I pilastri della terra come arma contro l’ideologia woke

Ha ragione Brivael Le Pogam (sconosciuto ai più): il wokismo è la peggior merda ideologica mai partorita da mente umana. Le sue radici culturali? Bisogna andarle a cercare Oltralpe. Una volta i francesi esportavano cattedrali, codici civili, romanzi e filosofi. La Francia di Renato Cartesio, di Blaise Pascal, di Alexis de Tocqueville. La Francia che insegnava all’Europa il gusto della ragione. Poi accadde qualcosa. Nelle macerie del ‘68, mentre le barricate diventavano arredamento e la rivoluzione si imborghesiva, Parigi iniziò a esportare un’altra merce.

Non più la ricerca della verità, ma la convinzione che dietro ogni verità si nascondesse un rapporto di forza. Non più l’idea di civiltà, ma la necessità di decostruirla. Fu lì che nacque quella che gli americani avrebbero chiamato “French Theory”. Un’etichetta quasi glamour per indicare un’operazione: togliere all’Occidente il diritto di credere in se stesso.

I nomi sono noti. Michel Foucault, Jacques Derrida, Gilles Deleuze. Filosofi raffinati, spesso geniali. Ma anche sabotatori dell’idea occidentale. Foucault prendeva la scuola, l’ospedale, il carcere, la sessualità, la scienza, la giustizia e le osservava come luoghi di controllo. Non esiste sapere innocente. Tutto è potere che si traveste da neutralità, messinscena della dominazione. Derrida faceva saltare il significato dei testi: nessun senso stabile, nessuna interpretazione definitiva, nessun centro. Tutto scivola, tutto si dissolve, tutto è negoziabile. Deleuze celebrava il nomadismo contro le radici, il desiderio contro il limite, il movimento contro la forma.

Presi uno per volta erano esperimenti seducenti. Uniti, diventavano una visione del mondo in cui ogni identità è sospetta, ogni gerarchia oppressiva, ogni tradizione una maschera del dominio. Il paradosso è che in Francia queste teorie rimasero spesso materia per specialisti, élite intellettuali. Ma quando attraversarono l’Atlantico trovarono il terreno perfetto. Nei campus di Yale University, University of California, Berkeley e Columbia University quelle idee si fusero con il puritanesimo americano, con il senso di colpa razziale, con la vecchia ossessione statunitense per il peccato originale. E lì nacque il woke. Il maledetto woke. Con i suoi dogmi, i suoi inquisitori, le sue formule liturgiche. Judith Butler legge Foucault e trasforma il genere in performance. Il genere non è un dato naturale o biologico, ma una costruzione sociale. Edward Said usa Foucault per reinterpretare l’Occidente come macchina coloniale. Kimberlé Crenshaw costruisce l’intersezionalità: la nuova tavola delle classificazioni morali dove il valore di una persona dipende dalla somma delle sue oppressioni.

Da quel momento il mondo occidentale ha iniziato a guardarsi allo specchio con disgusto. La propria storia non più come civiltà da difendere, ma come colpa da espiare. Le frontiere come violenza. Il merito come privilegio mascherato. La famiglia come struttura oppressiva. La differenza biologica come costruzione culturale. La nazione come rifiuto tossico.

La cultura woke ha inoculato nell’Occidente il dubbio sulla propria legittimità. Un dubbio permanente e corrosivo. Ecco che la civiltà occidentale, sopravvissuta alle crisi economiche, perfino alle sconfitte militari, soccombe quando smette di credere che la propria storia meriti rispetto. La “French Theory” insegna che dietro ogni valore c’è una sopraffazione. Dietro il bello, un’esclusione. Dietro il vero, un dominio. Dietro il bene, un interesse nascosto. Il sospetto diventa la forma più alta dell’intelligenza. Ammirare qualcosa, invece, quasi un segno di ingenuità. Così il nichilismo trionfa.

Abbiamo allevato una generazione bravissima a decostruire e incapace di costruire. Giovani che sanno smontare Shakespeare, ma non scrivere una frase memorabile. Nel mondo esistono ingegneri che progettano ponti, scienziati che cercano cure, imprenditori che rischiano capitale, soldati che difendono confini, madri e padri che trasmettono una lingua, una memoria, una civiltà. Tutta gente imperfetta. Ma senza la quale nessuna società resta in piedi. La morale è che non basta demolire simboli: bisogna avere qualcosa da mettere al loro posto.

L’Occidente ha creduto che il culmine della maturità fosse l’auto denigrazione. Oggi scopre che una società incapace di difendere se stessa finisce inevitabilmente per consegnarsi a chi invece possiede ancora una convinzione, una fede, una volontà di durata. E peccato se questo qualcuno se ne infischia della liberal democrazia. I filosofi del sospetto volevano liberare l’uomo da ogni dogma, ma hanno finito per creare una nuova ortodossia. Una religione fatta di colpe in cui non si può dire che una donna è donna, se la propria storia merita una difesa.

Cari francesi, costruire cattedrali non è mai stato maledettamente più necessario. Pilastri e ponti. Malta e cemento. Sempre più in alto. Senza vergogna e senza quel dannato senso di colpa.

Aggiornato il 19 maggio 2026 alle ore 11:21