Di fatto, questo triplete equivale a un prelievo del tutto sproporzionato, per giunta molto più alto su quelli di piccole dimensioni
Invece di decidere, ancora una volta il Governo rinvia. Il Consiglio dei ministri di ieri ha prorogato al 1 ottobre l’applicazione della tassa da due euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro, che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1 luglio. Resta confermato, invece, il balzello europeo da tre euro, che colpisce gli stessi colli. Quindi, se dovete fare acquisti online di modesta entità da paesi extraeuropei, sbrigatevi: dalla settimana prossima costerà di più e tra qualche mese le cose peggioreranno. A novembre, infine, potrebbe aggiungersi un terzo tributo, anch’esso di emanazione europea.
Le motivazioni sono diverse ma il risultato è lo stesso. Finora, le spedizioni di basso importo sono state assoggettate al regime dei minimi, cioè escluse dall’applicazione dei dazi, perché la gestione materiale della pratica da parte della dogana avrebbe comportato costi sproporzionati rispetto alle somme da riscuotere. Adesso, Bruxelles − con il supporto anche dell’Italia − ha scelto, invece, di imporre una sorta di “dazio forfettario” per contrastare la concorrenza estera (perlopiù cinese, in quanto il provvedimento mette nel mirino piattaforme come Temu e Shein). Quindi, tre euro dal 1 luglio. Pure Roma non ha voluto essere da meno: poiché, però, il potere di imporre dazi appartiene all’Unione e non può essere esercitato dagli Stati membri, il governo si è inventato una tassa finalizzata, sulla carta, a coprire i costi per la gestione doganale dei pacchi. Altri due euro a partire da ottobre. Infine, salvo cambi di rotta sempre auspicabili, a novembre dovrebbe entrare in vigore una tassa europea praticamente identica, anch’essa pensata per compensare i costi che le dogane dovranno sostenere per esigere i tre euro europei.
Di fatto, questo triplete equivale a un prelievo del tutto sproporzionato, attorno al 10 per cento sui pacchi di maggior valore (vicino ai 150 euro), ma molto più alto su quelli di piccole dimensioni. Su acquisti inferiori ai 10 euro, che sono molto frequenti, corrisponde a un’imposizione attorno al 100 per cento o persino più alta. Per questo le associazioni dei trasporti e della logistica sono sul piede di guerra: “L’handling fee da 2 euro provocherà il crollo di almeno il 50 per cento dei traffici merci e farà perdere 25 milioni di euro allo Stato”, ha denunciato Confetra. Come tutte le tasse, anche questa − al di là dei suoi obiettivi più o meno dichiarati − colpisce l’attività economica e distrugge opportunità di valore, sia per chi vende, sia per chi compra, sia per chi si trova in qualche stadio intermedio.
Probabilmente, la decisione del Governo è una risposta al pressing di Confetra. Il dazio europeo ormai è inevitabile: sarà un test su come le persone reagiranno a un tributo platealmente insensato. Ma siamo ancora in tempo per trovare la limitata copertura necessaria ad abolire permanentemente la gabella italiana. E Palazzo Chigi farebbe bene − come va di moda dire − a battere i pugni a Bruxelles per disinnescare l’ulteriore balzello di novembre. Speriamo, insomma, che il tempo renda evidente quanto sarebbe sbagliato e ingiusto moltiplicare gli oneri a carico di chi, spesso non potendosi permettere prodotti più cari, grazie alla tecnologia e alla globalizzazione può acquistare a pochi euro il tappetino per il bagno o una luce notturna per leggere.
(*) Tratto da Ibl
Aggiornato il 24 giugno 2026 alle ore 12:47
