Lo spazio per Vannacci non è a destra

Dire che lo strappo di Roberto Vannacci rappresenti un problema per la stabilità del Governo e per la tenuta elettorale della coalizione di centrodestra è una semplificazione alquanto banale. Le motivazioni risiedono in alcune variabili di ordine storico oltre che di mera geografia elettorale. Storicamente, chiunque abbia tentato di costruire qualcosa a destra della destra o in qualche modo si sia collocato fuori dal perimetro della coalizione non ha mai avuto fortuna. Nel 1976 ci provò Democrazia nazionale con un esodo biblico di parlamentari dal Movimento sociale. Scissione fallita miseramente dato che di quell’operazione si ricordano solo le macerie. Alcuni anni dopo stessa sorte toccò al Movimento sociale-Fiamma tricolore di Pino Rauti, a La Destra di Francesco Storace, a Futuro e libertà di Gianfranco Fini e al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Solo alcuni esempi che dimostrano come la teoria “dell’ago della bilancia” sia una magmatica sciocchezza buona per chi vuole atteggiarsi a furbetto che si pone sul margine della coalizione pronto a ricattare reputandosi determinante.

Alcuni pensano invece che Roberto Vannacci voglia fare la “cosa nera” insieme a CasaPound, Forza nuova e galassie varie, dimentichi del fatto che già Alessandra Mussolini, tra il 2004 e il 2006, provò invano a fare una roba simile con Alternativa sociale rimediando un enorme flop perché quelle galassie non si aggregano ma sono fatte da cani sciolti. Poi la nostra immoderata finì in Forza Italia, sigh! Ma allora il mercato per Vannacci esiste? Probabilmente sì ma non è a destra, non è conservatore, non è moderato ed è fuori dal centrodestra. Sì perché, passata la curiosità per il fenomeno Vannacci, ciò che resterà è una porta chiusa da parte del centrodestra che lo rimpiazzerà con l’unovirgola di Carlo Calenda. E allora cosa resta del tentativo velleitario di Vannacci? Resta solo una serie di tesi qualunquiste e nazionalpopolari buone per l’elettorato Pentastar. Un elettorato sempre alla ricerca del tribuno della plebe pronto a raccontare che è tutto sbagliato, è tutto da rifare, che i politici sono ignoranti e corrotti e che le soluzioni sono semplici. Fossimo quindi nei Cinquestelle, tremeremmo al solo pensiero di tutti quei beoti che, dopo le conchette lunari, crederanno al mondo al contrario di Vannacci e troveranno l’ennesimo guru pronto a canalizzare il loro livore.

Aggiornato il 09 febbraio 2026 alle ore 11:03