Il paradosso delle ragioni del no

Il dibattito sul referendum costituzionale è agli sgoccioli. Nonostante tutti i tentavi di distogliere l’attenzione dal nodo cruciale della giustizia, ad inizio della prossima settimana verrà sciolto ogni dubbio riguardo a quanti voteranno e, soprattutto, come.

Prima dell’esito che impatterà la vita di tutti noi, in quanto cittadini, rimangono comunque alcune domande e considerazioni inevase.

Da queste colonne, si sono più volte spiegate le ragioni del Sì. L’Opinione delle Libertà è da sempre un giornale non solo garantista, ma in prima linea sulla ampissima e complessa “questione giustizia”. Ed è proprio in nome di un principio così nobile, la Giustizia Giusta, che su queste colonne si è visto il contributo di personalità molto diverse tra loro, ed anche appartenenti a correnti politiche diverse, ma tutte caratterizzate da un comune denominatore: l’onestà intellettuale.

Osservando il panorama intorno a noi non possiamo fare a meno di notare come questa caratteristica sia sempre più rara nell’ambiente politico, nonché preziosa.

È l’assenza di onestà intellettuale, infatti, che ha trasformato questa corsa referendaria alla corsa contro il governo Meloni. Inutilmente, perché il premier ha più volte ribadito che non si dimetterà in caso di vittoria del no. Ma questo atteggiamento denota qualcos’altro, di più sottile. Denota masochismo oltre che sadismo.

Sadismo nei confronti dei cittadini che, in caso di vittoria del No, perderebbero definitivamente sia la possibilità di iniziare a raddrizzare le storture del sistema giustizia che la fiducia in qualsiasi sistema istituzionale. Fiducia, peraltro, messa a dura prova da fin troppo tempo.

Ma soprattutto masochismo da parte di chi, professandosi convintamente di sinistra e quindi antifascista, voterà No per mantenere in auge un sistema voluto e promosso dal fascismo stesso.

Eh già. Mantenere le carriere unite era una necessità del regime per avere maggiore controllo.

Separarle ed introdurre il sorteggio per decretare i membri del Csm, significherebbe restituire un’autonomia personale fino ad oggi schiacciata dal peso delle correnti politiche interne alla magistratura. Significherebbe rinvigorire e rafforzare un’indipendenza mai veramente raggiunta finora.

Perché un certo mondo di sinistra ha rinnegato se stesso al punto da essersi scordato che fino a ieri era a favore della separazione delle carriere? Probabilmente perché sono convinti che nessuno ricordi, nessuno capisca, a nessuno interessi. O forse semplicemente perché nella strenua difesa del proprio piccolo orticello sono disposti anche a “vendere l’anima al diavolo”?

Il paradosso oggi evidente è che i partiti di destra (e, fortunatamente non solo, perché persone autonome ed oneste intellettualmente ci sono ovunque), tacciate di fascismo, propongono una legge di stampo liberale volta al rafforzamento della democrazia. Mentre quelli di sinistra si stanno arroccando su posizioni reazionarie al fine di mantenere lo status quo voluto proprio dal regime fascista.

Domenica e lunedì saremo noi cittadini a sciogliere il nodo. Saremo noi a decidere se intendiamo tentare di iniziare a migliorare qualcosa che oggettivamente funziona molto poco, la giustizia, oppure no. Ma a chi non vuole questo, non posso fare a meno di chiedere: è per libertà di scelta ed onestà intellettuale o per non trasgredire agli ordini imposti dal proprio gruppo di appartenenza?

O davvero, ancora una volta, ha vinto la disinformazione?

Aggiornato il 20 marzo 2026 alle ore 15:02