In difesa dell’Occidente

Sono giorni che mi interrogo su quale posizione avrebbe assunto mio padre su tutto il teatrino che sta andando in scena a livello geopolitico. 

Il primo, sgraziato, attacco di Trump a Prevost forse lo avrebbe catalogato come “botta da matto”, in linea comunque con quanto finora fatto vedere dal presidente Usa. Probabilmente lo avrebbe infastidito la maleducazione.

La risposta di Papa Leone XIV credo che avrebbe riaperto il filone affrontato nel libro “Santità! Ma possiamo continuare a dirci cristiani?”: da un lato l’importanza dell’istituzione della Chiesa Cristiana come baluardo dei valori occidentali costretti a difendersi dall’attacco costante della forza religiosa dell’Islam; dall’altro, l’inevitabile constatazione di come la figura stessa del Papa, la sua valenza simbolica, sia “tradita” dalle stesse persone chiamate a sedere sul Soglio Pontificio. Quando scrisse quel libro, è vero, c’era Bergoglio. Ma credo che muoverebbe le stesse identiche critiche all’attuale Pontefice.

Poi, è arrivata la decisione del governo di centrodestra di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele. E probabilmente, in privato, avrebbe lanciato strali contro chi è riuscito a far maturare una decisione del genere a Giorgia Meloni.

A quel punto, è arrivata la stoccata di Trump contro la nostra premier. E sono convinta che anche lui lo avrebbe considerato un regalo a Giorgia. Regalo perché ha costretto persino Elly Schlein a schierarsi in favore della premier la quale, adesso, vede risalire il proprio gradimento nei sondaggi politici in vista delle elezioni dell’anno prossimo.

Infine, c’è stata l’ennesima sparata di Trump nei confronti della premier e del Paese Italia con i quali ha dichiarato di non avere “più lo stesso rapporto”.

E quindi arriviamo al nocciolo della questione che mi spinge a fare questa riflessione. Cosa è più importante in questo momento storico? La difesa del proprio governo, del Papa o dell’Occidente intero? E la risposta dovrebbe essere a prescindere da quali sono le singole persone che rappresentano le varie istituzioni?

Certo, Trump fa di tutto per riuscire a risultare indigesto. Ma non è, e non può essere, il singolo presidente che può mettere in discussione il nostro legame con gli Stati Uniti. L’Occidente, senza l’America, è definitivamente perduto e senza speranza.

L’Europa è assente, troppo impegnata a seguire l’agenda woke, troppo invischiata nella propria immaturità politica per essere in grado di contare qualcosa.

La Chiesa, che dovrebbe rappresentare la comunità Cristiana nel mondo, è a favore degli ultimi. Ma chissà perché gli ultimi sono sempre gli altri. Eppure, negare la valenza politica dell’istituzione religiosa vuol dire non voler vedere. In un mondo sempre più polarizzato dove la questione islamica ha assunto dimensioni minacciose per la nostra stessa sopravvivenza, sono i valori cristiani gli unici che possono provare a contrastare l’avanzata armata dell’Islam.

Non è una questione di razionalità, ma di fede. E, da persona laica – laica, ma cristiana! – non posso non constatare la necessità di avere una Chiesa forte, che sappia tenere unite le proprie pecorelle smarrite e guidarle affinché non vengano schiacciate da una forza compatta che mira alla sottomissione di chi considera infedeli.

E Israele?

Le radici giudaico-cristiane dell’Occidente stesso dovrebbero essere una risposta sufficiente. E l’esistenza del popolo israeliano non dovrebbe essere né minacciata né messa in dubbio per nessun motivo.

Anche in questo caso, non può essere il singolo rappresentante di un governo a far vacillare i nostri valori.

Perché il rischio è quello di soccombere e scomparire. È proprio questo l’obiettivo di Iran e sodali.

Continuo a interrogarmi su quale chiave di lettura avrebbe dato mio padre perché sono convinta che, nonostante tutte le critiche possibili, avrebbe anche incluso una fiducia nelle persone e nel futuro che io, in questo momento, non sono in grado di concepire. Perché in questo clima di campagna elettorale permanente si è perso il punto d’insieme: ognuno corre per portare acqua al proprio mulino senza vedere che se il fiume esonda, poi, non ci sarà più acqua per nessuno.

Smettiamo di continuare a guardare il dito e cerchiamo di mantenere lo sguardo puntato verso la luna. La democrazia, liberale e autentica, e l’Occidente stesso lo esigono.

Aggiornato il 16 aprile 2026 alle ore 14:20