a puntare gli occhi con fulminea e istintiva licenziosità. È un automatismo quasi irrefrenabile, e chi reprime lo fa solo quando si trova goffamente esposto. Ora però, mentre i sensi di colpa sembrano aleggiare nell’aria, ci si rende conto che nemmeno l’interpunzione e il simbolistico gender smuovono montagne.
L’impressione è che questo neo-puritanesimo con sorpresa rischi l’effetto Bananas: nel vecchio film esilarante di Woody Allen, quando il dittatore non serve più, per sbarazzarsene decidono di accusarlo di tutto e, ultimo crimine, “per aver detto cosce davanti a un prelato”.
Ebbene, la controrivoluzione schwa-genderista rischia di combattere una causa molto simile a quella dei moralisti primo novecento. Chissà se i maestrini dai quattro o cinque sessi lo capiscono?
Aggiornato il 10 giugno 2026 alle ore 09:54
