Risollevare una civiltà decaduta

È stato prorogato ancora uno degli ultimatum del 47simo Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Fu annunciato come il proposito di distruggere la antica civiltà dell’Iran, qualora il regime che regge quella nazione non avesse accolto le condizioni di resa.

L’insegnamento che più trattengo da Mario Albertini, filosofo della politica nell’Università degli Studî di Pavia ed a guida del Movimento Federalista Europeo negli anni Settanta ed inizio Ottanta dello scorso secolo, è di constatare come le civiltà di tutte le nazioni non governate da istituzioni adeguate possano decadere. L’esempio europeo più eclatante sarebbe stata la Germania. In mezzo al suo popolo vissero Immanuel Kant, Johann Wolfgang von Goethe e tanti altri. Eppure essa, dopo la Prima guerra mondiale, si involse in una decadenza che la portò al nazionalsocialismo ed alla tragedia dell’Olocausto, d’ebrei e non solo.

L’Iran ha una civiltà plurimillenaria. Tutti i popoli islamici fanno cominciare l’anno, nei loro calendarî, dall’Egira, ricorrenza della fuga di Maometto dalla Mecca a Medina. Nell’Iran, pur dominato da integralisti mussulmani sciiti, l’anno comincia dall’equinozio di primavera, secondo usava per un’antica festa, solo ripresa, per tradizione, da Zarathustra. Basta questo per capire quanto sia antico il substrato della nazione. Tuttavia, il regime integralista che la domina adesso ha innescato una decadenza umana aberrante. La Società iraniana per i diritti umani ha accettato essere state eseguite, nel 2025, 657 condanne a morte di oppositori, con un’accezione amplissima di questo termine. Torture, fustigazioni, amputazioni, impiccagioni sono pubbliche e teletrasmesse. Le famiglie apprendono dallo schermo, spesso, la sorte dei loro cari. Questo regime si impone, come obbiettivo pubblicato di continuo, la cancellazione di altri Stati della comunità internazionale, a cominciare da Israele. A tal fine non solo sostiene ma promuove il sorgere di movimenti terroristici. È quindi chiaro non potersi consentire il suo possesso di armi nucleari.

È doveroso costringere il regime a cedere le scorte di uranio arricchito al 50 per cento o più all’Agenzia Atomica Internazionale. Per uso pacifico basta arricchirlo per molto meno ed a quel livello occorrono solo settimane per costruire la bomba. La pace vera, duratura, non la si può ottenere da quel regime, occorre cambiarlo. E cambiare non significa mutare i gerarchi perché i predecessori sono stati fatti fuori; vuol dire abolire fustigazioni, torture, amputazioni, impiccagioni etc.; consentire alla nazione di votare le sue guide, a prescindere dalla fede ed idee di elettorato ed eletti. Senza questo la decadenza di quella civiltà non sarebbe fermata.

Non basta definire il regime fatto di uomini più ragionevoli se costoro continuano a sottomettere la popolazione con quei mezzi. Occorre una liberazione.

 

Aggiornato il 09 aprile 2026 alle ore 10:57