Non dimenticare Tāriq Ramaḍān

Questo articolo non punterà l’indice contro qualcuno, ma contro coloro che ‒ da accecati ‒ pretendono di indicare strade e idee a chi ci vede, bene o male. Ce l’ho con chi ha ospitato in trasmissioni televisive, ha assegnato cattedre universitarie, si è prostrato in genuflessioni editoriali, come la tv e Il Corriere della Sera di Urbano Cairo. Tutti possono sbagliare, ma 50 articoli sul (fu) liberale quotidiano di via Solferino spingono a ritenere minus sapientes i suoi quadri dirigenti.
Prendo la pagina wiki dedicata a Tāriq Saʿīd Ramaḍān, leggo una ventina di righe che lo descrivono, in calce alle quali si scopre che -in base ai giudici francesi e svizzeri- si tratta di uno stupratore efferato.
La prima riga, con un enfatico sustain da chitarra rock, afferma apoditticamente: che Ramadan è nato a Ginevra, il 26 agosto 1962, ed “è un saggista e teologo svizzero”.
Continuando a leggere si scoprono le glorie dell’uomo, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani, che una ventina di anni fa avevano conquistato Gaza (con Hamas) e cercavano di prendersi tutto il Nord Africa. Poi furono fermati. In malo modo. Ma comunque.

Su X i francesi lo paragonano a Depardieu, Weinstein, Epstein. Sarah B. se la prende con il partito francese che sintetizza la deriva della sinistra italiana, fondato da Jean-Luc Mélenchon. Traduco: “Non ho trovato nessuno di La France Insoumise che si sia dichiarato felice per la condanna di Tariq Ramadan”. Beh, come sorprendersi di ciò? Mélenchon ha un occhio di riguardo per illustri italiani di sinistra come il duo Fratoianni-Bonelli, i Cinque Stelle o il Pd castrista (o autocastrato?) della Elly Schlein. Ma Mélenchon rasenta, più che i nuovi invasati à la Robespierre, proprio quei Fratelli Musulmani di cui è stato portavoce Tāriq Ramaḍān.

Apparso dal nulla, l’esca lanciata da Ramadan ha funzionato subito nell’Occidente vandalizzato dal woke: è stato docente di Studi islamici contemporanei e di Teologia (da Sant’Agostino a Tariq Ramadan il salto era così tanto breve?) all’Università di Oxford. È visiting professor alla Facoltà di Studi islamici del Qatar. In Marocco insegna Filosofia (?). Ha insegnato anche in Malesia a Kyoto in Giappone. Lavora (ancora?) come consulente in alcune commissioni del Parlamento europeo. Si occupa di etica, giustizia sociale, ecologia (i Soumahoro delle coop gli furono superiori) e di dialogo interreligioso. È membro dell’Unione Mondiale dei Sapienti Musulmani.
Last but not least è sposato e padre di 4 figli.

Veniamo infine alle dolenti note della mala informaciòn. Nel 2025 è stato definitivamente condannato a tre anni di reclusione dal Tribunale federale svizzero, per un episodio di stupro e coazione sessuale avvenuto nel 2008. Un mese fa è stato condannato a 18 anni di reclusione dal Tribunale penale di Parigi, che lo ha giudicato colpevole di stupro nei confronti di tre donne, di cui una vulnerabile.

Nel 2004 l’Università cattolica di Notre-Dame a South Bend nell’Indiana gli offre una cattedra in “Scienze islamiche” (le chiese non si dovrebbero dedicare alle strade del Signore? Se si dedicano agli umani a che cosa servono?). Negli Stati Uniti il woke è arrivato prima tra i cattolici, e pertanto dopo pochi mesi Ramaḍān resta privo di carta verde, perché sospettato di terrorismo. Naturalmente i difensori della libertà a propria immagine e somiglianza come Noam Chomsky, lo difendono a colpi di firma e Hillary Clinton lo aiuta. Nell’ottobre 2005 ottiene la Visiting Fellowship e può entrare come docente al College St Antony dell’Università di Oxford. Si occupa per Tony Blair dell’estremismo islamico nel Regno Unito, dopo i pesanti attentati di quell’anno. Altre questioni simili si svolgeranno in Olanda.

Giulio Meotti in un suo recente articolo su Il Foglio ha ricordato le motivazioni della condanna inflitta a Ramaḍān un mese fa a Parigi. Dopo l’iniziale seduzione da parte di un uomo reso autorevole da una connotazione di alfiera di “fede e di sapere”, il seguito per le donne coinvolte è una serie terribile di strangolamento sessuale simulato, fellatio forzate, sesso brutale e anale, umiliazioni urinarie.
Questa realtà è appena messa a nudo (ma le denunce datano anni). Invece ai tempi i media statunitensi paragonavano Ramaḍān a Martin Lutero, manco fosse un innovatore. Manco, aggiungo, fosse Silvio Berlusconi, con la sua flottilla di “nipoti di Mubarak”. Per Berlusconi la stampa italiana ha attuato una inquisizione da Torquemada lunga decenni e corredata da quaranta processi almeno. Invece Ramaḍān non era soltanto un leader politico. Era una guida spirituale degli islamici europei e degli studenti occidentali. Invece era un “impostore” come scrive Ian Hamel, un impostore entrato nelle grazie della laicissima Ligue de l’enseignement. Come la Ligue abboccò anche il portavoce dei vescovi francesi, che scrisse un libro con Ramaḍān. Il teologo parlò a New York accolto da ovazioni. Qualcuno, è vero, lo accusava di essere un dissimulatore (i giudici lo hanno accertato, ma solo per i suoi “Vizi privati e pubbliche virtù”, non per la sua componente politica e legata alla sharia islamica).
In Italia, ricorda Meotti, ha avuto tutte le porte spalancate, a parte l’università di Aosta, dove fu stoppato non da rettori e docenti, ma dal presidente della regione Piemonte Caveri. Però il Comune di Torino lo invitò.
Ricordiamo gli articoli pubblicati (anche antisemiti) dal Corsera, e i libri di Ramaḍān editi da editori come Einaudi o Rizzoli, che in questi anni di pandemia demenziale e stupidità dilagante prenderebbero a calci Eugenio Montale e Giacomo Leopardi.
Ramaḍān era un dissimulatore che non condannava (ma invitava a sospendere) le lapidazioni e la rescissione femminile, oltre ad altre amenità della sharia. E intanto i Festival della Letteratura e i Comuni progressisti e femministi invitavano Ramaḍān a tutto spiano.

La barzelletta finale di questa tragica iperbole deriva dalla solita mala giustizia derivante dalla solita mala politica. Condannato a Parigi a 18 anni di carcere, l’islamologo oggi abita a Ginevra. “Le autorità svizzere, da un lato non assecondano la condanna francese, ma lasciano via libera all’integralismo islamico”, ha detto lo scrittore e giornalista franco-siriano Omar Youssef Souleimane, autore del libro Les Complices du mal (I complici del male).

Tāriq Ramaḍān non si è infatti presentato al processo di Parigi, adducendo problemi di salute. La Svizzera non può estradare nessun condannato in un’altra nazione senza il consenso dello stesso condannato. Verrebbe da pensare all’Italia, invece si tratta della legislazione svizzera.

Aggiornato il 22 aprile 2026 alle ore 12:03