Sassolini di Lehner
Quanti vivranno e sopravvivranno assisteranno all’epocale avvicendamento che riguarderà il Tribunale dei minori dell’Aquila.
Alla presidente, Cecilia Angrisano, firmataria delle due ordinanze, prima di allontanamento dei bambini dalla casa nel bosco di Palmoli e poi della madre dal centro accoglienza di Vasto, succederà la dottoressa Nicoletta Orlandi.
L’Angrisano, non aliena dal nuovo che avanza, ergo partecipe di convegni e seminari con tematiche tipo Lgbtqia+ e transgender, teorizzò a mezzo stampa la res nullius della figliolanza: “I figli non sono proprietà di nessuno”.
Deludendo i vecchi bolscevichi, che certo erano assai rossi e per nulla arcobaleno, non aggiunse il proletario dittatoriale lieto fine: i figli appartengono allo Stato.
A giorni subentrerà la nuova presidente, la dottoressa con precedenti biografici che potrebbero far pensar male i maligni, visto che si tratta di un ex deputata Pci, quindi Pds, comunque equa come può dimostrarsi una comunista.
Già me li vedo codesti maligni intenti a lamentare la diabolica riuscita dei comunisti nell’infiltrazione e nell’occupazione dei gangli vitali dello Stato repubblicano, a cominciare dalla magistratura, sia collegata alle Botteghe Oscure, sia a potere-operaio, a Toni Negri, se non peggio. Non andrebbero, però, dimenticati i generali italiani con alte cariche nella Nato e il cuore e il cervello al Cremlino ed alla Lubjanka; i medici e gli psichiatri “democratici”; i sacerdoti cattolici comunistizzati in patria o direttamente allevati a Praga od a Varsavia; i poliziotti compagni; ¾ degli iscritti all’Ordine dei giornalisti; i cineasti un tempo tutti fascistissimi, quindi quasi tutti sino ad oggi comunistissimi; i saccenti pontificatori già contigui al Kgb, all’StB ed agli altri servizi segreti della Cortina di ferro. Del resto, dalla Rai a La7, da Sky sino a Mediaset, bandiera rossa spesso trionfa; così come dagli asili alle medie, dagli istituti tecnici ai licei, sino alle Università l’insegnamento "democratico" risuona nelle aule, nei libri di testo, nelle monografie e nelle dispense.
La tossina Lenin nel Bel Paese è stata iniettata ed è entrata in circolazione assai più dell’acido ialuronico e del botulino.
Fissati con lo spauracchio della capillare occupazione del Palazzo d’Inverno e della soviettizzazione a colpi di dollari dal Pcus, i borbottoni non si soffermeranno sugli aspetti positivi, che a me, mezzo sanpelinese, paiono manifesti: la presidente Nicoletta è, infatti, di Avezzano, quindi marsicana ed ispirata dal meraviglioso ed ubertoso Fucino, dove un tempo – ma spero tuttora – le gustosissime patate e le gigantesche multicolori barbabietole da foraggio e quelle candide e soavi da zucchero regalavano a noi braccianti ottimismo, buona lena, speranza, solidarietà umana e tolleranza.
Perciò, auguro alla famiglia del bosco un trattamento migliore da parte di una avezzanese, che spero sia ispirata non solo dalla tradizione leninista dei Corbi, ma soprattutto dal propizio daimon fucense e non disdegni la religione della libertà con contorno di cococciata, ceci e cicerchie, sagne e fagioli, maccheroni alla chitarra con ragù di pecora e la sublimità della pecora ajo cotturo.
Del resto, la saggezza dell’habitat contadino marsicano suggerì alla mia geniale nonna di San Pelino di assestarmi un giusto ceffone, quando cercai di manipolare dei gattini.
Adirata, mi disse: “Mai toccare i micetti, mai separarli dalla madre. Potresti farli morire”.
Voglio credere che una togata, conterranea di mia nonna, possieda la medesima sensibilità.
Comunque, mettendo le mani avanti, per non correre il rischio di sbagliare, essendomi forse troppo fidato della giudice avezzanese con trascorsi a falce e martello, lunedì prossimo voterò “Sì”, per mille ragioni, non ultima il sostegno affettuoso alla famiglia Trevallion.
Aggiornato il 18 marzo 2026 alle ore 11:08
