La persuasione dogmatica della sinistra europea più radicale, ridotta numericamente ma ancora presente e in qualche misura influente persino su parte della borghesia, insiste da sempre sul fatto che le ragioni di qualsiasi conflitto bellico debbano cercarsi inesorabilmente nei vantaggi economici che l’attaccante vorrebbe procurarsi a spese dell’attaccato.
Già in tema di eterogenesi dei fini va osservato che l’apertura di un conflitto parte sempre da obiettivi di varia natura, territoriali, di potere in senso stretto e persino religiosi, e genera una serie di conseguenze che vanno molto al di là delle mere questioni economiche. Ma l’aspetto più disatteso è un altro. Si tratta di una coppia di concetti ben noti a chi pratica l’elettronica ma validi anche in ambiti di diversa natura, come il marketing o la politica. Il primo è l’effetto fan-out che indica, proprio come l’eterogenesi dei fini, la perenne possibilità che un evento generi un ventaglio di effetti potenzialmente molto più ampio di quello che stava all’origine di un’azione. Il secondo, definito fan-in, sottolinea invece che un evento può essere l’effetto di una serie più o meno ampia di eventi che finiscono per convergere.
Un conflitto bellico può nascere non da una sola causa dominante ma dal convergere di più cause – che spesso chiamiamo correttamente con-cause. Se un Paese ha ricche risorse naturali che fanno gola ad un altro non per questo si potrà prevedere necessariamente una guerra di aggressione. Ma se il Paese ricco di risorse si rivela retto da un Governo sanguinario nei riguardi della sua stessa popolazione e, inoltre, sovvenziona attività terroristiche in varie aree del pianeta, saremo di fronte a tre con-cause che potranno indurre, come nel caso attuale dell’Iran, ad una risoluta azione militare.
In altre parole, il fatto che un’azione venga percepita come conveniente non implica che non possa essere contemporaneamente giusta. Si tratterebbe di un madornale non sequitur. Qualcuno sostiene, come ha fatto in questi giorni Marco Rizzo in televisione (applaudito, statene certi, da tutti coloro che credono sempre di sapere “cosa c’è sotto” i fatti della politica internazionale) che, se guardiamo sulla cartina i Paesi nei quali gli Usa hanno avviato conflitti negli ultimi anni, scopriremo che sono tutti Paesi ricchi di petrolio. Una correlazione apparentemente suggestiva ma che non tiene conto del fatto che questi Paesi sono anche tutti Paesi a regime totalitario, violento o minaccioso. Dunque, sposare una causa o l’altra è comunque arbitrario senza tenere conto dell’altra.
Del resto, proprio noi italiani dovremmo ricordare che la guerra degli anni Quaranta, iniziata da noi, è stata vinta con il determinante aiuto degli Usa finalizzato a eliminare una dittatura (con-causa numero uno) e sarebbe a dir poco sciocco pensare che l’abbiano fatto con il proposito (con-causa numero due) di includerci, col piano Marshall, nel loro sistema economico.
Aggiornato il 02 marzo 2026 alle ore 11:08
