Difendere i conti pubblici dalle bandiere elettorali. Con il deficit italiano che resta ufficialmente al 3,1 per cento del Pil, l’Esecutivo dovrà votare l’ennesima legge di bilancio sotto procedura di infrazione europea. I dati Istat relativi al 2025 hanno azionato la doccia fredda per l’Italia. “Ne prendiamo atto, non senza rammarico”, ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per incassare l’uscita dalla procedura di infrazione nel 2027, il ministro punterà a una manovra che tranquillizzi i mercati finanziari. Giorgetti, dopotutto, ha tentato di rafforzare la sostenibilità del debito pubblico da inizio legislatura.
Quella del 2026 sarà una finanziaria complessa, a ridosso delle elezioni e in una cornice internazionale decisamente instabile. Gli azionisti di governo fremono: Matteo Salvini mette in chiaro che al suo Ministero servirebbero 8 miliardi cash a fine anno per pagare i lavori già fatti. “Serve uno scostamento di bilancio da miliardi”, ha affermato il vicepremier. Gli slanci del leader del Carroccio vengono fatti rientrare nei ranghi da Forza Italia e da diverse fonti parlamentari di Fratelli d’Italia che, a bassa voce, dicono di non puntare su uno scostamento. “Continuiamo a gestire con oculatezza i conti pubblici. Peraltro è quello che dice Giorgetti”, ha ricordato l’azzurro Raffaele Nevi. Per salvare capra e cavoli, poi, c’è sempre l’opzione di un’altra trattativa con l’Unione europea.
Il governo è certo di poter chiedere un contributo alle società energetiche, mentre le banche avrebbero già fatto “tutto il possibile per sostenere l’economia”, come sostiene il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. “Si può ragionare su un contributo straordinario delle compagnie energetiche”, ha riassunto Nevi. Servirebbe “il metodo Tajani già usato con le banche”. Sarà comunque difficile approvare una finanziare che possa “tagliare le tasse” e, allo stesso tempo, migliorare il rapporto deficit/Pil. Tra le fila di Forza Italia c’è anche chi spera di poter attingere agli avanzi del Pnrr (in Parlamento vengono spesso quantificati in “cinque miliardi”). Di certo quel 3,1 per cento ha creato malumori nella maggioranza. C’è chi fa notare che, da quando la destra è al governo, l’Istat non ha fatto che aggiornare le stime del Pil al rialzo. Tra i banchi della maggioranza c’è qualcuno che, addirittura, è convinto di scoprire “tra qualche tempo che l’Italia è già uscita dalla procedura di infrazione nel 2025”.
Antonio Tajani e il ministro Adolfo Urso non possono fare altro che mostrarsi ottimisti. “Quello 0,1 per cento è un’inezia. Siamo nella direzione giusta”, ha rassicurato il leader di Forza Italia. “Vengono confermate le previsioni per l’uscita dalla procedura d’infrazione già dal prossimo anno”, gli ha fatto eco il ministro dello Sviluppo economico. Con una linea politica ancora da definire Fratelli d’Italia ha affidato la sua posizione ufficiale in materia al responsabile Economia, Marco Osnato: “Chi insegue il pareggio contabile a ogni costo sacrifica crescita e lavoro. Noi abbiamo scelto di stare accanto alle famiglie, restando comunque dentro la rotta di rientro concordata”.
Aggiornato il 23 settembre 2026 alle ore 14:02
