Riequilibrare gli equilibri bancari europei. È forse questo l’intento di Intesa Sanpaolo, che ha appena lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Monte dei Paschi di Siena. Secondo le stime illustrate dall’istituto guidato da Carlo Messina, il nuovo polo bancario potrebbe raggiungere entro il 2029 un utile netto superiore a 16 miliardi di euro, rispetto agli oltre 11,5 miliardi previsti dall’attuale piano d’impresa 2026-2029 di Intesa. Diventerebbe il secondo più grande dell’Eurozona. Sul fronte della remunerazione degli azionisti, la distribuzione complessiva attesa per il periodo 2025-2029 salirebbe a circa 61 miliardi di euro, contro i 50 miliardi già programmati, ai quali si aggiungerebbe una distribuzione straordinaria in contanti pari a 2,7 miliardi di euro tra il 2026 e il 2027.
Nel corso della conference call con gli analisti, l’amministratore delegato Carlo Messina ha anche chiarito la posizione della banca riguardo alla partecipazione detenuta in Assicurazioni Generali: “Consideriamo la quota in Generali meramente come una partecipazione azionaria e niente di più”. Messina ha poi espresso fiducia sul consenso che l’operazione potrebbe raccogliere tra gli azionisti privati: “Tutti gli azionisti privati riconosceranno la bontà di questa operazione. Abbiamo buoni rapporti con Delfin e Caltagirone e sono certo che l’accoglieranno con favore”. Secondo il manager, anche gli investitori istituzionali di Mps avrebbero motivi per sostenere il progetto di integrazione. “Il premio e il pagamento in cash non hanno alcun rischio nell’esecuzione. In Intesa Sanpaolo troveranno un management molto forte e questo credo che ci porterà il favore degli azionisti”.
Riferendosi alle indiscrezioni che ipotizzano una possibile fusione alternativa tra Mps e Banco Bpm, Messina ha sottolineato le complessità dell’operazione: “Lei ha parlato di offerta io direi che si tratta di una lettera d’amore. È una proposta, la nostra è una offerta con una procedura ben precisa”. Il numero uno di Intesa Sanpaolo ha inoltre evidenziato gli aspetti regolamentari che potrebbero incidere su eventuali scenari alternativi: “La governance di Mps è molto complessa. Mps e Banco Bpm devono fare delle assemblee se vogliono fare una fusione. E su questo c’è anche una questione di golden power. Se Unicredit ai tempi è stata oggetto di attenzione credo che accadrebbe anche nel caso di Banco Bpm”. Messina ha quindi respinto le interpretazioni che leggono l’operazione come una risposta alle mosse dei concorrenti. “La nostra è una offerta reale sulla quale si stava lavorando da tempo”. Infine, il manager ha commentato l’iniziativa con cui Banco Bpm aveva manifestato il proprio interesse verso Mps: “Scrivendo quella lettera Banco Bpm ha cercato di anticipare la nostra operazione. Giuseppe Castagna è un caro amico, ma non condivido questo approccio che ha avuto”.
Aggiornato il 08 giugno 2026 alle ore 14:36
